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Andrea Cavallari - Ginnasio e Liceo


Il Liceo Classico Ludovico Ariosto

Nel 1963/64 mi sono iscritto alla scuola superiore e anche se all'esame di terza media avevo avuto i risultati migliori nelle materie scientifiche, ho deciso di scegliere il Liceo Classico che allora era in assoluto la più importante delle scuole superiori essendo l'unica che desse accesso a tutte le facoltà universitarie.

Curiosamente non ci si iscriveva alla prima classe del Liceo ma alla quarta del Ginnasio, poi c'era la quinta Ginnasio che, dopo un esame di ammissione, dava accesso alla prima Liceo Classico. Arrivati in terza c'era l'esame di maturità.
La durata totale era quindi di cinque anni, esattamente come quella del Liceo Scientifico. Di diverso c'era solo l'esame dopo due anni che fu abolito appena l'ebbi superato, così come era successo per l'esame di Terza Elementare e per quello di ammissione alle Medie.

A Ferrara il Liceo Classico Ariosto era una vera istituzione cittadina. Era nato alla fine del 1860 ed aveva assunto il nome dell'autore dell'Orlando furioso nel 1865. Da allora aveva sempre avuto la sede nell'edificio, sito in via Borgoleoni, dove i Gesuiti aveva tenuto una scuola fin dal 1551 [1].
Preside era il Prof. Pasquale Modestino [2], figura notissima a Ferrara sia per l'impegno profuso nell'insegnamento, sia per la sua attività politica.

Quarta Ginnasio

1963/64 - Liceo Ginnasio Ludovico Ariosto - IV BLe classi del liceo Ginnasio Ariosto erano quasi tutte al piano terreno ai lati di un lungo e largo corridoio a forma di L. In quarta però noi eravamo in una classe ad un piano alto a cui si accedeva per delle scale situate al lato opposto del lato corto della L e nascoste dietro una porticina.
Si trattava di una zona alquanto disastrata, con grosse crepe nei muri e con parti chiuse da assi in quanto pericolanti e con i solai sorretti da grossi travi messi in verticale.

L'impatto con la quarta fu alquanto traumatico per tutti. Non solo c'era il greco antico, alquanto più difficile del latino, ma anche in latino si pretendeva moltissimo dagli studenti in quanto si presupponeva che di grammatica latina sapessero già a menadito tutto quello che c'era da sapere e che quindi non ci fosse più bisogno di insegnarla mentre invece si martellava sull'analisi.

Il risultato fu che, già alla fine del primo trimestre alcuni compagni si erano ritirati passando ad altre scuole. Alla fine dell'anno i ritirati erano quattro su ventitrè alunni e vari altri furono i bocciati.
Fra i professori il più importante era quello di lettere che insegnava italiano, latino, greco, storia e geografia e che da noi era la Prof.ssa Melandri.
La nostra era la sezione B ed era interamente maschile, anche se negli anni precedenti era stata mista, vi era poi la A interamente maschile e la C interamente femminile, quest'ultima però non era nella sede principale di via Borgoleoni ma si trovava nella sede staccata di Vicolo del Gregorio dove vi erano solo classi femminili.

Quinta Ginnasio

In quinta ginnasio (1964/65), benché avessimo raggiunto alcuni ripetenti, eravamo solo in 17. Questa volta eravamo in una stanza sulla sinistra che si apriva sull'atrio prima del corridoio ad L e che quindi non era collegata all'impianto di riscaldamento della scuola.
Avevano così in un angolo una grossa stufa di ferro che veniva caricata a più non posso di combustibile ma che non ce la faceva a scaldare tutta la stanza per cui chi era lontano aveva freddo e chi era vicino era cotto da un lato e gelato dall'altro.

Da un punto di vista dello studio l'anno è stato meno traumatico del precedente ma ci sono stati degli episodi che hanno portato ad alcune sospensioni.
Il fatto più grave però è accaduto verso la fine dell'anno quando uno studente, che già era stato sospeso, si è scagliato (verbalmente) contro la professoressa responsabile della sua sospensione ed è stato espulso da tutte le scuole d'Italia.
Adesso chi allaga volontariamente la propria scuola si prende quindici giorni di sospensione e tutti si stupiscono per la severità della pena ma a quei tempi (1965) si poteva essere espulsi da tutte le scuole d'Italia, anche se ora può sembrare impossibile.

