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2 aprile - Vittorio Emanuele inaugura il Parlamento
dell'Italia settentrionale e centrale. [2]
4 aprile - Scoppia a Palermo la rivoluzione detta della
Gancia dal nome del convento dove iniziò. [2] 6 aprile - Fanti, Ministro della guerra non amico di Garibaldi, scrive al generale Ribotti, che aveva partecipato alla rivolta siciliana dal 1848 tentando anche lo sbarco in Calabria, per una possibile spedizione in appoggio alla rivoluzione in Sicilia. Il Ribotti declina la proposta. [9]
7 aprile - Bixio e Crispi si recano a Torino da Garibaldi per pregarlo di mettersi a capo di una spedizione e di condurla in Sicilia. [2] 8 aprile - Il vapore Saetta porta a Napoli la notizia che le bande d'insorti sono disperse. [5] 9 aprile - Giunge a Napoli la fregata Tancredi, ufficialmente tutto è calmo ma i marinai raccontano in giro che a Palermo e dintorni c'è calma di giorno ma sparatorie di notte. [5]
10 aprile - Rosolino Pilo sbarca a Messina, era partito il 26 marzo. [2]
14 aprile - A Palermo vengono fucilati 13 insorti. [5]
15 aprile - Vittorio Emanuele scrive al Re di Napoli dicendo che l'Italia poteva essere divisa in due stati potenti e consigliandolo di abbandonare la via finora tenuta altrimenti poteva essere costretto ad essere strumento della rovina di lui. Nello stesso giorno Garibaldi si insedia a Villa Spinola, vicino a Genova, e ne fa il suo quartier generale. [2]
18 aprile - Gli insorti si trincerano davanti al paese di Carini ma vengono attaccati e si devono ritirare. Il paese viene saccheggiato. Un capitano borbonico che vuole opporsi al saccheggio viene ucciso dai suoi soldati. [5] 24 aprile - Cavour manda il colonnello Frapolli da Garibaldi per indurlo ad abbandonare ogni disegno. [2]
27 aprile - A Garibaldi giunge un telegramma da Fabrizi da Malta che gli annuncia il fallimento della rivolta siciliana e dice Completo insuccesso nelle provincie e in Palermo; molti profughi raccolti dalle navi inglesi giunti in Malta. [2]
30 aprile - Garibaldi, a Villa Spinola, annuncia a Bertani, Bixio, Crispi e altri la sua decisione di partire per la Sicilia al più presto possibile. [2]
1 maggio - Cavour pensando che Garibaldi avesse rinunciato alla spedizione, tanto più che nei giorni precedenti aveva fissato un posto in un vapore per la Sardegna in partenza il 2 maggio, lascia Torino per raggiungere il re a Bologna, Garibaldi invece sta preparando la spedizione in Sicilia. [2] 2 maggio - Garibaldi ordina ad Andrea Sgarallino, che era con lui a Quarto, di andare a Livorno per imbarcare i livornesi già arruolati sulla tartana Adelina del capitano Francesco Lavarello e di recarsi ad aspettarlo nel Canale di Piombino. 3 maggio - La voce della partenza di Garibaldi si sparge fra un certo numero di sostenitori ed ex-Cacciatori delle Alpi. [1] 4 maggio - Da Parma partono in 17, fra i quali Cesare Abba. E' stata raccomandata la massima segretezza. [1] 5 maggio - I Mille partono da Quarto su due piroscafi, il Piemonte e il Lombardo della società Rubattino. Garibaldi si imbarca sul Piemonte. [1] 6 maggio - I piroscafi sono in navigazione. Dal Lombardo cade un uomo in mare che si riesce a ricuperare. [1] 7 maggio - All'alba il Piemonte ed il Lombardo avvistano la tartana Adelina che li attendeva da due giorni nel Canale di Piombino e che li segue a Talamone e che, su disposizione di Garibaldi, attracca ad oriente di Talamone verso Fonte Blanda. 8 maggio - I volontari sono ancora a Talamone. Vengono formate otto compagnie. 9 maggio - Ci si ferma a Santo Stefano per fare carbone. Si volevano imbarcare anche vari bersaglieri ma Garibaldi aveva promesso di non prendere con sé soldati regolari e li fa respingere ma tre riescono ad imbarcarsi di nascosto sul Lombardo. [2] 10 maggio - La spedizione riparte alle quattro di mattina da Santo Stefano. Garibaldi, a bordo del Piemonte, parlando col comandante Castiglia, Türr e altri ipotizza lo sbarco a Porto Palo. 11 maggio - Durante la notte il Piemonte, che è più veloce, stacca il Lombardo ma poi lo aspetta ed i piroscafi si ricongiungono. [1] 12 maggio - Una sessantina di siciliani comandati dai fratelli Sant'Anna e dal barone Mocarta si uniscono ai garibaldini. [2] 13 maggio - A Salemi Garibaldi assume la Dittatura in nome d'Italia e Vittorio Emanuele. [1] 14 maggio - Zambianchi, con i garibaldini che partecipano alla diversione, arriva a Pitigliano dove ci si ferma nuovamente e dove si arruolano alcuni volontari. 15 maggio - Battaglia di Calatafimi. Dopo un lungo combattimento i borbonici si ritirano. [1] 16 maggio - L'Opinion National di Parigi apre una sottoscrizione a favore dei difensori dell'indipendenza italiana. [9]
17 maggio - Alle undici di mattina i volontari entrano in Alcamo. [1] 18 maggio - I volontari sono tra Partinico e Burgeto. [1] 19 maggio - I volontari, in marcia in Sicilia, giungono al Passo di Renna. [1] 20 maggio - In Sicilia i volontari giungono al villaggio di Pioppo. [1] 21 maggio - In uno scontro con i borbonici verso Monreale, sui colli di San Martino, muore Rosolino Pilo colpito al capo. [1] 22 maggio - I garibaldini si fermano nel villaggio di Parco. I borbonici perdono il contatto con il nemico. [1] 23 maggio - I borbonici si avvicinano ed i garibaldini salgono sul monte sopra Parco. Ci sono alcune scaramucce. [1]
24 maggio - Una colonna di borbonici, uscita da Monreale, attacca i garibaldini che si spostano a Piana dei Greci. [1]
25 maggio - I garibaldini si ritirano ma spostandosi verso Palermo. [1] 26 maggio - I garibaldini scendono dai monti vicini a Palermo ed attendono la notte per attaccare il giorno successivo. [1] 27 maggio - All'alba viene attaccata Palermo. I garibaldini entrano in città da Porta Termini. I borbonici hanno il controllo della parte alta della città e del Castello. [1] 28 maggio - I borbonici continuano il bombardamento della città, già iniziato il giorno precedente. [1] 29 maggio - Continua il bombardamento di Palermo, ormai tutta insorta, con gravi danni. Si teme l'arrivo di truppe Bavaresi di rinforzo per i borbonici. [1] 30 maggio - A mezzogiorno entra in vigore un armistizio di 24 ore ed i combattimenti cessano. A sera entrano a Palermo le truppe borboniche comandate dal colonnello Bosco che inseguivano i garibaldini da Corleone. [1] 31 maggio - A Palermo l'armistizio viene prorogato fino all'alba del 3 giugno. [1]
1 giugno - Continua il saccheggio di Catania da parte delle truppe borboniche. 2 giugno - A Palermo vari, fra i Bavaresi del colonnello Bosco passano dalla parte dei garibaldini. 3 giugno - I borbonici capitolano in cambio del permesso di lasciare la città. Palermo è in mano ai garibaldini. [1] 4 giugno - A Napoli viene ordinato di preparare grandi quantità di viveri ma, all'una di notte, viene dato un contrordine. [5]
5 giugno - Un vapore inglese porta a Napoli la notizia che la capitolazione di Palermo è decisa. Si sparge anche la voce del saccheggio di Catania operato dalle truppe regie (il 31 maggio ed il 1 giugno) che poi si sarebbero ritirate. [5] 6 giugno - Gli inglesi, che hanno nel porto una squadra con anche la nave ammiraglia Hannibal, sono quelli che cercano i maggiori contatti con i garibaldini esprimendo la loro ammirazione tant'è che la cosa sembra sospetta a Cesare Abba. [1] 8 giugno - Viene creata una divisione, che seguendo la numerazione piemontese, viene chiamata la 15 9 giugno - I borbonici si imbarcano ed abbandonano Palermo. [1] 10 giugno - Partono da Sestri 2500 volontari sull'Helvezia e sull'Oregon al comando di Medici. Sono diretti a Cagliari dove hanno appuntamento con i 900 partiti due giorni prima al comando di Corte. Dapprima sembrava che la spedizione Medici dovesse invadere l'Umbria sbarcando a Montalto ma si decise che si sarebbe diretta in Sicilia non volendo scontrarsi col Ministero che non voleva l'invasione dei domini papali. [9] 11 giugno - Le due navi della Spedizione Medici partite dalla Liguria costeggiano la Corsica ma, quando si è in vista dello stretto di San Bonifacio, si trova un mare molto agitato che fa star male molti dei volontari, tanti dei quali non avevano mai visto il mare prima di allora. [10]
12 giugno - Al mattino le due navi della Spedizione Medici partite dalla Liguria entrano nel porto di Cagliari. Cade un uomo in mare ma viene prontamente soccorso da un garibaldino che è un bravo nuotatore. I volontari vorrebbe scendere ma invece devono rimanere a bordo. In precedenza era stato distribuito a tutti il berretto con il distintivo ma ora vengono formati i reggimenti e distribuite le divise che consistono in una giubba grigia con una listerella rossa lungo il petto e con i bottoni argentati, dei calzoni di tela greggia con le uose, pure di tela ed un berretto di panno blu scuro, contornato di una striscia di panno rosso e con davanti uno stemma di ottone argentato rappresentante una una trombetta. [10]
13 giugno - Un decreto di Garibaldi abolisce il titolo di eccellenza e vieta il baciamano fra uomo ed uomo. [5] 15 giugno - L'Utile ed Charles Georgy con a bordo 900 volontari sono catturati dai Borboni e portati a Gaeta. [9] 16 giugno - L'Archimede della regia marina porta a Napoli da Gaeta i comandanti del vapore sardo L'Utile e del clipper americano Charles-Jane [sic] di Baltimora catturati dalla fregata regia Fulminante mentre trasportavano rispettivamente cento ed ottocento volontari garibaldini diretti a Palermo. La cosa provoca le proteste dei rappresentanti sardo ed americano ed il governo borbonico si offre di restituire le navi. [5] 17 giugno - Abba racconta che, nei giorni precedenti erano giunti a Palermo, provenendo dall'isola di Favignana, sei o sette dei volontari della spedizione di Pisacane, scampati all'eccidio di Sapri e colà detenuti. [1] 18 giugno - Un gruppo di volontari si prepara a partire per l'interno dell'isola, guidato da Türr, Garibaldi resta a Palermo. [1] 19 giugno - Arriva a Partinico la brigata Medici in pieno assetto di guerra. [8] 20 giugno - la brigata Türr, forte di poco più di cinquecento uomini, s'incammina per l'interno. [8] 21 giugno - Giunge a Palermo Medici con i volontari della sua spedizione. Con lui ci sono quaranta ufficiali, coll'uniforme dell'esercito piemontese. [1] 22 giugno - I garibaldini, guidati da Türr, giungono a Missilmeri. Türr però sta male per i postumi di una ferita. [1]
24 giugno - A Villafrati viene arrestato Santo Mele, accusato d'essere un brigante, che era già stato fatto prigioniero al Passo di Renna e che era riuscito a fuggire. [1]
25 giugno - Il Re di Napoli concede la Costituzione e cambia la bandiera scegliendo i tre colori nazionali con al centro lo stemma dei Borboni. [5] 26 giugno - Il battaglione Bassini si distacca dagli uomini di Türr per andare a Prizzi dove ci sono stati dei disordini con saccheggi e violenze da parte di alcuni degli abitanti. [1] 27 giugno - Il colonnello Eber prende il comando degli uomini di Türr, troppo malato per continuare. [1] 28 giugno - Gli uomini di Bassini si ricongiungono ai compagni. I volontari arrivano a Roccapalumba dove vengono accolti con grandi festeggiamenti. [1]
