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Storia di Pontelagoscuro


Il Catasto Carafa del 1779

Nel 1777 Papa Pio VI decise di far realizzare un catasto generale di tutto lo Stato Pontificio. Si decise però di escludere dal lavoro le Legazioni di Ferrara e Bologna e l'Agro Romano perché si trattava di zone prevalentemente paludose.

Nel 1779 il Cardinal Carafa, Legato di Ferrara, ordinava di effettuare l'estimo di tutti i terreni sottoposti alla Confederazione dei Lavorieri che era una istituzione nata nel 1752 con lo scopo di affidare ai diretti proprietari la gestione idraulica dei territori.
In pratica si trattava di raccogliere i dati utili per far pagare quelle tasse, sulle case e sui terreni, che ora sono dette della bonifica.

Le zone interessate al catasto erano il Polesine di Ferrara (la zona compresa fra Panaro, Po, Po di Goro, mare, Po di Volano e Po di Ferrara), il Polesine di San Giorgio (la zona compresa fra Po di Volano, mare, Reno e Po di Primaro) e la Transpadana veneta (i territori a nord del Po).
Era però esclusa la Bonificazione di San Giovanni Battista (o Grande bonificazione ferrarese) che comprendeva tutte le grandi valli d'acqua dolce dall'Argine del Brazzolo (ad est di Copparo) fino al mare.

Il terreno agrario fu diviso in cinque tipologie: abbragliato (seminativo con alberi o viti ed orti), campagnuolo (solo seminativo), prativo (per la fienagione), pascolivo e sabbionivo.
L'unità di misura utilizzata per i terreni fu la stara ferrarese che è pari a 0,108 ettari. Dati gli scopi del catasto, non furono inclusi i terreni vallivi salsi e quelli esenti dal pagamento della tassa di bonifica.

Si pagava in base alla superficie posseduta ed alla sua tipologia di utilizzo. L'importo poteva essere molto diverso a seconda che in quell'anno fossero necessari dei lavori importanti sulla rete dei canali di scolo o no. A titolo di esempio nel 1818 si pagava un baj per ogni stara di campagnolo o prativo, 8/10 di baj per ogni stara di abbragliato, 2/10 di baj per il pascolivo ed il sabbionivo e nulla per il vallivo [1]. Queste però sono cifre che coprivano solo l'ordinaria manutenzione ed in caso di lavori straordinari, potevano raddoppiare ed anche quadruplicare.

Fra carte, mappe ed elenchi furono riempiti oltre 2200 grandi fogli raccolti poi in 92 grossi volumi che furono tenuti dagli enti di bonifica.
Ora sono presso il Consorzio di Bonifica Primo Circondario Polesine di Ferrara ed il Consorzio di Bonifica Secondo Circondario Polesine di San Giorgio. Nel 2005, con il contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, il Catasto è stato digitalizzato su DVD-ROM e reso così disponibile ad un più ampio numero di studiosi.

Nel Catasto Carafa, Pontelagoscuro è chiamato Villa di Ponte S. Giambattista ed è compreso in quattro fogli dove, oltre al borgo, vengono trattati solo i terreni a sud ed alcuni ad ovest del borgo.
Vi sono poi altri quattro fogli che trattano i terreni lungo il Po ad ovest del Canale Nicolino [>>]. Gli altri sono trattati a parte sotto la dizione Resto della Villa del Ponte ma non li ho trovati nella cartella del DVD-ROM relativa a Pontelagoscuro e li inserirò prossimamente se riuscirò a reperirli.

I terreni ad est del borgo appartenevano invece al territorio di Francolino e di questi tratto quelli più vicini a Pontelagoscuro [>>]. Quelli a sud-ovest appartenevano a Mizzana e di questi tratto i due più vicini a Pontelagoscuro [>>].

Inoltre gran parte dell'area a sud del borgo e ad est del Canale Panfilio faceva parte di una enorme tenuta che nel Catasto Carafa è censita a parte ed è indicata come tenuta Parco già Bentivoglio d'Aragona ed ora del Marchese Commendatore Giovanni Braghini Nagliati.
Andava da Pontelagoscuro fino a Ferrara ed era comunemente nota col nome di Barco Bentivoglio. Vista la sua importanza le dedico una intera pagina [>>].