Alla fine dell'anno ci fu l'esame di Quinta Ginnasio al quale si portavano tutte le materie. Come ho detto fummo gli ultimi a superarlo perché subito dopo fu abolito ma non per questo i professori furono di manica larga.
Basti ricordare l'incredibile episodio accaduto ad un mio sfortunato compagno di classe: Mi parli della storia di Cuba -silenzio-, Cosa mi sa dire della storia di Cuba? Niente, Si può accomodare. Risultato: rimandato in Storia ed in Geografia!

Prima Liceo

Nell'anno scolastico 1965/66 passammo finalmente al Liceo. Avevamo parecchie materie nuove come Filosofia, Chimica, Fisica, Scienze naturali e Storia dell'Arte. Non c'era più un singolo professore che insegnasse la maggior parte delle materie come in precedenza ed ogni professore insegnava al massimo due materie.
Essendo rimasti in numero ancora inferiore a quello dell'anno prima la classe fu rimpolpata da parecchie ragazze e diventò mista.

Anche alla fine del 1965 la nostra classe fu scossa da un avvenimento straordinario ma questa volta la colpa non fu di un nostro compagno indisciplinato bensì di un gravissimo scontro fra il preside ed il nostro professore di storia e filosofia che finì sui giornali.
Il risultato fu che perdemmo il nuovo professore che aveva iniziato ad insegnarci la filosofia in una maniera che la rendeva interessante mentre tutti quelli che lo seguirono ce la resero odiosa obbligandoci ad imparare un elenco di filosofi e tutte le fesserie che avevano detto. Era assolutamente proibito criticare ciò che aveva detto un filosofo, anche se, appena si passava a studiare il successivo, si apprendeva che, per prima cosa, costui aveva criticato il precedente.

L'anno fu abbastanza tranquillo ma alla fine vi furono moltissimi rimandati in matematica per la severità dell'insegnante ed in latino per l'attrito che era nato fra la classe e l'insegnante di italiano e latino dopo uno scontro durissimo per un compito in classe di latino dove c'era stata presentata da tradurre dall'italiano al latino quella che in realtà era la traduzione di un brano di un autore latino.
L'insegnante aveva segnato come errore grave tutto ciò che si discostava dall'originale anche se grammaticalmente era giusto. In particolare aveva segnato come errore l'aver tradotto se non con nisi perché l'autore originale, sbagliando, aveva usato si non.
Ne nacquero discussioni interminabili con la professoressa in questione, col preside e col professore di greco (molto più esperto della giovane insegnante di latino) chiamato da noi a fungere da arbitro. Non si risolse nulla ma questo fatto pesò poi sui giudizi di fine anno.

Seconda Liceo

In seconda liceo (1966/67) successe di tutto e di più. Intanto, con l'aggiunta di qualche ripetente e qualcuno arrivato da fuori, tornammo ad essere una classe maschile.
Si sparse subito la voce che l'anno prima eravamo stati trasformati in una classe mista con la speranza che la presenza delle ragazze ci ingentilisse ma che, visto che il risultato era stato opposto, si era dovuti tornare sui propri passi.
In realtà era semplicemente successo che, con l'aumentare delle iscrizioni, era nata una nuova sezione femminile e quindi le nostre compagne andarono a formare la II D.

Ormai eravamo cresciuti e ci sentivamo adulti per cui non eravamo disposti a farci trattare da bambini ed essendo la classe molto unita, riuscimmo (ben prima del 68!) nell'impresa di pretendere il rispetto delle leggi e dei regolamenti.
Nella nostra classe non si fumava (neanche i professori), non si davano prove scritte valide per l'orale, non si dava zero (i voti vanno da uno a dieci) e non si davano prove scritte diverse da una fila all'altra (la prova scritta deve essere la medesima per tutti).