29 giugno - La Brigata Medici riparte da Bagheria alle tre di notte per arrivare fino a Termini Imerese. [10]
30 giugno - I garibaldini nell'interno dell'isola vengono raggiunti da altri che portano la notizia che, a Palermo, ogni giorno arrivano nuovi volontari provenienti dai porti della Liguria e della Toscana. [1]
1 luglio - Gli uomini del maggiore Bassini si devono di nuovo distaccare dalla colonna di Eber per andare a mettere ordine nel villaggio di Resuttano. [1] 2 luglio - La colonna di Eber giunge a Caltanissetta che, lungi dal resistere come si temeva, accoglie i garibaldini con un arco trionfale. [1] 3 luglio - Gli uomini di Bassini tornano da Resuttano dove, a differenza di Prizzi, hanno trovato la popolazione ostile. Hanno arrestato undici persone ree di violenze. [1] 4 luglio - Il Veloce che era di stanza a Messina scorta a Milazzo il Brasile che porta dei rinforzi ai borbonici. [5] 5 luglio - Il Veloce prosegue per Palermo dove inaspettatamente passa dalla parte di Garibaldi. [5] 6 luglio - Fra i volontari giunti da poco vengono scelti quelli che, per le loro conoscenze o la loro professione, erano in grado di far parte di reparti particolari quali Il Genio, l'Artiglieria, etc. [7] 7 luglio - Giungono a Palermo altri volontari con una ulteriore spedizione organizzata da Medici. [7] 8 luglio - Tutti i reparti, compresi i battaglioni di Picciotti siciliani, sono passati in rivista in una ampio campo situato sotto il monte Pellegrino. Sono tutti con la camicia rossa tranne i Carabinieri genovesi che avevano il corpetto blu ed i volontari giunti da poco che erano ancora in borghese e senza armi. [7] 9 luglio - Parte da Genova, al comando del maggiore Vacchieri, una spedizione con i volontari, compresi quelli lodigiani, che non erano potuti salire sull'Washington. Per la fretta ci si imbarca su di una vecchia carboniera, il Saumont, senza nemmeno ripulirla. [3] 10 luglio - Gli uomini della colonna di Eber giungono a Castrogiovanni senza incontrare resistenza. [1] 11 luglio - Il Veloce prende il largo per catturare L'Elettrico che doveva arrivare da Taranto, cattura invece il Duca di Calabria e l'Elba. [5]
12 luglio - Medici passa in rivista la sua Brigata manifestando la propria soddisfazione per l'ordine perfetto e per la buona disciplina delle milizie. Intanto da Milazzo e da Messina giungono numerosi cittadini e vari disertori borbonici che si aggregano all'esercito garibaldino ed arrivano anche parecchi profughi calabresi. [10]
13 luglio - I garibaldini di Medici si accampano alla fiumara di Merì mentre, per la prima volta da quando sono in Sicilia, cade una gran pioggia. Sono arrivati molti disertori da Milazzo portando la voce che la guarnigione di Milazzo sia stata rinforzata. In effetti il Colonnello Bosco con 3000 uomini è uscito da Messina ed ha occupato Archi ed alcuni luoghi fuori Milazzo ma senza andare oltre ed anche lui attende ordini. [10]
14 luglio - Sbarca a Palermo la spedizione al comando del maggiore Vacchieri comprendente anche i volontari lodigiani. Vengono inquadrati nella Brigata comandata dal generale Cosenz. [3] 15 luglio - La brigata Eber entra a Catania. I borbonici che hanno soldati a Siracusa e ad Agosta non si sono mossi. [1] 17 luglio - A Napoli i primi reparti della Guardia Nazionale appena formata sfilano per la città bene accolti. Sono in abiti civili con una nappa tricolore. [5] 18 luglio - Garibaldi si imbarca, assieme a circa 1500 volontari fra i quali anche quelli di Lodi, sulla City of Aberdeen. Ad ora di colazione annunzia l'intenzione di tentare uno sbarco in Calabria ma a mezzanotte sbarca, con i volontari a Patti. [4] 19 luglio - Garibaldi porta i volontari che ha con sé a Barcellona Pozzo di Gotto e spiega che il giorno precedente i garibaldini che si erano diretti verso Milazzo erano stati attaccati dai borbonici a Merì e quindi voleva farla finita col Forte di Milazzo, senza prendere il quale lo sbarco era pericoloso. [4] 20 luglio - Battaglia di Milazzo. L'avanguardia è composta in gran parte dai volontari lodigiani arrivati da pochi giorni. I borbonici hanno due cannoni sulla strada che unisce le due marine. La batteria viene aggirata e messa in fuga, un cannone è catturato. Garibaldi viene circondato da cavalieri borbonici ma Missori corre in suo aiuto. I garibaldini entrano a Milazzo e viene proclamato il cessate il fuoco. [4] 21 luglio - Garibaldi detta i patti della resa del Forte di Milazzo: le truppe usciranno disarmate, agli ufficiali la sciabola, solo il generale Bosco, per aver mancato alla parola data a Palermo, uscirà a piedi e disarmato. [4] 22 luglio - Arriva a Palermo il Torino con la spedizione Sacchi. I volontari sono organizzati un Brigata di quattro Battaglioni. Il primo battaglione è comandato da Winkler, il secondo da Isnardi, il terzo da Chiassi, il quarto da Pellegrini; per capo di Stato Maggiore il Capitano Amos Occari. Si attende l'altro bastimento che porta le armi. [6]
23 luglio - Alla sera un ammiraglio napoletano viene a parlamentare con Garibaldi per proporre la resa del forte. [10]
24 luglio - Parte da Catania la Compagnia straniera di Volf, comandata dal capitano Giulio Adamoli. Vanno verso Taormina a vedere se da Messina si sono mossi i borbonici, prima che parta l'intera brigata. [1] 25 luglio - Viene sgomberata completamente la fortezza di Milazzo che entra in possesso dei garibaldini mentre i borbonici si ritirano a Messina ma molti di essi disertano e si uniscono ai garibaldini. Alla sera le truppe di Medici lasciano Milazzo avanzando in direzione di Messina e bivaccano a Spadafora. [10]
26 luglio - Arriva a Palermo Pellegrini con 400 uomini circa e prende il comando del suo battaglione. [6] 27 luglio - Giunge a Catania anche Nino Bixio con i suoi uomini. [1] 28 luglio - I garibaldini presenti a Catania partono in direzione di Messina. [1] 29 luglio - Nella notte del 30 cinque Compagnie della Brigata Sacchi partono per Messina. Pellegrini rimane a Palermo con gli altri componenti della spedizione. [6] 30 luglio - Parte da Genova la seconda spedizione di volontari lodigiani. [3] 31 luglio - E' in fase di organizzazione una nuova diversione negli Stati Pontifici affidata al colonnello Pianciani. La spedizione era divisa in sei brigate di linea per un totale di 8940 uomini. Era previsto di invadere l'Umbria e le Marche per via di terra e per mare contemporaneamente. Le prime quattro brigate partendo da Genova e La Spezia dovevano sbarcare a Montalto e marciare su Orvieto. La 5
1 agosto - Per il compleanno della regina madre (che è sospettata d'essere il mandante dei fatti del 15 luglio), le navi, comprese le straniere, sparano varie salve. Si nota che le navi inglesi non vengono imbandierate. [5]
5 agosto - Partono da Lodi altri 31 volontari. [3]
6 agosto - Bertani decide di andare in Sicilia per conferire con Garibaldi. Il suo posto di Capo Comitato viene preso da Mauro Macchi e G.Brambilla. Bertani lascia un messaggio per Pianciani dove dice che i volontari sarebbero stati tutti riuniti a Golfo Aranci e che Piaciani, che sarebbe stato l'ultimo ad arrivare con lo Stato Maggiore, avrebbe dovuto attendere fino a lunedì il Bertani stesso o sue istruzioni. [9]
7 agosto - Parte da Genova la terza spedizione di volontari lodigiani. [3] 8 agosto - Venti barche partono da Torre del Faro con a bordo anche Garibaldi e sbarcano circa trecento volontari vicino al Forte di Torre Cavallo in Calabria. Garibaldi, rimasto con due barche in mezzo allo stretto, accertatosi che lo sbarco era riuscito torna indietro. [1] 9 agosto - Un dispaccio telegrafico giunto dalla Calabria annuncia che il paese è percorso da bande armate che rompono i fili ed i sostegni del telegrafo. Vengono segnalati tentativi di sbarco a Cannitello, a Reggio, a Bianchi e a Bovalino. [5] 11 agosto - Parte da Genova la Brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini. [9]
12 agosto - Il Dittatore si assenta dal Faro improvvisamente; egli assisteva e dirigeva giornalmente i lavori di difesa di quella spiaggia ed i preparativi per il passaggio dello stretto. [6] 13 agosto - Solo oggi arriva al comitato di Genova la lettera spedita da Garibaldi il 30 di luglio. Macchi, assieme a Vinciguerra che l'aveva portata, la legge a Pianciani che, nel pomeriggio del 13, parte, assieme al suo Stato maggiore sul Bizantine per raggiungere le brigate Genova, Parma, Milano e Bologna. 14 agosto - Il Veloce, che nel 1848 era una nave da guerra della Rivoluzione siciliana e che ora era passato dalla parte dei garibaldini e ribattezzato col nome di Tüköry si spinge fino a Castellammare e tenta di impadronirsi del Monarca ma viene dato l'allarme ed il colpo non riesce. [1] 15 agosto - A Napoli viene espulso il Conte d'Aquila che voleva fosse licenziato il primo ministro ritenuto filogaribaldino e chiedeva un maggior impegno contro Garibaldi, il primo ministro invece lo accusa di aspirare alla reggenza del regno, ufficialmente viene inviato in Inghilterra per una missione diplomatica. 16 agosto - Il Generale Cosenz all'alba riesce a gettarsi sul continente, proprio sotto il forte Scilla, con circa mille uomini. 17 agosto - A Napoli scoppia un allarme ed un reggimento corre a Santa Lucia. Si spargono un mucchio di voci e poi si sa che il tutto nasce dal fatto che alcuni bersaglieri imbarcati su di una nave sarda era andati a fare un giro in barca e qualcuno li aveva presi per truppe da sbarco. 18 agosto - A Napoli mancano notizie perché a sud di Salerno il telegrafo è interrotto. Le ultime le ha portate la Moutte arrivata mercoledì che ha detto che Garibaldi il 13 si è imbarcato sull'Elvezia ribattezzato Washington. Durante il viaggio ha incontrato il vapore sardo Mozambano che andava da Genova a Palermo. Non si sa se sia tornato indietro con questo. 19 agosto - Manifestazione a Foggia, le truppe del XIII mandate a sedarla invece la assecondano. 20 agosto - Bixio è in Calabria. [1] 21 agosto - Scontro fra garibaldini appoggiati dai calabresi ed i borbonici a Villa San Giovanni. [3] 22 agosto - Sul Franklin e sull'Washington si imbarca il 1° Reggimento e lo Stato Maggiore della Brigata Sacchi; sull'Aberdeen s'imbarca il 2° Reggimento della Brigata Sacchi, un Battaglione bersaglieri della Divisione Cosenz ed una Compagnia d'artiglieria. [6]
23 agosto - Garibaldi attacca circa 15000 borbonici che sono scaglionati tra i forti di Altafiumara, Torre di Cavallo, Scilla e Punta Pizzo. Le brigate Melendez e Briganti si arrendono, anche Forte Pizzo si arrende. [5] 24 agosto - I volontari di Cosenz sbarcano a Bagnara sotto il fuoco dei borbonici del generale Briganti. Muore il colonnello garibaldino La Flotte. [1] 25 agosto - Il generale borbonico Briganti viene ucciso da soldati del quindicesimo reggimento napoletano. [1] 26 agosto - La Brigata Sacchi, assieme ad un battaglione della Divisione Cosenz e gli insorti Calabresi, supera Rosarno e giunge al bosco di Ponopoli. [6] 27 agosto - Un drappello di giovani parte da Eboli per sollevare il Cilento. [5] 28 agosto - Napoli viene dichiarata città neutrale e la Guardia Reale la abbandona. [5] 29 agosto - Marcia forzata della Brigata Sacchi fino a Tiriolo per raggiungere le forze del Generale borbonico Ghio che si ritira senza sfruttare la posizione favorevole. [6] 30 agosto - Il Carmel, vapore postale francese carica a Messina un centinaio di garibaldini, quasi tutti feriti o malati, ed anche Cesare Abba. [1] 31 agosto - Il Carmel è a Napoli. [1]