Il Catasto Carafa a Pontelagoscuro

Il territorio è diviso in quattro fogli (I, II, III e IV) e qui sotto c'è la mappa di riepilogo. Cliccando dove, passando col mouse, compare una manina si va ad una pagina di dettaglio del singolo foglio o del borgo.

Anche le case del borgo sono soggette alle tasse della bonifica e questo ci permette di conoscere nei dettagli come era Pontelagoscuro nel 1779, purtroppo però, per nostra sfortuna, le case che erano poste al di là dell'argine maestro erano escluse dalle tasse della bonifica (con grande gioia dei loro proprietari) e quindi non compaiono nella mappe, né i loro proprietari compaiono negli elenchi.
Il borgo è compreso nel foglio I, ma viene anche riportato in dettaglio in una sua pagina [>>].

Riepilogo delle mappe del Catasto Carafa relative alla villa di Pontelagoscuro

Altri terreni lungo il Po

Il territorio ad ovest del Canale Nicolino è delimitato a nord dal Po, ad ovest dalla Fossa Naranza e a sud ed a ovest dal Canale Nicolino ed è attraversato dallo Scolo Leoncino.

E' anch'esso diviso in quattro fogli (I, II, III e IV) e qui sotto c'è la mappa di riepilogo. Cliccando dove, passando col mouse, compare una manina si va ad una pagina di dettaglio del singolo foglio.

Questi quattro fogli sono organizzati in maniera diversa dai quattro dei terreni più vicini al borgo. Le varie particelle catastali non sono infatti numerate singolarmente ma riportano solo un numero che indica chi ne fosse il proprietario.
Molte particelle hanno quindi lo stesso numero e non è possibile conoscerne la superficie dato che viene indicata solo quella totale che ogni proprietario possedeva.

Molti di questi terreni erano sottoposti ad un contratto di livello. Si tratta di un tipo di contratto, risalente al medioevo, dove grandi proprietari laici o più spesso ecclesiastici concedevano in locazione i propri terreni.
Dato che la durata di questi contratti era di solito lunghissima (parecchi decenni), ai fini di studio di questa zona, si può considerare l'affittuario come il vero proprietario perché era lui che decideva tutto e si preoccupava di gestire e di migliorare i terreni mentre ai veri proprietari andava solo una rendita fondiaria prefissata.

Riepilogo delle mappe del Catasto Carafa relative agli altri terreni lungo il Po

La suddivisione delle proprietà e dei terreni

Anche chi non sapesse che Pontelagoscuro era un borgo che viveva sul commercio e non sull'agricoltura, lo potrebbe immaginare vedendo come erano suddivise le varie proprietà: infatti, se esaminiamo i quattro fogli che comprendono il borgo ed i terreni ad esso vicini, di fronte ad una ottantina di nomi di proprietari di case e magazzini nel borgo (e non sono nemmeno tutti perché manca chi aveva una casa al di là dell'argine maestro), abbiamo solo otto proprietari di terreni agricoli superiori ai dieci ettari di superficie, sei di terreni più piccoli e due proprietari di orti.

Gli otto appezzamenti più grandi erano di:

Per quanto riguarda l'uso del suolo la gran parte del terreno (oltre 213 ettari, compresi anche tre ettari ad orto) è classificata come abbragliato (seminativo con alberi o viti ed orti) ed inoltre ci sono anche dieci ettari di solo seminativo (nel catasto identificato come campagnuolo).
Vi sono anche vaste zone dedicate ai prati per il fieno (78 ettari) ed undici ettari per i pascoli. Infine ci sono sei ettari di zone vallive.

Quanto sopra riguarda i terreni compresi nei quattro fogli del Catasto della Villa di Ponte S. Giambattista.
Se guardiamo invece i terreni compresi nei quattro fogli degli altri terreni lungo il Po troviamo una situazione simile dove i proprietari sono pochi ed hanno, in genere, grandi tenute. I nomi che troviamo però sono quasi tutti di persone che non vivevano a Pontelagoscuro.
In questa zona solo i Braghini ed i Barca hanno delle tenute (abbastanza vicine al borgo) e c'è poi un Bruschi che gestisce un solo ettaro. Per altro tutti costoro non hanno in piena proprietà i terreni ma li hanno acquisiti tramite un contratto di livello.