Ci furono comunque degli episodi curiosi come quando il serissimo e severissimo professore di matematica e fisica disse che non voleva che portassimo baffi, barba e basette lunghe come pretendeva la moda.
Di fronte alla nostra immediata protesta fece portare in aula il Testo Unico, sempre citato nelle nostre lotte e fece leggere un articolo nel quale si diceva che chi turba la lezione verrà punito e quando chiedemmo cosa c'entrasse ciò con barbe e baffi, ci disse che lui, a vedere tutto quel pelo, si turbava.
Visto come aveva preso la cosa con spirito, non protestammo e giungemmo ad un compromesso per cui alcuni avevano barba e baffi ma molto piccolini. Un mio compagno di classe divenne famoso perché si fece crescere una basetta lunghissima ed una corta e quando in classe c'era il professore in questione, stava sempre con la testa leggermente girata in modo che vedesse solo la basetta corta.

Ormai eravamo assieme da vari anni e molti di noi avevano dei soprannomi spesso nati per caso. In quest'anno anche a me ne venne affibbiato uno che mi seguì poi per tutta l'Università.

Bisogna sapere che da sempre andavo a scuola vestito in maniera serissima, in giacca e cravatta di stoffa scura senza nemmeno mai indossare un vestito spezzato.
Era in programma una gita scolastica che avremmo fatto con la I C, classe interamente femminile, e così mi presentai alla gita vestito all'ultima moda con un maglioncino attillato color carota.

La cosa stupì moltissimo i miei compagni e mi fece guadagnare il soprannome di Günter che nasceva dal fatto che in quei giorni Günter Sachs aveva sposato Brigitte Bardot.
Probabilmente sulla scelta del nome pesò anche il fatto che nella sezione A c'era già un Porfirio (da Porfirio Rubirosa).
Curiosamente accadde poi che all'Università ci iscrivessimo entrambi ad Ingegneria studiando assieme per molti anni con ottimi risultati.

La professoressa di Italiano e Latino non era la stessa dell'anno precedente ma ciò non impedì che ci fosse di nuovo un terribile scontro su di un compito in classe.
Ci fu data da tradurre una versione di Tito Livio difficilissima e quando, una volta corretti gli elaborati, ci furono detti i voti rimanemmo di stucco: il risultato migliore fra tutti era un quattro e mezzo, c'erano moltissimi uno e la media dei voti della classe era di poco superiore al due.

Appena la professoressa iniziò a leggerci la traduzione corretta capimmo che c'era qualcosa che non andava, infatti nella traduzione comparivano delle parole che nel testo latino non vi erano affatto.
Dopo varie discussioni venne fuori la verità: il testo di Tito Livio era mutilo e le parole in più erano quelle che illustri latinisti avevano supposto poter essere presenti nei buchi del testo che peraltro nella versione a noi presentata erano stati eliminati rendendo impossibile capir qualcosa nel guazzabuglio di frasi così risultante.

Come l'anno precedente vi furono discussioni interminabili con la professoressa e col preside in quanto noi pretendevamo che la prova fosse annullata e ripetuta. Il preside non voleva assolutamente che una prova scritta fosse annullata e così giungemmo al compromesso che, in quel trimestre, le prove scritte sarebbero state quattro e non tre.
Però ci fu detto e ridetto che mai una prova scritta sarebbe stata annullata e che per nessun motivo in quel trimestre sarebbe stata aggiunta ancora una ulteriore prova scritta.

Caso vuole che, nella successiva prova scritta, uno studente si accorgesse che la traduzione della versione proposta si trovasse in un libro che aveva con sé e che riuscisse a passare la traduzione corretta ai suoi compagni.
Successe così che la nostra professoressa si trovasse a dover correggere tante traduzioni tutte identiche e tutte perfette! Dopo aver tanto detto che mai una prova scritta sarebbe stata annullata, non poté invalidare la prova ma diede a tutti un voto alquanto curioso e cioè 9?.
Dopo tanto discutere e quattro prove scritte, il destino ha voluto che in effetti, in quel trimestre, il risultato finale si basasse su due sole prove scritte.

I reperti papiracei

In seconda liceo accadde anche una serie di avvenimenti che fecero scalpore e che portarono a farci considerare una classe terribile. Ora queste cose fanno solo sorridere ma allora se ne parlò a lungo in tutte le scuole di Ferrara.

Un giorno una professoressa vide un mio compagno che stava passando un foglietto ad un altro e pretese che le venisse consegnato. Il mio compagno rimase impietrito ma poi glielo diede benché alcuni intorno a lui, che sapevano cosa c'era scritto, gli suggerissero mangialo, mangialo.