1 settembre - Un Caporale della Brigata Sacchi viene fucilato in quanto reo del furto di diciotto ducati e di maltrattamenti a carico di una vecchia del paese. Alla sera la Brigata raggiunge Cosenza. [6] 2 settembre - Il re convoca una riunione militare per decidere se è possibile resistere a Garibaldi. Il generale Bosco dichiara che la colpa della situazione è di certi gran signori che avevano attaccato il fucile al muro e stavano tutto il giorno a tavola. Il principe Ischitella si arrabbia, c'è una gran scenata ed il giorno dopo il principe manda al re le sue dimissioni. 3 settembre - La Brigata Sacchi arriva a Tarsia. [6] 4 settembre - Da Salerno si comunica che Garibaldi è ad Auletta, che la brigata Cladarelli si è unita a Garibaldi e che a Sapri sono sbarcati 4000 uomini comandati da Türr. Si chiedono rinforzi. [5] 5 settembre - Si apprende che Garibaldi è sbarcato di notte fra Vietri ed Amalfi ed ora è a Salerno seguito dalle divisioni Cosenz e Türr e da bande di insorti. 6 settembre - Garibaldi entra a Napoli. [5] 7 settembre - la Brigata Sacchi supera il fiume Mercuro e arriva a Lauria. [6] 8 settembre - Il Reggimento che comprende i volontari lodigiani, dopo essere stato trasportato a Nicotera dal vapore Il Veloce insegue i borbonici fino a Paola. [3] 9 settembre - La Brigata Sacchi giunge a Lagonegro dopo una marcia sotto un furioso e lungo temporale. Qui si ricongiunge con le Compagnie del Maggiore Chiassi. Un convoglio di muli, cavalli e carri prosegue per via di terra verso Napoli. [6] 10 settembre - La Brigata Sacchi giunge a Sapri ed inizia l'imbarco su due piccoli vapori ed un brigantino. [6] 11 settembre - Vengono pubblicati vari decreti di Garibaldi, tra le altre cose viene abolito il gioco del lotto. [5] 12 settembre - Tutti i beni della casa reale borbonica vengono dichiarati beni nazionali. [5] 13 settembre - Sacchi col 1° Reggimento della sua Brigata viene chiamato a Caserta dove c'è Garibaldi con la con la Brigata Milbitz della Divisione Cosenz giunta via mare da Pizzo. Fino a Sapri arrivarono solo la Brigata Sacchi, il Battaglione Albuzzi della Divisione Cosenz e la Brigata Assanti. [6]
14 settembre - I borbonici escono da Capua ma, dopo alcuni scontri, rientrano nella cittadella. [1] 15 settembre - Scontri fra i borbonici ed i bersaglieri della brigata Eber e i cacciatori del battaglione Carrano davanti alle mura di Capua. [5] 16 settembre - Garibaldi parte per la Sicilia. [1] 17 settembre - Garibaldi è partito per la Sicilia. Il Generale Türr ordina una ampia ricognizione sul Volturno verso Capua. Alla Brigata Sacchi è affidata la ricognizione dalla Scafa Formicola a quella di Caiazzo. [6] 18 settembre - Il 2° Reggimento della Brigata Sacchi parte per S. Leucio. Gli ordini, per il giorno successivo, sono di occupare il terreno davanti alla Scafa Formicola e quella di Caiazzo per dar agio al Maggiore Cattabene di attaccare Caiazzo. La Brigata Eber della Divisione Türr partendo da S. Maria doveva giungere alla Scafa di Formicola. [6] 19 settembre - Il paese di Caiazzo, al di là del Volturno, viene abbandonato dai borbonici e lo occupano duecento garibaldini del Battaglione Bolognesi, capitanati dal Maggiore Cattabene. [3] 20 settembre - I garibaldini, guidati da Garibaldi, attaccano Capua e si dice che il motivo sia dar modo ad altri garibaldini di occupare Caiazzo al di là del Volturno. [1] 21 settembre - Settemila borbonici con la cavalleria e dodici pezzi d'artiglieria attaccano Caiazzo difesa da ottocento garibaldini senza artiglieria e cavalleria e con poche munizioni. 26 settembre - Viene annunziata l'avanzata di ingenti forze borboniche. Vengono abbandonati gli avamposti ed avvisato il Generale Medici che si trovava a Caserta. Prima ancora che arrivino i rinforzi questo si rivela un falso allarme e tutte le posizioni abbandonate vengono rioccupate. [6]
29 settembre - La Brigata Sacchi, che ha incorporato la Brigata Puppi decimata dai combattimenti del 19 e del 21, passa a far parte della Divisione Türr. [6] 30 settembre - Alcuni borbonici cercano di passare il Volturno alla scafa di Triflisco ma vengono respinti. [1]
1 ottobre - Battaglia del Volturno. La divisione Türr, inizialmente tenuta di riserva, interviene a metà giornata su richiesta di Bixio. Verso sera la battaglia è vinta. [1] 2 ottobre - Le truppe borboniche del generale Perrone tentano un colpo a Caserta e si scontrano con i garibaldini coadiuvati dai bersaglieri piemontesi. [8]
4 ottobre - I volontari di Medici partono da Sant'Angelo per partecipare all'assedio di Capua. [10]
9 ottobre - Il Generale Türr, al quale si sono riaperte le ferite, lascia il comando della sua Divisione a Gaetano Sacchi. [6]
13 ottobre - Un battaglione di garibaldini, comandati da Nullo, partono per il Sannio. [1]
15 ottobre - I borbonici escono da Capua ma si trovano di fronte, oltre ai garibaldini, anche i bersaglieri e la fanteria regolare di Vittorio Emanuele. [1] 16 ottobre - Garibaldi passa in rivista la Divisione Türr. [8]
20 ottobre - La colonna di Nullo torna indietro dopo aver subito gravi perdite. Sono stati attaccati da soldati e da popolani al grido di Viva Francesco secondo e Viva Maria. [1] 21 ottobre - Sull'altipiano del Macerone, presso Isernia, avviene il primo scontro tra l'Esercito regolare piemontese ed i borbonici. 25 ottobre - Varie Brigate e la Legione inglese guidate da Rüstow, che sostituiva Türr impegnato a Napoli, varcano il Volturno presso Formicola. Il cavallo di Bixio mentre trotta veloce in un viottolo scivola e Nino Bixio si rompe una gamba. [8] 26 ottobre - A Teano Garibaldi incontra Vittorio Emanuele e lo accoglie con le parole: Salute al re d'Italia! [1]
27 ottobre - Vittorio Emanuele raggiunge le truppe garibaldine a Sant'Angelo e non essendo presente Garibaldi, viene ricevuto da Medici. [10]
29 ottobre - La Brigata Guardie dell'esercito di Vittorio Emanuele rileva la Brigata Sacchi che parte per Sant'Angelo. [6]
1 novembre - Inizia il bombardamento di Capua fatto dall'artiglieria del Corpo Della Rocca (40 pezzi) e delle batterie garibaldine (30 pezzi). [3]
2 novembre - Gli artiglieri di Vittorio Emanuele bombardano Capua. [1] 3 novembre - Garibaldi commemora i caduti della spedizione e distribuisce medaglie ai superstiti. [1]
4 novembre - I volontari di Medici rientrano a Casagiove. [10]
6 novembre - Garibaldi passa in rivista per l'ultima volta il suo esercito. [3]
7 novembre - Ingresso solenne di Vittorio Emanuele a Napoli. Garibaldi è in carrozza di fianco al re. [5]
9 novembre - Garibaldi parte per Caprera. [1] 11 novembre - Un ordine del giorno autorizza i volontari garibaldini a tornare a casa. [3]
13 novembre - I volontari di Medici sono congedati. [10]
26 novembre - Il generale Medici dirama un ultimo ordine del giorno rivolto ai volontari della sua Divisione. [10]
[1] - Giuseppe Cesare Abba - Da Quarto al Volturno: Noterelle di uno dei Mille - Mursia - Milano, 1967.
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[2] - Giuseppe Cesare Abba - Storia dei Mille - Bemporad & figlio - 1926.
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[3] - Bortolo Vanazzi - I Lodigiani nella guerra del 1860 - Editori Quirico e Camagni - Lodi 1910; pubblicato anche in Archivio storico per la Città e Comuni del circondario di Lodi - Anno XXIX (1910).
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[4] - Bassano Sommariva - La battaglia di Milazzo ed i volontari lodigiani - pubblicato in Il Fanfulla - giornale liberale di Lodi e circondario - Anno III, numero 29 del 16 luglio 1910.
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[5] - Anonimo napoletano - Garibaldi o La conquista della Due Sicilie a cura di Bettino Craxi - Sellerio - Palermo 1996.
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[6] - Gaetano Sacchi - Relazione sui fatti d'arme della Brigata Sacchi nella Campagna del 1860 dal 19 luglio 1860 al 12 febbraio 1861 - pubblicato in Bollettino della Società pavese di Storia Patria - Volume XIII - Mattei & C. Editori - Pavia, 1913.
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[7] - a cura di Manlio Bonati - Memorie inedite del garibaldino
Francesco Parodi - pubblicate in Bollettino della Domus Mazziniana - Anno 1993, numero 1, pp. 49-69
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[8] - Giulio Adamoli - Da San Martino a Mentana: ricordi di un volontario - Milano, 1892. Pubblicato anche in Internet sul sito www.adamoli.org
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[9] - Gen. Giovanni Pittaluga - La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860 - Casa Editrice Italiana - Roma, 1904.
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[10] - Piero Corbellini - Diario di un garibaldino della Spedizione Medici in Sicilia, 1860 - Editore Riccardo Gagliardi - Como, 1911.
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Il convento è preso d'assalto e conquistato. I prigionieri vengono fucilati. [5]
Il generale Cristophe de Lamoricière, già generale e ministro della Guerra francese, viene messo a capo dell'esercito papalino. [9]
Garibaldi dà i primi ordini per preparare l'eventuale spedizione.
Lamoricière, appena nominato capo dell'esercito papalino, emette un proclama nel quale si paragona il pericolo della rivoluzione a quello dell'islamismo [9]
Il generale Cataldo sconfigge gli insorti a Carini. [9]
Garibaldi fa stampare un proclama indirizzato agli italiani dello Stato romano in risposta a quello del Lamoricière dell'8 nel quale si paragonava il pericolo della rivoluzione a quello dell'islamismo. [9]
Maggio 1860
Il Governo borbonico, avvisato della prossima spedizione di Garibaldi, emanava gli ordini per combatterlo in mare ed in terra. [9]
Garibaldi scrive a Cattali di Faenza: i presti ed i Borboni devono essere combattuti, per ora, tanto nella Sicilia quanto nella Cattolica. [9]
Garibaldi scrive a Caldesi: Io vado verso mezzogiorno. Vi sarà movimento nella Marche, Umbria ecc. Io spero che spingerai il possibile la gioventù borghese a non lasciarci combattere soli contro i soldati del Papa e del Borbone.
Il Governo borbonico telegrafa in Inghilterra per chiedere di fare pressioni sul Piemonte affinché impedisca la spedizione di Garibaldi.
Alla sera la tartana Adelina, al comando del maggiore Andrea Sgarallino, prende il largo con 78 uomini a bordo e si reca nel Canale di Piombino. [9]
Lord Russel annuncia al Parlamento la richiesta del Governo borbonico che intanto è arrivata anche a Torino. [9]
Alle nove e mezza di sera, con una quarantina di uomini, Bixio, ricuperate le armi che erano state nascoste nella vecchia carcassa di un battello chiamato nave Joseph, si impadronisce del Piemonte e del Lombardo, carica una parte dei volontari che si trovavano alla foce del Bisagno e si reca verso Quarto per caricare gli altri volontari.