Per quanto riguarda l'uso del suolo di questi terreni, la gran parte (oltre 300 ettari) è classificata come abbragliato (seminativo con alberi o viti ed orti) ed inoltre ci sono anche undici ettari e mezzo di solo seminativo (nel catasto identificato come campagnuolo).
Vi sono anche vaste zone dedicate ai prati per il fieno (70 ettari e mezzo) e 56 ettari per i pascoli. Infine ci sono dodici ettari e mezzo di zone vallive.

Infine abbiamo un caso particolare: si tratta del Barco Bentivoglio, una tenuta enorme che dava sicuramente molta ricchezza ai suoi proprietari ma che non era particolarmente importante nell'economia degli abitanti del borgo.

La sua superficie è circa di 580 ettari dei quali 250 sono classificati come abbragliato (seminativo con alberi o viti ed orti), 240 dedicati ai prati per il fieno, 75 per i pascoli mentre i rimanenti sono per le aree costruite ed i prati che le circondano.
La superficie del solo Barco Bentivoglio è superiore a quella totale di tutti i terreni compresi nei quattro fogli del Catasto della Villa di Ponte S. Giambattista.

Il Catasto Carafa verso Francolino

Il territorio di Francolino è diviso in dodici fogli. Di questi tratto solo i cinque più prossimi a Pontelagoscuro (I, II, VI, VII e X) e qui sotto c'è la mappa di riepilogo. Cliccando dove, passando col mouse, compare una manina si va ad una pagina di dettaglio del singolo foglio.

E' molto interessante che nel foglio di riepilogo compaia anche l'isola Bianca perché di notizie sulla nascita e sulla storia di quest'isola, che esiste tuttora, ne abbiamo ben poche. Purtroppo nessun dato sull'isola compare negli elenchi del Catasto Carafa perché l'isola non rientrava tra le zone soggette a tassazione.

Bisogna però tener presente che la carta di riepilogo è quella meno precisa fra le mappe del Catasto Carafa dovendo appunto servire solo da riepilogo e che in questa ho riscontrato degli errori in quanto il nome dei primi due froldi [2] lungo il Po (Crispi e Cavallari) risulta invertito rispetto a come è indicato nelle mappe di dettaglio.

Da un controllo sulla lista dei massimi livelli riscontrati nei vari froldi e coronelle [3] durante la piena del 15 giugno 1693 [4] si vede che il dato giusto è quello riportato nei fogli di dettaglio e che l'errore è nel foglio di riepilogo.

Riepilogo delle mappe del Catasto Carafa relative alla villa di Francolino

Il Catasto Carafa verso Mizzana

Del territorio di Mizzana tratto solo i due fogli più prossimi a Pontelagoscuro (I e II) e qui sotto c'è la mappa di riepilogo. Cliccando dove, passando col mouse, compare una manina si va ad una pagina di dettaglio del singolo foglio.

E' in questa zona che sorgeva la chiesa parrocchiale di San Michele situata in un luogo detto Perle, vicino a Confortino, dalla quale, per molti secoli, dipese Pontelagoscuro finché, nel 1492, la chiesa fu demolita per poter ingrandire il grande parco dei Duchi d'Este e Pontelagoscuro fu aggregata alla Parrocchia di Santa Maria Maddalena al di là del Po.

Riepilogo delle mappe del Catasto Carafa relative alla villa di Mizzana

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[1] - Postiglione del Ponte Lagoscuro - Numero 48 del 17 giugno 1818.   <<

[2] - Un froldo è un argine a contatto diretto con l'acqua del fiume senza che vi sia interposta una golena.   <<

[3] - Una coronella è un argine a forma di semicerchio posto a valle di un argine da rinforzare.   <<

[4] - Eustachio Manfredi - Risposta alle ragioni dei Signori Ceva e Moscatelli - in Raccolta di autori che trattano del moto delle acque - Tomo quinto - Stamperia di Sua Altezza Reale - Firenze, 1768.   <<


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