Se lui si fosse rifiutato di consegnarlo dicendo che si trattava di cose private o se la professoressa se lo fosse messo in tasca senza leggerlo subito, tutto si sarebbe potuto aggiustare ma accadde che la professoressa lo aprì e lo lesse subito per cui non poté poi esimersi dal chiamare il preside.

Il foglietto incriminato conteneva infatti una poesia contro il preside molto pesante, irriverente ed offensiva ma la cosa più grave era che la poesia era stata dotata di note e di dotti commenti a piè pagina come se si trattasse di un'opera di un famoso autore inserita in una antologia per studenti.

L'autore della poesia fu sospeso fino alla fine dell'anno il che comportava automaticamente il sette in condotta e l'essere rimandati ad ottobre in tutte le materie ed un altro compagno, che lo aveva aiutato nella stesura dell'opera, fu sospeso per quindici giorni.
Il preside ed il consiglio dei professori non erano però ancora soddisfatti in quanto pensavano che gli autori fossero stati di più in quanto consideravano la poesia troppo ben fatta per essere stata scritta da due soli studenti.

Si decise quindi che l'intera classe doveva presentarsi accompagnata da genitori che furono tutti convocati ad una riunione dalla quale non ci si poteva esimere. La riunione fu tenuta nell'aula di Fisica che era una vecchia aula a gradoni con lunghi banchi di legno come erano allora le aule universitarie e qui successe il fattaccio che fece sembrare nulla tutto quello che era accaduto prima.

Bisogna sapere che ogni banco aveva un asse di legno sottostante dove appoggiare i libri e che generazioni di studenti annoiati avevano lavorato attorno a questi assi togliendo i chiodi che li fissavano al banco in modo che l'asse stesso si poteva sfilare ed infilare a piacere come fosse un cassetto.
La bella superficie intonsa degli assi era molto invitante e negli anni entrambi i lati degli assi erano stati riempiti di scritte, insulti, parolacce e disegni osceni.
Tra i tanti autori anonimi uno però era un vero artista e non aveva fatto i soliti disegni osceni che si vedono nei bagni delle stazioni ma aveva inciso dei veri dipinti a tutto tondo con un tratto deciso e potente che oserei dire michelangiolesco.

Ora accadde che un genitore dalle gambe lunghe urtasse in uno di questi assi e sentendolo mobile lo sfilasse per vedere di cosa si trattava scoprendo uno dei tanti disegni michelangioleschi.
Dopo un breve occhiata costui si alzò interrompendo il preside e sventolando il lungo asse chiese Lei ci dice che qui non era mai successo niente di simile ma mi dica chi ha fatto questi disegni?
Allora ognuno degli altri genitori estrasse il suo asse e successe il finimondo.

La riunione fu subito sospesa e l'aula chiusa a chiave ed interdetta a chiunque. Per alcuni giorni circolarono le voci più strane. Si diceva che il nostro professore di Matematica e Fisica, che era anche vicepreside, avesse chiesto la sospensione dell'intera classe per tre anni.
Per fortuna non fu possibile incriminarci in quanto la lettura di quanto c'era inciso sulle assi fece vedere che molte delle scritte e degli insulti riguardavano professori che erano in pensione da anni.
In effetti quando, all'inizio della I liceo, avevamo scoperto questi legni istoriati, ammirati dalla valentia del tratto, non avevamo aggiunto alcunché ma ci eravamo limitati a numerarli in lettere romane e a chiamarli i reperti papiracei in quanto, in quell'epoca, in letteratura greca stavamo studiando il rinvenimento di antichi papiri ed i metodi della loro classificazione.

L'aula di Fisica rimase chiusa molto a lungo e quando finalmente fu riaperta gli assi erano stati tutti ben inchiodati ai banchi dopo essere stati accuratamente piallati in modo da far sparire ogni scritta ed ogni disegno tanto che gli assi stessi erano diventati incredibilmente sottili.
Una leggenda vuole che ci sia voluto tanto tempo per riaprire l'aula perché il preside ed il vicepreside, vergognandosi di far vedere i disegni osceni a degli operai, avessero personalmente piallato tutti gli assi nelle ore in cui non vi erano studenti.