Un gruppo di giovani, mandati a Sori per caricare su delle barche le armi e le munizioni che erano immagazzinate a Bogliasco, vengono abbandonati dalle loro guide e remano erroneamente verso Sestri Ponente non riuscendo ad incontrare i due vapori. [8]
Nel pubblico mandato conferito a Bertani Garibaldi scrive: l'insurrezione siciliana non solo in Sicilia bisogna aiutarla ma nell'Umbria, nella Marche, nella Sabina, nel Napoletano, ecc., dovunque vi sono dei nemici da combattere.
Il Marchese Canofari, ministro di Francesco II accreditato a Torino, telegrafa l'annuncio della partenza dei due vapori. [9]
All'alba Garibaldi e Bixio, parlandosi da un vapore all'altro, scoprono che le barche con le armi e le munizioni che erano immagazzinate a Bogliasco non erano giunte per cui avevano fucili ma non munizioni. [8]
Garibaldi propone a Zambianchi di prendere il comando della diversione verso lo Stato Pontificio. Zambianchi accetta. I volontari vengono suddivisi in sette compagnie formate da 130 a 150 uomini ciascuna. Gli uomini di Zambianchi formano l'ottava compagnia.
L'8
Viene letto un ordine del giorno che ribattezza i volontari come Cacciatori delle Alpi.
I piroscafi sostano a Talamone per caricare munizioni. [1]
Zambianchi, insieme ad altri, si stacca dalla spedizione e si dirige verso il confine romano. Fra i volontari si sparge la voce che ciò sia dovuto al fatto che Garibaldi al grido di guerra ha mescolato il nome di Vittorio Emanuele. [1]
Il Colonnello Türr è messo a capo del quartier generale di Garibaldi, Bixio comanda la prima compagnia, Orsini la seconda detta dei livornesi, il barone Stocco la terza, La Masa la quarta, Anfossi la quinta, Carini la sesta, Cairoli la settima formata in gran parte da studenti dell'Università di Pavia e Nullo l'ottava formata in gran parte da bergamaschi. [2]
In mattinata la compagnia di Zambianchi si ricongiunge con i livornesi di Sgarallino. Ai 78 giunti con l'Adelina si erano già aggiunti vari altri giunti per via di terra o dalle borgate intorno oltre ad otto bersaglieri che avevano disertato dai battaglioni di Radicofani (5) ed Orbetello (3). I volontari raggiungono Scansano dove sostano tre giorni e dove viene arruolata una trentina di volontari.
Il giornale Patrie di Parigi scrive che il generale Garibaldi è partito per la Sicilia con una spedizione armata e che il Piemonte avrebbe ordinato alle sue navi al lago della Sicilia di opporsi a qualunque tentativo fatto da uomini armati a bordo di navi battenti bandiera sarda. La notizia della spedizione di Garibaldi causa allarme alla borsa di Vienna. [9]
Vengono distribuite le armi e le munizioni fra i volontari. Alla sera le navi sono all'altezza dell'isola del Giglio. [1]
A Palermo c'è una manifestazione generale di 15000 persone, la polizia non riesce a reprimerla e viene chiamato l'esercito. Ci sono tre morti ed otto feriti. [5]
Il giornale Patrie di Parigi scrive che da Genova sarebbero partite quattro navi con 1400 Cacciatori delle Alpi ed altre quattro, partendo da vari luoghi, devono raggiungere Garibaldi. La spedizione è organizzata su larga scala ed il giornale si chiede chi abbia fornito i fondi dato che le sottoscrizioni fatte in Italia ed in Inghilterra non basterebbero a coprire i costi della spedizione. [9]
I giornali parigini scrivono che Garibaldi ha con sé 24 cannoni e che notizie proveniente da Messina e risalenti al 6 maggio fanno sapere che l'insurrezione continua all'interno dell'isola. [9]
Dal Lombardo cade di nuovo un uomo in mare e viene ricuperato; sembra sia lo stesso della volta precedente e viene il dubbio che non sia caduto per disgrazia. Bixio lo fa chiudere in una cabina. [1]
L'avvistamento di alcuni punti neri fumanti in direzione di Capo Bianco fa scartare Porto Palo e scegliere Marsala come luogo per lo sbarco.
Il vapore postale giunto a Genova dal sud e che è partito da Palermo il 6 e passato per Messina il 7 e per Napoli l'8 reca la notizia che da Messina era partito un reggimento di linea per la Calabria con anche della cavalleria, che gli insorti bloccano Palermo e che Napoli è tranquilla. [9]
Nonostante l'inseguimento di due fregate borboniche i due piroscafi giungono a Marsala e lo sbarco dei Mille ha successo. [1]
A Londra il sollicitor (procuratore generale) rispondendo ad alcuni membri della Camera dei Comuni esprime la sua simpatia per i Siciliani e spera che le sottoscrizioni aperte a Londra per aiutarli non saranno considerate illegali dato che si tratta solo di raccolte di denaro.
A Genova giungono notizie su Napoli risalenti al giorno 9. Si dice che vi sia grande agitazione e che partono vapori con truppa ma se ne ignora la destinazione. Il 1° reggimento di linea si è imbarcato sul Fulminante e sull'Aquila. La batteria Sauget sul Fieramosca.
Il Times dice che la libertà della Sicilia tornerebbe gradita all'Inghilterra. La Gazzetta di Parma scrive che non si sa dove sia Garibaldi e che notizie del giorno prima dicevano che fosse sbarcato a Terracina. [9]
Nella lettera da Salemi Garibaldi scrive che Medici dovrebbe occuparsi del Pontificio. [9]
Alla mattina Zambianchi, con i garibaldini che partecipano alla diversione, parte per Manciano.
Il Giornale Officiale di Napoli ammette lo sbarco di Garibaldi definito di poche centinaia di filibustieri e racconta che i piroscafi Capri e Stromboli hanno ucciso molti filibustieri affondato il Lombardo e catturato il Piemonte. Le voci invece raccontano i fatti diversamente compreso l'aiuto dato dai vapori da guerra inglesi, l'Argo e l'Impetuoso allo sbarco. [5]
Il Costitutionel pubblica la risposta di Cavour a Touvenel che aveva criticato il tentativo di Garibaldi e detto che era contrario agli interessi del Piemonte. Cavour risponde che non si poteva fermare Garibaldi senza una pericolosa reazione dato che era appoggiato dal popolo.
Il giornale Perseveranza di Torino, riferendosi al giorno prima, scrive che le notizie su Garibaldi sono incerte e che piccoli sbarchi avrebbero avuto luogo sulle coste dello Stato Pontificio e a Montalto. Il Piccolo Corriere di Milano dice che gli è giunto un proclama di Garibaldi, il quale, il giorno 10, si trovava a Montalto nello Stato Romano.
Il giornale Il Movimento di Genova ha un dispaccio che annuncia lo sbarco di Garibaldi presso Marsala. I giornali di Parigi scrivono che notizie arrivate da Napoli e risalenti al 13 fanno sapere che due fregate napoletane hanno aperto il fuoco ed ucciso parecchi filibustieri e che dei vapori della spedizione il Lombardo è colato a fondo ed il Piemonte danneggiato. I giornali di Vienna scrivono che in occasione dello sbarco dei garibaldini i legni napoletani dovettero cessare il fuoco perché vi erano degli inglesi a terra. [9]
Il Morning Post annuncia lo sbarco di Garibaldi a Marsala. [9]
Alla sera Zambianchi, che è a capo della diversione, annuncia ai suoi volontari, che mormoravano per gli indugi, che l'indomani si sarebbe partiti.
Giornali di Parigi scrivono che corpi di Garibaldini diretti a Napoli sono passati negli Stati Romani. [9]
Il Giornale Officiale di Napoli racconta della battaglia di Calatafimi dicendo che è stata vinta dai borbonici e che i garibaldini sono fuggiti sui monti e che poi il generale Landi aveva attaccato Partinico che si era ribellata assieme ad Alcamo. [5]
Antonio Frigerio e Luigi Perelli, milanesi, s'imbarcano a Genova per Livorno da dove si recano a Malta; qui, insieme ad alcuni romagnoli, noleggiano un vecchio schooner a vela e riescono a sbarcare a Palma da dove raggiungono Palermo senza molestie. [8]
Alla sera il gruppo di Zambianchi, che sta effettuando la diversione nello Stato Pontificio, parte per Orvieto percorrendo una strada secondaria che passa per il caseggiato chiamato La Sconfitta. Una pattuglia va al posto di dogana di Latera per simulare di sorprendere i doganieri che erano già dalla parte dei Garibaldini. Inaspettatamente però vi trova anche dei gendarmi a cavallo, c'è uno scontro, un cavaliere viene ucciso e gli altri fuggono. Allora abbattuti gli stemmi pontifici e presi con sé i doganieri si ricongiungono al grosso del drappello con molto ritardo.
Il Pays di Parigi smentisce che corpi di Garibaldini diretti a Napoli siano passati negli Stati Romani. [9]
Alle 9 e 30 il gruppo di Zambianchi, che sta effettuando la diversione nello Stato Pontificio, giunge al paese di Grotte di Castro e lo occupa. Zambianchi scopre che in paese vi era per caso Monsignor Jona, vescovo di Montefiascone e vorrebbe catturarlo per tenerlo come ostaggio ma Siccoli ed altri lo convincono a desistere in base agli ordini di Garibaldi che dicevano di non far nulla che potesse inimicare la popolazione.
Dopo due ore uno squadrone di gendarmi pontifici a cavallo, comandati dal colonnello Pimodan, entra in paese come se volesse eseguire una ricognizione. Si ha così uno scontro a fuoco che dura due ore dopo di che i gendarmi si ritirano verso Bolsena. Rimangono uccisi tre gendarmi mentre il garibaldino Antonio Cambiaso e due gendarmi vengono feriti mortalmente.
Zambianchi decide che, essendo stata individuata la spedizione, è ormai impossibile marciare su Orvieto e che è meglio rientrare in Toscana. Ciò suscita veementi proteste nei volontari. Qualche ora dopo lo scontro giunge un signore a cavallo che si qualifica come commissario di S.M. il Re con l'ordine di rientrare in Toscana per la via di Onano, San Quirico, Sorano e così viene fatto.
Durante la notte, a Valentano a 15 chilometri da Le Grotte, mentre il colonnello Pimodan con i suoi gendarmi sta conducendo il 2° Battaglione Cacciatori a Le Grotte per attaccare nuovamente i garibaldini, avviene una sparatoria per errore fra i gendarmi e la fanteria pontificia a causa di un colpo di fucile sparato da non si sa chi a seguito della quale furono colpiti due ufficiali e cinque soldati. [9]
I garibaldini di Zambianchi, che si stanno ritirando dallo Stato Pontificio, giungono a notte inoltrata a San Quirico dove muore Cambiaso che era stato gravemente ferito. [9]
I garibaldini di Zambianchi giungono a Sorano dove la sera prima era arrivato il 1° Reggimento Granatieri di Sardegna e depongono le armi. I volontari sono lasciati liberi di andare dove vogliono e dotati di foglio di via personale, viene trattenuto solo Zambianchi.