Terza Liceo

Alla fine della terza liceo vi era il difficilissimo esame di maturità. Allora si portavano all'esame tutte le materie compresa ginnastica orale più i riferimenti dell'anno precedente cioè, per ogni materia, si portava all'esame non solo tutto quanto studiato in terza ma anche due argomenti importanti di quanto studiato in prima ed in seconda liceo.

Non si poteva quindi perdere tempo in cose non inerenti all'esame e ciò portò ad un nuovo scontro, questa volta col severissimo professore di matematica e fisica. Costui era appassionatissimo della sua materia ed in particolare della matematica che definiva la filosofia delle filosofie ed iniziò a spiegarci cose complicatissime che nessuno capiva e che non rientravano nel programma d'esame.

Alla fine del primo trimestre la classe intera si rifiutò di continuare a studiare argomenti non inerenti al programma d'esame, ci fu uno scontro col preside e col professore in questione che non voleva più insegnare alla nostra classe ma che, dopo quindici giorni, rientrò da noi dicendo mi atterrò al programma ministeriale e così fece [3].

Per il resto dell'anno non vi furono più problemi; del resto anche lo scontro col nostro professore era nato solo dalla passione per la sua materia che lo rendeva più adatto ad insegnare all'Università piuttosto che in un liceo classico dove la matematica non era fra le materie più importanti.
In effetti, alcuni anni dopo, questo professore iniziò ad insegnare presso l'Università di Ferrara dove penso si sia trovato meglio che al liceo classico.

1967/68 - Liceo Classico Ariosto - III BAlla fine dell'anno vi fu l'esame che ci impegnò per tutto luglio e che fu molto pesante. Gli esaminatori non si fecero affatto intenerire dal fatto che saremmo stati gli ultimi 215.918 (tanti erano gli studenti iscritti quell'anno agli esami di maturità e di abilitazione) a sostenerlo in questo modo: dall'anno successivo l'esame cambiava, non si portavano più tutte le materie ma solo alcune ed anche le prove scritte diminuivano grandemente di numero.

Tra gli esaminatori vi era un commissario interno ma tutti gli altri professori erano esterni ed alquanto severi. Perfino la ginnastica orale si dimostrò difficile, del resto non so quanti di voi sappiano qual è il diametro del cerchio dall'interno del quale si lancia il peso o quale sia il peso del peso oppure quanti conoscano nel dettaglio le regole del baseball.

Anche nel tema di italiano la classe andò mediamente maluccio e quelli che erano considerati i più bravi nello scrivere, furono giudicati con severità.
Io invece andai benino e la mia soddisfazione fu grande perché in italiano scritto, negli anni del liceo, avevo vagato in una aurea mediocritas dovuta forse al fatto che nel tema di italiano non mi sentivo affatto libero di esprimere il mio pensiero dato che era mia convinzione che, nella correzione dei temi, si guardasse di più a quello che si diceva che a come lo si diceva.

C'è da dire che i tre titoli proposti erano veramente impossibili: uno richiedeva di commentare la frase del Berchet rendetevi coevi al secolo vostro, l'altro chiedeva di confrontare l'assetto dell'Europa dopo il Congresso di Vienna con quello dopo la pace di Versaglia [sic] e l'ultimo richiedeva una riflessione su di un passo del Leopardi.
Non mi ricordo più quale ho scelto io ma escluderei senz'altro di aver deciso per quello sulla frase del Berchet.

Anche in greco non siamo stati fortunati: nonostante il nostro professore ci avesse assicurato che era estremamente improbabile che fossimo chiamati a tradurre Tucidide in quanto considerato troppo difficile e mai proposto agli esami di maturità, ci siamo trovati di fronte proprio un passo di Tucidide relativo alle condizioni della pace di Nicea del 421 a.c.
I professori di greco, chiamati dai giornali a commentarlo, l'hanno definito serio ed impegnativo ma senza difficoltà insuperabili.

Fortunatamente sono stato promosso a luglio, riuscendo così nella non facile impresa di non essere mai rimandato a ottobre e quindi ho potuto godere di una lunghissima vacanza dato che, allora, le lezioni all'Università iniziavano il 5 di novembre.