La Gazzetta di Roma pubblica il resoconto del colonnello Pimodan del 19 sullo scontro a Grotte di Castro nel quale vi sono molte inesattezze e menzogne: vi si dice che i garibaldini erano 350, si racconta di un saccheggio di Latera mai avvenuto e dove i garibaldini non sono passati e si afferma che i garibaldini hanno avuto nove morti e sono stati dispersi. [9]
La Gazzetta di Roma pubblica un nuovo resoconto del colonnello Pimodan sullo scontro a Grotte di Castro dove i garibaldini diventano 400/500. Vi si racconta anche della sparatoria avvenuta per errore fra i gendarmi e la fanteria pontificia nella notte fra il 19 ed i 20. Si sorvola sul fatto che questo nuovo resoconto smentisce quanto detto nel precedente e cioè che i garibaldini sarebbero stati dispersi il giorno 19. [9]
Alle 23 salpa da Genova un rimorchiatore a pale (l'Utile) carico di armi e munizioni per Garibaldi. A bordo ci sono 69 uomini; capitano del battello è Francesco Lavarello e comandante della spedizione Carmelo Agnetta. [8]
A Napoli si sparge la voce che a Calatafimi i borbonici non abbiano affatto vinto ma si siano ritirati in disordine. Si sa che il colonnello Bosco doveva muovere contro i garibaldini ma non si hanno altre notizie perché il telegrafo è interrotto. [5]
Il Giornale Officiale di Napoli riporta le notizie giunte col regio piroscafo Saetta e racconta che, a Parco, Garibaldi è stato sconfitto ed è fuggito fino a Piana dei Greci dove è stato nuovamente sconfitto ed ora è in fuga. [5]
L'Utile attracca a La Maddalena per fare rifornimento di carbone in quanto, essendo stracarico, non poteva trasportarne per più di due giorni di navigazione. [8]
Giunge a Napoli la notizia che Garibaldi si è impadronito di Palermo. [5]
Alla mattina l'Utile entra nel porto di Cagliari per caricare altro carbone. Qui incontra una nave da guerra della marina sarda (l'Authion) comandata dal tenente di vascello Piola Caselli che non ostacola la spedizione ed anzi da notizie preziose e dovendo tornare a Palermo, accetta di portare una lettera a Garibaldi. [8]
Portate da un vapore austriaco si spargono a Napoli le notizie di quanto avvenuto a Palermo fino al 28 maggio. Risulta chiaro che mentre i borbonici mandavano truppe contro Garibaldi credendolo in fuga, i garibaldini attraversavano i monti per sentieri impervi e piombavano su Palermo malamente difesa. Si sparge anche la voce dell'assurdo ed inutile bombardamento di Palermo da parte dei borbonici. [5]
L'Utile lascia Cagliari diretto in Sicilia. [8]
La Segreteria di Stato del Vaticano premia tutti gendarmi del Colonnello Pimodan con medaglie e danaro e promuove vari ufficiali. Stranamente non è previsto alcun premio per i tre morti in combattimento che non sono nemmeno elencati fra i partecipanti alla battaglia. [9]
Catania è saccheggiata dalle truppe borboniche. [5]
Catania viene devastata dal Generale Clary colla sua divisione e dalle truppe del generale Afan de Rivera. [9]
L'Utile non trova alcuna barca al largo di Ustica con l'indicazione su dove sbarcare. Da alcuni pescatori si viene a sapere che a Trapani c'è una forte guarnigione borbonica e si decide di tentare lo sbarco a Marsala. [8]
Giugno 1860
Giunge a Napoli il Monette che porta notizie da Palermo. I rinforzi colà inviati col Capri e l'Amalfi sono giunti il 29 con la città già occupata e l'armistizio in corso e sono sbarcati al forte di Castellammare. Le truppe che avevano inseguito i garibaldini sono rientrate a Palermo ed hanno preso alcune barricate violando l'armistizio.
Giunge a Napoli il generale Letizia come negoziatore e riparte la sera stessa con un plico sigillato. [5]
La spedizione Agnetta, sull'Utile, sbarca a Marsala alle tre e mezzo di mattino. Le casse con le armi e le munizioni vengono caricate su di una sessantina di tipici carrettini siciliani. [8]
Vengono chiamati Bavaresi ma sono Svizzeri, Tedeschi e perfino Italiani. [1]
Il Giornale Officiale di Napoli ammette l'occupazione di Palermo ma dice che le perdite dei garibaldini sono molto superiori a quelle, già ingenti, dei borbonici. Racconta anche che la colonna rientrata da Corleone ha riconquistato parte delle posizioni di Garibaldi. [5]
La spedizione Agnetta si dirige verso Palermo. Ai volontari arrivati da Genova si uniscono, oltre i conduttori dei carri, alcuni giovani di Marsala e dei disertori svizzeri e bavaresi dell'esercito napoletano. Enrico Faldella ed i volontari originari di Trapani non partono con loro ma rimangono sperando di poter fomentare la ribellione di Trapani. [8]
Il giornale Il Movimento pubblica le due lettere di Garibaldi scritte da Salemi il 13 maggio e da Calatafimi il 16.
Nicola Fabrizi, partito in barca a vela da Malta con alcuni volontari ed un carico di 1500 armi con le munizioni, sbarca a Pozzallo da dove si dirige verso Catania.
Il Generale Clary, colla sua divisione e con le truppe del generale Afan de Rivera che hanno devastato Catania, viene chiamato a Messina ed appena uscite le truppe da Catania la città insorge di nuovo e proclama Garibaldi dittatore. [9]
Da Malta arriva a Catania un barca a vela, salpata assieme a quella di Nicola Fabrizi, con a bordo numerosi volontari partiti alla fine di maggio con un piroscafo delle messaggerie francesi ed arrivati a Malta dopo essere rimasti a bordo durante la sosta a Messina per non essere catturati dai borbonici. Fra di loro anche una ventina di quelli che avevano partecipato alla diversione di Zambianchi. I garibaldini, che erano in camicia rossa, vengono accolti con grandi feste. [9]
Il convoglio con le armi e le munizioni della spedizione Agnetta giunge a Monreale. [8]
Muore il generale garibaldino Tüköry in seguito ad una ferita riportata durante il combattimento al ponte dell'Ammiraglio per la presa di Palermo. [N.d.R. Cesare Abba segna la notizia della morte di Tüköry nelle note del giorno 10] [1] [8]
Alle due del pomeriggio, i carri con le armi e le munizioni della spedizione Agnetta entrano in Palermo. [N.d.R. Cesare Abba segna l'arrivo della spedizione Agnetta nelle note del giorno 11] [8]
Nicola Fabrizi, con alcuni volontari ed un carico di 1500 armi con le munizioni, arriva a Catania da Pozzallo dove era sbarcato il giorno 2. Con gli uomini portati da Malta ed altri volontari siciliani forma il Battaglione del Faro. [9]
A comando di Corte partono da Conegliano sull'Utile 900 volontari che dovevano riunirsi con quelli di Medici che partivano il 10, essendo più lento l'Utile doveva partire due giorni prima. Non potendo portare tanti uomini l'Utile rimorchia il clipper americano Charles Georgy con a bordo la maggior parte dei volontari tra i quali gran parte di quelli che erano stati sbarcati a Talamone per partecipare alle diversione nello Stato Pontificio. [9]
I volontari pavesi che vogliono imbarcarsi con la Spedizione Medici, a mezzogiorno, escono da Pavia da Porta Cremona e vanno a piedi fino a Stradella per prendere il treno. [10]
Come i volontari della Spedizione Medici arrivano a Genova vengono condotti difilato al mare e trovano due piroscafi pronti ad accoglierli (l'Washington e l'Oregon). I vapori poi si spostano a Cornigliano da dove salpano poco prima dell'alba del 10 giugno.
Lo stesso giorno, il Franklin salpa da un porto tra Pisa e Livorno con a bordo i volontari toscani che sono 800 e sono comandati da Malenchini. Fanno anch'essi parte della Spedizione Medici. Fra questi vi erano parecchi volontari che avevano partecipato alla diversione nello Stato Pontifico fra i quali gran parte dei livornesi di Sgarallino.
Oltre ai tanti volontari imbarcati la Spedizione Medici portava a Garibaldi i primi fucili Enfield che erano eccellenti ed arrivavano a sparare a 900 iarde. [10]
Le navi della Spedizione Medici restano ferme in porto a Cagliari e non viene permesso di sbarcare ai volontari che cercano di passare il tempo come possono. Un volontario, forse ungherese, dopo aver bevuto parecchio, si arrampica sull'albero di poppa da dove si diverte con lazzi vari ma poi non è più capace di scendere e così quattro marinai lo devono legare e calarlo giù con una carrucola. Un altro volontario, pentito di aver abbandonato la moglie senza nemmeno avvisarla, dà in smanie e viene condotto a terra. [10]
Ai componenti della Spedizione Medici vengono distribuite le carabine, le baionette e le giberne Sono equipaggiati con i nuovi e potenti Enfield. A mezzogiorno l'Washington leva le ancore e riparte da Cagliari navigando verso la Sicilia assieme gli altri vapori della spedizione Medici: l'Oregon con cui aveva fatto il viaggio fino a Cagliari e che portava circa 200 volontari al comando di Caldesi ed il Franklin che era salpato dalla Toscana e che portava circa 800 volontari al comando di Malenchini. [10]
La bandiera americana protegge il carico del Charles Georgy ed i volontari rimangono a bordo per venti giorni dopo di che i legni vengono rilasciati con l'ordine di non rientrare più nella acque del regno delle Due Sicilie. [9]
Verso sera le navi della spedizione Medici sono in vista delle coste della Sicilia. Poche ore dopo raggiungono Castellammare del Golfo ad una cinquantina di chilometri ad ovest di Palermo ed iniziano lo sbarco prima di mezzanotte aiutati da numerosissimi battelli che si sono staccati da riva. La 2
A Palermo le spie della polizia, i cosiddetti sorci venivano scovati dalla plebe e trucidati. Le autorità garibaldine però intervengono a far cessare gli eccidi, minacciando la morte ai colpevoli di assassini. [10]
Garibaldi, informato dello sbarco dei rinforzi della spedizione Medici, accorre a Castellammare del Golfo ripartendo per Palermo nel tardo pomeriggio su di una piccola barca a vela accompagnato da Canzio e da altri. Verso sera anche i volontari si mettono in marcia arrivando, prima della mezzanotte, ad Alcamo dove sono accolti dalla musica e con le luminarie. Vengono alloggiati in un antico convento. [10]
Alle cinque del pomeriggio i volontari della Spedizione Medici riprendono la marcia giungendo, alle undici di sera, a Partinico dove vengono accolti dalla banda musicale e dalle luminarie. [10]
Garibaldi in una risposta diretta a Palermo a Nicotera, Mosto e Savi scrive Stiamo preparando una irruzione verso il Regno attraverso gli Stati pontifici e dice che si pensava a Cosenz per comandarla ma Cosenz, che prima aveva accettato, ha poi rifiutato perché il governo non vuole che si sollevi la questione degli Stati Romani. [9]
I volontari della Spedizione Medici, a Partinico, si riposano dopo la lunga marcia del giorno precedente. [10]
I volontari della Spedizione Medici ripartono da Partinico marciando nella notte e bivaccando poi fra i monti. [10]
Alle due del pomeriggio la colonna di Medici arriva a Monreale sostando presso il Duomo fino alle cinque. La strada fino alla vicina Palermo è gremita di popolo in festa e vi sono anche molti preti e frati dalle vesti di varie fogge e di colori diversi. Garibaldi è uscito dalla porta della città ed accoglie i volontari che entrano in Palermo quando ormai è quasi sera percorrendo la via principale della città in un subisso di applausi. [10]
I volontari di Medici che formano la nuova Brigata Medici dovrebbero ripartire ma poi un contrordine sposta la partenza al giorno successivo [10]
La Brigata Medici riparte da Palermo e percorre la costa nord della Sicilia in direzione di Messina. [10]
Il battaglione Bassini arriva a Prizzi dove viene bene accolto e non trova segni di violenze. [8]
La Brigata Medici giunge a Bagheria dove i garibaldini sono acquartierati nella villa Palagonia i cui giardini sono adornati da centinaia di statue caricaturali in marmo. [10]
A Genova si avvisano i volontari qui convenuti a tenersi pronti per il 2 luglio. [7]
Luglio 1860
Gli uomini di Bassini arrivano a mezzanotte a Resuttano, tre compagnie circondano l'abitato mentre la quarta, comandata da Bassini, entra in paese. Un uomo si cala dalle mura e viene arrestato dagli uomini della compagnia di Adamoli, risulta poi essere il più feroce dei sicari. Altri dieci sono arrestati in paese. [8]
Alla sera la Brigata Medici lascia Termini Imerese. [10]
Parte da Lodi una compagnia di volontari, divisi in quattro squadre. [3]
A Genova i volontari qui convenuti vengono radunati alla cava Bonino alla Chiappella e circa ottocento di loro, sono imbarcati sul battello a vapore Provence battente bandiera francese che fa parte della spedizione Cosenz e che salpa in serata. [7]
Le persone arrestate a Resuttano, in catene e sotto scorta, vengono inviate a Palermo. [8]
La Brigata Medici giunge, alle due di notte, a Campofelice per poi proseguire fino a Cefalù dove arriva nel tardo mattino del 2, passando sotto archi trionfali e tra una folla di cittadini. [10]
Parte da Genova la spedizione Cosenz sul vapore Washington. Quando si era già imbarcato un migliaio di volontari, il comandante della nave dichiara che non poteva accoglierne altri. A terra rimangono moltissimi fra volontari fra i quali quelli provenienti da Lodi. [3]
Tre colonne garibaldine stanno percorrendo la Sicilia: quella di Medici si muove lungo la costa nord e punta su Messina, il generale Türr, sta percorrendo il centro dell'isola ed il generale Bixio marcia lungo il litorale sud.
Alla sera i volontari di Medici ripartono da Cefalù, avanzando per lunghi tratti sulla sabbia della spiaggia. [10]
La Brigata Medici arriva, a mezzogiorno, a Santo Stefano di Camastra. [10]
Gli ottocento volontari, facenti parte della spedizione Cosenz ed imbarcati sul Provence sbarcano a Palermo. [7]
Alla sera la Brigata Medici riparte da Santo Stefano di Camastra. [10]
La Brigata Medici arriva, alle dieci di mattina, a Sant'Agata Militello. [10]
Alla sera la Brigata Medici riparte da Sant'Agata Militello. [10]
Alle otto di mattina i garibaldini di Medici arrivano a Gioiosa da dove ripartono nel pomeriggio. [10]
Ai volontari arrivati da poco viene distribuita l'uniforme garibaldina, le coperte da campo, il tascapane, la borraccia e le armi. Viene anche dato il consiglio di vendersi i vestiti borghesi che si erano portati fino ad allora. Alla sera i volontari giunti con Cosenz partono per Bagheria. [7]
La Brigata Medici arriva a Patti dove i volontari sono accolti entusiasticamente ed entrano in città sotto archi ornati di fiori e riparte alla sera. [10]
Alcuni dei Garibaldini sbarcati a Talamone, partiti con Corte e catturati dai borbonici, appena liberati da Gaeta, vanno a Genova con mezzi propri riuscendo ad imbarcarsi per la Sicilia il 10 luglio anziché il 15 come gli altri. [9]
La Brigata Medici arriva a Barcellona - Pozzo di Gotto. Il generale Medici assume il grado di Governatore della provincia di Messina, quantunque questa città sia ancora occupata dal governo borbonico. [10]
Giunge a Napoli la notizia che la fregata regia Il Veloce è passata dalla parte di Garibaldi e si nasconde nelle Eolie per catturare i bastimenti napoletani che passano. [5]
A Napoli i granatieri della Guardia tentano una ribellione reazionaria al grido di Viva il re ma non hanno seguito. [5]
Corte, che era stato catturato dai borbonici a bordo dell'Utile e poi liberato, riparte da Genova sull'Amazon con quasi tutti i suoi uomini, fra i quali molti di quelli di Talamone, arrivando in Sicilia in tempo per partecipare alla battaglia di Milazzo.
Francesco II promulga un'amnistia per i condannati politici. [9]
Bosco con i suoi uomini arriva subito al di là della fiumara tenuta da Medici. I garibaldini, sotto una pioggia torrenziale attendono l'attacco dei borbonici che però non avanzano e ripiegano invece su Milazzo. [10]
A Merì i garibaldini vengono attaccati dai borbonici che cercano di aggirarli ma riescono a costringerli a tornare a Milazzo. Cattaneo di Varese che, con alcuni soldati, si era spinto troppo avanti, viene catturato. [8]
Visto che Bosco si è ritirato, Medici manda delle truppe al di là della fiumara per occupare Corriolo ma le istruzioni avute da Bosco però dicevano di occupare Archi per cui, alla mattina del 17, manda 4 compagnie, comandate dal Maggiore Maringh, con l'appoggio di cavalleria ed artiglieria per riprendere Archi che era difesa da 300 garibaldini di Simonetta e circa 70 siciliani. Maringh attacca colla cavalleria, fa sparare l'artiglieria, riesce a fare qualche prigioniero e poi si ritira. Bosco lo mette agli arresti e manda nel pomeriggio sei compagnie comandate dal Tenente Colonnello Marra che attaccano Corriolo. Medici manda in appoggio altri uomini da Merì compresi i toscani di Malenchini che avanzano alla baionetta. Marra cerca di aggirare Medici passando sui monti verso Santa Lucia del Mela ma si ferma a San Filippo del Mela. Corriolo rimane in mano a Medici mentre Archi è in mano ai borbonici ma a mezzanotte Bosco, credendo che Medici abbia con sé 7000 uomini, ordina la ritirata. Medici allora manda un telegramma a Garibaldi annunciando la sua vittoria ma chiedendo nel contempo dei rinforzi. Infatti a Messina c'erano 15000 borbonici che, se avessero scoperto che aveva 2000 uomini e non 7000, avrebbero potuto attaccare in forze. [10]
Arriva a Merì il Reggimento Dunne formato da siciliani con ufficiali inglesi ed il generale Cosenz con un primo gruppo delle truppe che aveva appena portato a Palermo da Genova. Intanto Garibaldi, dopo aver ricevuto il telegramma di Medici, carica su di un vecchio vapore scozzese, il City of Aberdeen, i volontari appena arrivati a Palermo da Genova ed anche i carabinieri genovesi che facevano parte dei Mille. Proprio mentre stanno levando le ancore, entra in porto il vapore Amazon che porta da Genova i volontari di Corte che erano stati catturati un mese prima, portati a Gaeta e rispediti a Genova dove erano subito saliti su di un altro vascello. Garibaldi ordina che non sbarchino ma salgano a bordo del City of Aberdeen. Alle 8 di mattina, con circa 1500 volontari a bordo, Garibaldi lascia il porto assieme alla nave da guerra piemontese Carlo Alberto che aveva l'ordine di controllare che partissero senza problemi. A notte fonda, sbarca con i volontari a Patti.
Bosco indirizza al generale Clary un messaggio che dice: ... è positivo che i Piemontesi sono 7300 [10]
Alla sera partono da Genova sul piroscafo Torino duemila e più uomini guidati da Gaetano Sacchi che ha dato le dimissioni dal 46° Reggimento di fanteria. A Genova rimane il Capitano Pellegrini, anche lui dimissionario dal 46°, per attendere all'imbarco d'altra gente appartenente alla spedizione. [6]
I volontari giunti con Cosenz da due settimane sono a Noto ed in serata arrivano a Patti dove ricevono l'ordine di proseguire più in fretta possibile per Milazzo. [7]
La compagnia di Adamoli e quella dei volontari stranieri, facenti parte della brigata Eber, sono inviate a Taormina per verificare la voce, risultata poi infondata, dell'arrivo di una colonna di borbonici da Messina. [8]
Garibaldi si reca in calesse a trovare Medici. Intanto a A Barcellona la chiesa principale era stata trasformata in ospedale per i feriti e quando passa Garibaldi, quelli che sono in grado di farlo scendono dai letti per vederlo. Giunto alla casa dove alloggiava Medici, Garibaldi pronuncia un breve discorso dal balcone e passa in rivista le truppe, poi Medici e Cosenz mandano delle guide in esplorazione ed osservano col binocolo le posizioni occupate da Bosco. [10]
Scotti dei volontari lodigiani è il primo che ascende le alture vicine al forte e pianta la bandiera su di una torre che domina il Castello. [3]
Malenchini comanda l'estrema sinistra, Medici e Cosenz il centro e la destra deve solo coprire il centro da sorprese, Garibaldi è al centro. Il Veloce, ribattezzato Tuckery [sic], su cui è salito Garibaldi quando i napoletani hanno ceduto, manda un colpo di mitraglia sulle truppe che uscivano dalla fortezza per andare a soccorrere gli altri e questi desistono. [5]
Il capitano Leardi che era partito con i Mille e sbarcato a Talamone per partecipare alla diversione di Zambianchi ripartendo poi con Corte sull'Utile che era stato catturato dai borbonici e che infine era ripartito da Genova sull'Amazon, muore caricando alla baionetta. [9]
I volontari giunti con Cosenz da due settimane alla mattina sono ancora a Barcellona ma arrivano a Milazzo in tempo per partecipare alla battaglia difendendo la strada per Barcellona, dato che la mira del colonnello Bosco era di sfondare l'ala sinistra. [7]
I volontari di Medici, al primo albeggiare, lasciano Merì ed avanzano fino ad una palazzina, in vista di Milazzo. Qui inizia una fitta sparatoria con i borbonici. Garibaldi non è lontano ed osserva le mosse dei borbonici. I garibaldini cercano di avanzare attraverso un vigneto fino ad arrivare ad un muretto che costeggia una strada. Al riparo dei muri i garibaldini avanzano lungo la strada. Il maggiore Migliavacca ordina di attaccare attraverso un campo. Si avanza attraverso un canneto fino ad arrivare vicino al muro dietro al quale sono appostati i borbonici ma vi sono almeno quaranta metri di terreno completamente scoperto. C'è un'altra fitta sparatoria finché viene dato l'ordine di ritirarsi. Viene occupato un casolare dove si trova un po' d'acqua, infatti i garibaldini hanno anche il problema della sete. Poi si avanza su di un altra stradicciola sulla sinistra e dove la strada fa un gomito, si vedono i borbonici che vengono caricati alla baionetta e messi in fuga. I nemici vanno lentamente perdendo terreno ma i caduti sono molti. Avanzando i volontari di Medici giungono ad un ponte e si riparano dietro i parapetti. I garibaldini piazzano due piccoli cannoni che iniziano a martellare i borbonici mentre viene dato l'ordine che le carabine cessino il fuoco. Gli artiglieri sono bersagliati di colpi dal nemico finché parecchi cadono morti o feriti. L'ultimo rimasto, mancandogli lo straccio per la carica, si strappa di capo il berretto e lo spinge in bocca al cannone. Quando i cannoncini sono resi inservibili, i garibaldini riprendono a far fuoco con le carabine. Il maggiore Migliavacca, che era a cavallo. è colpito al capo ed ucciso. I volontari avanzano di corsa alla baionetta e superano il ponte. Dopo la presa del ponte Garibaldi lascia il comando a Medici e sale sull'ex-nave borbonica Il Veloce che era passata dalla parte dei garibaldini e ribattezzata Tüköry. Subito dopo la battaglia Bosco manda al generale Clary un messaggio che dice: Sono nel forte. Gran perdita di truppe. Se non potete spedire alle spalle del nemico un gran numero di cacciatori, procurate di far stabilire una capitolazione con onore.[10]
I garibaldini marciano su Messina dove entrano senza trovare resistenza. Il Forte è in mano ai borbonici. Intanto da Lodi partono altri 55 volontari. [3]
Alla sera una nave dei garibaldini entra nel porto di Milazzo e nonostante venga bombardata dalla fortezza, riesce a sbarcare un buon numero di rinforzi. [10]
La resa del forte di Milazzo viene trattata ieri tra Garibaldi ed il ministro plenipotenziario del re di Napoli, colonnello Anzani. Il pieno sgombero delle truppe e del materiale di guerra deve effettuarsi entro il 25. I regi possono uscire dal forte con armi e bagagli, lasciando però all'esercito garibaldino i cannoni (una cinquantina), le munizioni e gli animali da tiro con le bardature oltre ai due cavalli del comandante Bosco. La Brigata Medici sfila davanti alla spedizione Cosenz, che presenta le armi, per la parte onorevole avuta nella battaglia e poi, dopo la resa della fortezza le truppe borboniche lasciano il forte passando davanti all'esercito garibaldino schierato. [10]