I miei compagni

Successivamente alla maturità, per due volte, fu organizzata una cena fra ex-studenti della III B. Alla prima di queste partecipò anche il nostro professore di greco che fu simpaticissimo e ci raccontò tanti aneddoti sulla scuola e su quanto accaduto dopo la nostra maturità.

Era il professor Tullio Savino e voglio riportare il suo nome perché in Internet l'ho trovato citato solo da un altro ex-studente del liceo Ariosto, di qualche anno più giovane di me, che non ne parla affatto bene accusandolo di non aver insegnato la sua materia ma di aver parlato volentieri di tanti altri argomenti inerenti alla politica e ai diritti civili.

Invece io ho del Prof. Savino un ottimo ricordo e ritengo che ci abbia preparato benissimo in greco. Il suo compito non era quello di insegnare la grammatica e l'analisi greca (il cui studio, secondo i programmi ministeriali, era terminato al ginnasio) bensì di insegnare la letteratura greca e di portarci ad essere maturi.

La sua passione per i diritti civili nasceva dalla sua travagliata storia politica. Antifascista quando ancora il fascismo era padrone, era stato incaricato dal CLN di occuparsi delle scuole di Ferrara subito dopo la liberazione.
Nelle elezioni del 31 marzo del 1946 che elessero il primo Consiglio Comunale di Ferrara dopo la liberazione, ebbe ben 31766 voti cioè solo 310 in meno di Giovanni Buzzoni che fu poi eletto Sindaco.
Dopo l'invasione dell'Ungheria del 1956 si staccò da qualsiasi partito continuando però ad interessarsi di politica ed alzando la sua voce contro qualunque tipo di dittatura e di totalitarismo, sia di destra che di sinistra.

Dopo quelle due cene non ho più avuto occasione di incontrare i miei compagni di scuola tranne qualcuno di loro ed avrei piacere di ricevere una mail da loro, specialmente da quelli che si sono allontanati da Ferrara.
I nomi che mi vengono in mente sono Angelini, Amorelli, Anselmi, Bernardi, Capuzzo, Ghisellini, Franchella, Tonini, De Santis, Pantaleoni, Osti, Mazzoni, Cocchi, Tamassia, Pignatelli, Degli Uberti, Sacerdoti, Golfieri, Tagliati, Regnani, Tedeschi, Fonsatti, Mantovani, Buriani, Torri, Fedozzi, Boccafogli.
I vari soprannomi non sarebbero oggi considerati tutti political correct ma allora nessuno ci pensava. Fra gli altri ricordo (non nello stesso ordine dei nomi): Fouché, Golpe, il Laico, Rabbi, Cicci, Muzzio, Mafia, il Negro, lo Gnomo, il Birichino, Rori ed ovviamente Günter.

L'origine del soprannome era la più varia. Oltre che da un singolo episodio come nel mio caso, il soprannome poteva nascere da citazioni letterarie o da avvenimenti sportivi.
Ad esempio Golpe non ha nulla che fare con colpi di stato sudamericani ma deriva da una frase del Machiavelli che dice che il Principe deve essere golpe (=volpe) e lione.
Muzzio invece era il giocatore della SPAL che fece due goal al Bologna nella storica vittoria della SPAL a Bologna per 3 a 1 ed il soprannome andò al più appassionato tifoso della SPAL della nostra classe.

Per un certo tempo uno di noi che faceva gare di sci fu chiamato Killy ma poi la cosa cadde in disuso. Non prima però, che essendosi fatto male durante gli allenamenti per una discesa libera, al suo rientro in classe, dopo vario tempo in ospedale, gli facessimo trovare scritto sul banco Questo è il banco di Killy | caduto mentre volava verso il trionfo.

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[1] - Nel 1976 il Liceo Classico Ariosto è stato trasferito in una nuova sede, sita in via Arianuova, 19.   <<

[2] - Il Comune di Ferrara ha ora intitolato una strada al Prof. Pasquale Modestino. E' situata a nord-est della città e si tratta di una laterale della strada provinciale che porta a Copparo.   <<

[3] - Solo dopo essermi iscritto ad Ingegneria ed aver sostenuto più esami di Analisi matematica ho capito quello che voleva insegnarci il nostro professore. Si trattava delle basi logiche della matematica che però vengono insegnate solo all'Università essendo tutt'altro che facili.   <<


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