L'Inghilterra respinge la proposta della Francia che voleva che le rispettive flotte intimassero a Garibaldi di non passare lo stretto e protesta contro di essa. [9]
Le truppe di Medici arrivano a Gesso nel tardo mattino del 26 per poi proseguire fino alla accamparsi in vista di Messina. [10]
Garibaldi riceve una lettera di Vittorio Emanuele II che gli dice che forse sarebbe meglio ottenere la Sicilia e rinunciare ad ulteriori azioni. [9]
I garibaldini di Medici marciano su Messina però non incontrano le truppe borboniche bensì gli abitanti di Messina che sono usciti dalla città con le bandiere spiegate e a suon di musica per andare incontro ai garibaldini e così la città viene occupata senza colpo ferire. Garibaldi, il generale Medici sul cavallo di Bosco ed il generale Fabrizi entrano anch'essi a Messina dove la sola fortezza è ancora in mano ai borbonici. [10]
Medici firma un trattato con il generale Clary per cui la fortezza rimane in mano borbonica ma resterà neutrale fino alla fine della guerra. Considerato che nella fortezza vi sono ben 15000 uomini questo è un grande vantaggio per i garibaldini. Intanto, per le strade di Messina, i popolani atterrano le statue dei Borboni e ne fanno rotolare le teste lungo le vie. [10]
Accolti festosamente, arrivano a Messina i Mille. [10]
Davanti al faro di Messina ci sono 168 barche pronte a prendere il mare in grado di trasportare 25 uomini ognuna. [5]
Garibaldi scrive a Bertani dicendogli che sperava di passare sul continente entro il 15, di mandargli dei fucili a Torre del Faro a Messina e di spingere per le operazioni negli Stati pontifici e napoletani. [9]
Agosto 1860
A Messina arriva Pellegrini col rimanente della Brigata Sacchi meno il Maggiore Chiassi che dal Pro Dittatore De Pretis fu mandato con due Compagnie a Monreale per ristabilirvi l'ordine turbato da alcuni briganti e reazionari. [6]
Garibaldi comunica a Sacchi la sua intenzione di far passare nella stessa notte una mano di soldati in Calabria onde sorprendere il Forte Cavallo. Una compagnia di cento e più uomini scelti fra i migliori di tutte le Compagnie fu destinata a quell'arrischiata impresa. Il Capitano Racchetti fu preposto al comando. [6]
Il tentativo di prendere di sorpresa il forte Cavallo non riesce. [8]
La Brigata Genova, comandata da Eberhardt, parte da Genova sul vapore Città di Torino. Poco dopo parte anche la Brigata Parma, comandata da Tharrena, sui vapori Amazon e Isère. [9]
Le brigate Cosenz e Sacchi sono pronte ad attraversare lo stretto ma, a causa del mancato colpo sul forte Cavallo, non possono partire. [8]
All'alba Garibaldi riceve Bertani, giunto durante la notte e decide di partire subito per Terranova (Olbia) sull'Washington. Fa chiamare Sirtori, gli affida temporaneamente il comando dell'esercito meridionale e gli conferma l'ordine di varcare lo stretto. Intanto parte da Genova la Brigata Bologna, comandata dal colonnello Puppi. [9]
Alla sera le brigate Milano e Bologna giungono a Terranova e vengono convinte a proseguire subito per la Sicilia dagli incaricati da Farini, giunti sul Gulnara, come già era accaduto con le brigate Genova e Parma ma intanto arriva Garibaldi sull'Washington che imbarca parte dei volontari e manda le brigate a Cagliari dove le avrebbe raggiunte. Nella stesso giorno il ministro Farini proibisce ogni nuovo arruolamento suscitando grande sdegno. [9]
Si sparge la voce che Garibaldi è sbarcato a Castellammare vicino a Napoli. Si apprende poi che la notizia nasce dal fatto che Il Veloce ha attaccato il Monarca alla fonda a Castellammare ma ha desistito, dopo un breve combattimento, dato che l'equipaggio era stato messo in allarme da una sentinella del porto. A Napoli viene proclamato lo stato d'assedio. [5]
Cavour scrive a La Farina affermando: E' d'uopo attendere da Napoli una soluzione che tutto indica assai prossima
Da Genova partono gli ultimi uomini della spedizione Pianciani con vario materiale, a bordo del vapore Veloce [e che, ovviamente, non è lo stesso dell'attacco al Monarca] che rimorchiava un clipper americano. Nel pomeriggio Pianciani arriva a Terranova e non trova nessuno. Ci sono solo due ufficiali ed alcuni soldati che erano scesi a terra ma che quando volevano tornare a bordo non avevano più trovato i vascelli. Pianciani li carica sul Bizantine e si dirige verso Cagliari. [9]
C'è un combattimento a Bagnara, il generale Melendez si proclama vincitore ma in realtà i garibaldini lo hanno aggirato e sono andati su Palmi tagliando le sue comunicazioni. [5]
Sacchi riceve ordine dal Generale Sirtori di portarsi con la sua Brigata a Spadafora e colà attendere i mezzi di trasporto. [6]
Garibaldi giunge a a Palermo sull'Washington, nel pomeriggio arriva anche il Bizantine con a bordo Pianciani che spera di poter ancora fare la diversione ma che non riesce a parlare subito con Garibaldi. [9]
C'è una insurrezione a Corleto vicino Potenza. [5]
Sacchi riceve l'ordine di sospendere la marcia del rimanente della Brigata. [6]
Alle quattro di mattina Garibaldi incontra Pianciani e gli dice che gli uomini da lui portati ora servono in Sicilia e che la diversione la si può fare con i volontari di Nicotera e di Caucci che si trovano a Firenze ed in Romagna e che sono circa duemila. Pianciani chiede allora di raggiungere costoro per continuare l'impresa già iniziata. Pianciani cede a Rüstow il comando delle tre brigate Parma, Milano e Bologna che partono immediatamente per Milazzo. [9]
Intanto le navi napoletane, tranne alcune fregate stanno ferme nei porti ed i borbonici per il trasporto di truppe, viveri e munizioni noleggiano nove navi francesi dato che le considerano inviolabili (si chiamano Lione, Brasile, Avvenire, Carlo Martello, Stella, Assiro, Protis, Pitia e Imperatrice Eugenia).
Potenza è in mano agli insorti. Bixio sbarca in Calabria con 4500 uomini. [5]
Cosenz sbarca in Calabria. [5]
Garibaldi sbarca a Melito con circa 3000 uomini. [6]
Arriva a Milazzo il generale Türr con un ordine di Garibaldi che assegna le brigate Parma, Milano e Bologna, appena arrivate, alla 15° divisione da lui stesso comandata. [9]
Il VI reggimento di linea mandato da Salerno a Potenza per sedare l'insurrezione, giunto ad Auletta si rifiuta di marciare contro i propri concittadini. [5]
A tarda notte la brigata Assanti, una compagnia di bersaglieri garibaldini e la compagnia dei carabinieri genovesi comandata dal capitano Antonio Mosto si imbarcano su circa centotrenta barche da pesca, ognuna delle quali conteneva sei rematori e dodici garibaldini che erano tenute nascoste nel canale che da Milazzo sbocca al Faro. [7]
Pianciani parte da Palermo diretto a Livorno per organizzare i volontari di Nicotera per una nuova diversione nello Stato pontificio. [9]
Il Posilippo che porta da Messina a Genova una cinquantina di feriti a Milazzo fa scalo a Napoli. [5]
Garibaldi attacca e s'impadronisce di Reggio.
Su ordine di Sirtori la Brigata Sacchi si concentra a Torre del Faro per essere imbarcata su due legni a vapore. L'imbarco si esegue lentamente per mancanza d'imbarcazioni e viene sospesa la partenza. La fregata borbonica Fulminante ingaggia un breve combattimento con le batterie a terra. [6]
Alle due di mattina le circa centotrenta barche da pesca sulle quali erano imbarcati oltre 1500 garibaldini partono condotte da oltre 750 rematori siciliani e precedute da quattro barche cannoniere. All'alba sono fatte segno di colpi d'artiglieria da parte della fortezza di Scilla e dei forti di Alta Fiumara e Torre Cavallo siti sopra Villa San Giovanni senza essere colpite.
Sono poi inseguite dalla fregata la Borbona che però viene rallentata dai colpi di una batteria con pezzi di grosso calibro che Garibaldi fa mettere in posizione sulla spiaggia del Faro. Lo sbarco avviene con successo fra Bagnara e Scilla. [7]
Garibaldi ed il 1° Reggimento della Brigata Sacchi prendono la via dei monti per aggirare il forte Cavallo. Il 2° Reggimento marcia sulla strada postale. Il forte si arrende. [6]
Pianciani giunge a Livorno e subito contatta Nicotera e Caucci dicendo di concentrare i loro volontari a Genova. [9]
Nella notte la Brigata Medici attraversa lo stretto a bordo dell'Washington scortato dal Tüköry che però, per errore, spara contro una barca carica di volontari causando la morte di uno di loro. [10]
I volontari lodigiani attraversano lo stretto sul vapore Il Veloce e sbarcano a Villa San Giovanni. [3]
Anche i forti di Altafiumara, Torre di Cavallo e Scilla si arrendono. [5]
la Brigata Sacchi, all'avanguardia dell'esercito, giunge a Bagnara. [6]
Si giunge ad un compromesso con i volontari di Nicotera che sono ancora a Firenze per cui la brigata si sarebbe imbarcata a Livorno ma non sarebbe sbarcata né in Toscana, né nello Stato pontificio. Dato che Garibaldi non era più in Sicilia Nicotera afferma che sarebbe sbarcato sulle coste napoletane. [9]
La Brigata Sacchi, all'avanguardia dell'esercito, giunge a Palmi. [6]
La piccola artiglieria a disposizione di Medici, appostata sulla riva del mare, mette in fuga una fregata napoletana che tirava cannonate sui garibaldini. [10]
I volontari di Medici vengono imbarcati sul Tüköry che li trasporta fino alla spiaggia di Nicotera. [10]
La Brigata Sacchi supera Mileto dove due giorni prima i Borbonici hanno ucciso il loro Generale Briganti e giunge a Monteleone. [6]
I garibaldini di Medici ripartono da Nicotera e marciano fino a Mileto dove pensavano di poter sorprendere una grossa falange di regi che invece se n'erano già andati la sera precedente. Con loro è anche Garibaldi. [10]
Garibaldi coi calabresi precede la Brigata Sacchi fino ai piedi del monte sulla cui vetta sta Chirinea. [6]
Alle 11 di mattina viene arrestato Nicotera assieme al maggiore Sacchi. Ne viene informata la brigata, che si trovava a Castel Pucci vicino a Firenze, con il sollecito di ritirare il foglio di via per tornare a casa. A Nicotera viene intimato di dare ordine alla brigata di sciogliersi ma Nicotera rifiuta. Nella brigata prende il comando il maggiore Morici che rifiuta di obbedire ad ordini che non fossero quelli dati liberamente da Nicotera e si appresta alla difesa. [9]
All'alba i garibaldini di Medici ripartono da Mileto e marciano fino a Monteleone Calabro da dove ripartono alla sera. [10]
I garibaldini di Medici arrivano a Pizzo ed alla sera si accampano presso il torrente Angitola, ad alcuni chilometri da Pizzo. [10]
Insurrezione della Lucania occidentale.
Giunge a Napoli sul vapore francese La Ville de Lyon l'8° di linea che si era imbarcato a Paola per sbarcare a Pizzo per combattere i garibaldini e si è ammutinato. Però c'è chi dice che non si è ammutinato ma ha dovuto retrocedere di fronte all'ostilità della popolazione. [5]
Garibaldi rincuora i soldati estenuati dalla lunga marcia e chiede un ulteriore sforzo. Il nemico è raggiunto a Soveria. I Borbonici sono circa diecimila con due batterie e cavalleria; i garibaldini sono appena duemila e cinquecento e poco più aumentano dopo: gli altri Corpi dell'esercito sono ancora a due giorni di marcia. Garibaldi si stacca coi calabresi e gira la posizione dei Borbonici pei monti; il battaglione della Divisione Cosenz comandato dal Tenente Colonnello Albuzzi corona le alture di destra, Sacchi quelle di sinistra ed il centro in modo che i Borbonici si trovano da ogni banda chiusi e si arrendono. [6]
Viene liberato Nicotera e si decide di lasciar partire i suoi volontari fornendo anche del materiale e 40.000 lire. A Livorno la brigata si imbarca sui vapori Rhone e Provence ed il brigantino San Nicola. Non c'è posto per tutti e 400 rimangono a terra. [9]
I garibaldini di Medici, dopo una lunga e faticosa marcia, raggiungono Tiriolo. [10]
La Brigata Sacchi prosegue fino a Rogliano e Marzi. [6]
A Livorno un commissario di polizia con molte forze si presenta al porto ed ordina che i volontari, pronti a partire, passassero sopra i due vapori Febo e Generale Garibaldi (quanti ce ne stavano) per essere scortati a Palermo. Nicotera protesta e poi dice che si dimetteva da comandante ed avrebbe accompagnato i volontari a Palermo come privato cittadino. [9]
Garibaldi è assieme ai volontari di Medici e viene ospitato nel palazzo Alemanni a Tiriolo. [10]
Settembre 1860
Parte dei volontari di Nicotera lasciano Livorno diretti a Palermo. [9]
A Napoli nella notte vengono affissi dei manifesti tricolori che acclamano Garibaldi e Vittorio Emanuele. [5]
La Brigata Sacchi sosta a Cosenza. [6]
Il consiglio dei ministri prende la decisione di invadere la Marche e l'Umbria con un esercito comandato dal generale Fanti, ministro della Guerra, formato da due Corpi d'Armata, al comando dai generali Cialdini e Della Rocca, forti di 33.000 uomini e 78 pezzi d'artiglieria. [9]
Il resto dei volontari di Nicotera lasciano Livorno diretti a Palermo. Nello stesso giorno quelli già partiti in precedenza giungono a Palermo. [9]
Alle sei del pomeriggio, i garibaldini di Medici ripartono da Tiriolo e con una marcia notturna raggiungono Soveria. [10]
La Brigata Sacchi arriva a Camerata. [6]
Il re di Napoli ritira tutte le truppe da Salerno e le porta a Capua, poi abbandona la città. [5]
La Brigata Sacchi supera Castrovillari ed arriva a Morano. [6]
Il resto dei volontari di Nicotera giungono a Palermo. Dato che Nicotera persiste nelle sue dimissioni e la brigata viene posta sotto il comando del colonnello Spangaro. [9]
I volontari di Medici sono a Rogliano. [10]
La Brigata Sacchi supera Tenese e arriva alla Rotonda. Il Maggiore Chiassi con le sue Compagnie che era rimasto a Reggio, dopo essersi imbarcato al Pizzo, sbarca a Sapri. [6]
I volontari di Medici sono a Cosenza. [10]
Cavour scrive al Cardinale Antonelli lamentandosi delle truppe mercenarie di Lamoricière e chiedendo di scioglierle in quanto minaccia per la tranquillità dell'Italia. La brigata dei volontari di Nicotera, ora comandata dal colonnello Spangaro, parte via mare diretta a Sapri. [9]
I volontari di Medici sono a San Filo. [10]
Si aspetta l'arrivo della divisone Türr. Garibaldi è arrivato da solo, i suoi uomini più vicini sono a due giorni di marcia. [5]
Sirtori ordina alla Brigata Sacchi di dirigersi su Lagonegro e di andare poi a Sapri per attendere una nave per Napoli. Si viene a sapere che Garibaldi è a Napoli. [6]
La Brigata Assanti giunge a Morano. [7]
Alla sera i volontari di Medici ripartono da San Filo. [10]
Il generale Fanti scrive a Lamoricière minacciando di passare il confine se avesse fatto uso della forza per comprimere le manifestazioni popolari. La brigata dei volontari di Nicotera, ora comandata dal colonnello Spangaro, giunge a Salerno. [9]
I volontari di Medici sono a Paola. [10]
La Brigata Assanti giunge a Lagonegro dove riceve l'ordine di non proseguire ma di deviare per Sapri dove sarebbe stata imbarcata e portata a Napoli. [7]
La brigata dei volontari di Nicotera, ora comandata dal colonnello Spangaro, giunge a Napoli. [9]
La Brigata Sacchi salpa per Napoli. Per insufficienza di mezzi resta in terra il Maggiore Grioli con cinque Compagnie. Alla sera si è nel porto di Napoli. [6]
La Brigata Assanti giunge a Sapri. [7]
La Brigata Eber giunge a Napoli. [8]
Vittorio Emanuele II emana un proclama ai soldati destinati ad operare nelle Marche ed in Umbria. Le truppe passano il confine, quelle di Cialdini vanno da Rimini verso Pesaro, quelle di Della Rocca da Arezzo a Città di Castello. [9]
La Brigata Sacchi sbarca a Napoli ed è acquartierata al Castel Nuovo; verso sera arriva il Maggiore Grioli con le altre Compagnie della Brigata. [6]
Arrivano a Sapri due piroscafi, che un tempo erano della marina da guerra napoletana ed erano poi passati dalla parte dei garibaldini. I volontari della Brigata Assanti (e quelli del Maggiore Grioli) vengono imbarcati e si salpa nel pomeriggio, nonostante il mare assai mosso, giungendo di notte a Napoli. [7]
Garibaldi nomina il generale Sirtori prodittatore del continente napoletano. Proclama anche lo Statuto Sardo del 1848. [5]
Il Maggiore Isnardi va con il suo Battaglione a Casa Nuova. Dal Ministro della Guerra Cosenz riceve l'ordine di far muovere subito per Pietrarsa due compagnie per ragioni d'ordine pubblico. Queste rimangono per alcuni giorni a disposizione del Colonnello Corsi. [6]
Le truppe piemontesi occupano Perugia. [9]
Il 2° Reggimento della Brigata Sacchi parte per appoggiare un ricognizione del Maggiore Isnardi verso S. Prisco. Ritorna a Caserta senza novità. Alle dieci di sera un falso allarme fa muovere la Brigata Sacchi verso S. Maria. [6]
Sul vapore Amalfi giunge a Napoli il Reggimento che comprende i volontari lodigiani. [3]
Scontri fra i borbonici ed il 2° battaglione e la 3
Winkler è attaccato a S. Leucio. Un battaglione della Brigata Sacchi accorre in aiuto. Dopo una breve scaramuccia il nemico si ritira. [6]
I volontari di Medici, che sono ancora a Paola, vengono imbarcati sull'Ercole. [10]
Le truppe piemontesi occupano Spoleto. [9]
I volontari di Medici, a bordo dell'Ercole, arrivano a Napoli. [10]
Le truppe piemontesi sbaragliano quelle di Lamoricière a Castelfidardo, nel combattimento muore Pimodan quello dello scontro di Grotte di Castro contro i garibaldini di Zambianchi. [9]
Grosso scontro fra borbonici e garibaldini davanti a Capua, vengono occupate le alture di Caiazzo al di là del Volturno. [5]
Scontri fra i reparti del Ten. Col. Pellegrini della Brigata Sacchi e due Compagnie borboniche che, appoggiate dall'artiglieria, resistono sul lato del Volturno occupato dai garibaldini. [6]
La Brigata Eber combatte a Sant'Angelo. [8]
Il Reggimento che comprende i volontari lodigiani viene svegliato di notte e portato in treno a Maddaloni, da qui arriva al Volturno che passa per andare ad occupare il paese di Caiazzo in aiuto ai duecento arrivati il giorno prima. [3]
I volontari di Medici sono trasferiti in treno a Caserta dove sono alloggiati nel palazzo Reale. [10]
I garibaldini resistono due ore poi finiscono le munizioni ma riescono a ritirarsi al là del Volturno e a tornare a Maddaloni. [3]
Gli ottocento garibaldini lasciati a Caiazzo sono stati attaccati da cinquemila borbonici e non avendo sufficienti munizioni sono dovute ripiegare con gravi perdite. [5]
Anche la Brigata Eber è coinvolta nei combattimenti. [8]
Alla sera i volontari di Medici marciano fino agli avamposti a Limattola sul fiume Volturno ma la base delle operazioni viene posta a Casagiove. [10]
Sugli avamposti nei pressi di Sant'Angelo tenuti dai volontari di Medici arrivano frequentemente bombe e granate sparate dalle artiglierie di Capua. I feriti sono portati alla chiesa di Sant'Angelo. Oltre a Sant'Angelo Medici tiene il Monte Tifata. [10]
Ottobre 1860
Alle quattro di mattina la Brigata Assanti, che si trovava a Caserta, viene inviata a Santa Maria dal generale Sirtori. Alle sei di mattina i garibaldini arrivano a Santa Maria e cercano di marciare verso Sant'Angelo ma, appena fuori Santa Maria, i garibaldini si trovano sotto il fuoco nemico e caricano alla baionetta.
La battaglia infuria fino alle tre del pomeriggio senza che le posizioni mutino. Alle tre pomeridiane giunge Garibaldi in persona con delle riserve giunte da Caserta per condurre l'assalto definitivo contro i bavaresi. L'attacco, condotto alla baionetta, ha successo e le truppe napoletane tornano verso la Scafa di Triflisco da dove erano venute. Anche i garibaldini della Divisione Medici prendono l'offensiva marciando verso il Volturno ed inseguendo i fuggiaschi. [7]
Una decina di artiglieri piemontesi, arrivati da Napoli, combattono nella batteria comandata da De Vecchi di Gavirate. La Brigata Eber combatte tra Santa Maria e Sant'Angelo. [8]
I garibaldini di Medici che sono agli avamposti sul Volturno sono svegliati all'alba dai trombettieri perché il nemico è uscito in forze da Capua ed avanza verso di loro. Dopo una sparatoria ed una carica alla baionetta i borbonici sono respinti ma una colonna nemica tenta l'aggiramento delle posizioni garibaldine. Giunge Garibaldi, portato da una carrozza a due cavalli ed accompagnato da un ufficiale. I nemici, avanzando, sono giunti a poca distanza e sparano numeri colpi di carabina uccidendo l'uomo che guidava il calesse di Garibaldi. Il combattimento infuria con vari tentativi dei borbonici di aggirare le truppe che hanno davanti finché una piccola colonna di borbonici, rimasta staccata dal corpo di cui faceva parte, cerca scampo o tenta un'ardita azione, guadagnando le alture che stanno alle spalle dei garibaldini. Garibaldi invita i volontari che gli sono più vicini a seguirlo e con una cinquantina di uomini guadagna la cima del colle da dove osserva, con il cannocchiale, i fianchi del colle ed il piano dove si combatte e dove si vedono qua e là, anche ad occhio nudo, levarsi frequenti globi di fumo. Intanto appare una schiera di borbonici che, alle prime fucilate, volgono in fuga. [10]
I volontari di Medici che partecipano all'assedio di Capua vengono rilevati da altri volontari e rientrano a Casagiove mentre il generale Medici rimane con gli assedianti. [10]
Garibaldi, mentre, assieme ai Generali Medici e Avezzana, percorreva la linea del fronte per scegliere i punti dove piazzare delle batterie, è fatto segno di un vivissimo fuoco da parte dei borbonici. [6]
Un plebiscito annette le Provincie napoletane e siciliane al Regno di Vittorio Emanuele II. [3]
Votazione sull'annessione al Regno d'Italia. [5]
Garibaldi, quando attraversa il Volturno per andare ad incontrare Vittorio Emanuele, lascia il generale Medici a tenere le linee a Sant'Angelo. [10]
Novembre 1860
La fortezza si arrende. Vi entrano per primi i garibaldini della Brigata Simonetta (Divisione Medici) alla quale appartengono le due Compagnie dei volontari lodigiani.
[3]
Capua si arrende al generale piemontese Della Rocca. [5]
Garibaldi si imbarca per Caprera sull'Washington con il figlio e tre amici. [5]