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Andrea Cavallari - Vela
 
2002 - Traversata dell'Adriatico


Premessa

Nel 2002 una mia collega, esperta skipper, mi dice che dovrà fare un trasferimento con la barca di un amico (portarla in Yugoslavia a fine luglio e riportarla qui in agosto) e mi invita a partecipare, la cosa mi piacerebbe molto visto che è dal corso del 1998 che non ho più fatto vela.

Così il 26 luglio parto da Bologna, assieme ad un'altra collega (Irene), per andare a Marina di Ravenna dove è ormeggiata la barca e dove si trova già la mia collega skipper (Leda).
La barca è un SunDance 36 dei cantieri francesi Jeanneau. 36 è la lunghezza in piedi quindi è lunga undici metri. Ha una cabina anteriore, due posteriori, due bagni ed una vasta dinette.

Arriviamo nel primo pomeriggio e subito smontiamo il genoa [1] per sostituirlo con un fiocco [2] più piccolo (anche se c'è l'avvolgifiocco) [3] perché le previsioni del tempo non sono buone.

Dopo usciamo dal Marina [4] che è del Ravenna Yatch Club e che è molto bello con tutti i servizi necessari e tante barche ordinatamente ormeggiate.

Facciamo un giretto e mentre torniamo vediamo arrivare in macchina gli altri due nostri compagni di viaggio, uno si chiama Giorgio e l'altro Paolo.
In macchina hanno una enorme quantità di bagagli e provviste (la barca rimane di là dell'Adriatico e verranno poi raggiunti dalla famiglia) e li aiutiamo a portare tutto alla barca con dei comodi carrettini forniti dallo Yatch Club.

Alla sera sentiamo le previsioni del tempo che valgono per dodici ore (quindi fino alle sei di domani mattina) e che prevedono un forte peggioramento con vento fino a forza 7 e che gira da Nord a Nord-Est.
Ci si consulta ed i più esperti dicono che non vale la pena di rischiare perché col vento a Nord-Est non si guadagnerebbe comunque tempo. Si decide allora di stare qui fino a domani ed eventualmente partire per Lussino domani nel pomeriggio dopo aver sentito le nuove previsioni.

Il giorno successivo (sabato 27) ci si riposa, si passeggia e si fanno altri lavoretti alla barca (sistemiamo il tendalino). Si parla della rotta da seguire. Si può andare direttamente a Lussino o a Punte Bianche o fare intanto tappa ad Ancona per poi attraversare l'Adriatico da lì.
Alla sera il vento si è attenuato e migliora ma il mare è ancora mosso. Si parla anche di partire subito ma poi si decide di partire un due ore prima dell'alba e ci si appresta ad andare a letto.

Domenica 28 luglio 2002 - Marina di Ravenna - in navigazione

Alle 4 e 30 di domenica 28 si balza dal letto ma appena affacciati al tambuccio [5] vediamo che c'è molto più vento di ieri sera. Si sentono le previsioni del tempo e non sono affatto buone. Viene detto che c'è una tempesta in corso sull'Adriatico Centrale e che c'è il vento a forza 7.

Il vento però si è appena alzato e il mare sembra più calmo di ieri. C'è un gran conciliabolo e si decide che con una dichiarazione di vento a forza 7 non si può più uscire nemmeno per andare ad Ancona come si pensava anche se il vento ora viene da Nord e sarebbe a nostro favore.
C'è anche da dire che la barca è appesantita dalle provviste e sembra non si comporti benissimo con mare mosso scarrocciando molto [6] e faticando molto ad avanzare.

Ormai siamo alzati ed abbiamo preso il caffè quindi è inutile tornare a letto e si decide tutti di andare a vedere l'alba sul molo foraneo anche per controllare le condizioni del mare.
Si attraversa Marina di Ravenna addormentata dove una bombetta fucsia di cartone (nel senso del cappello), abbandonata per terra, è un testimone delle feste del sabato sera.

Si arriva alla diga foranea che è lunga quasi tre chilometri ed iniziamo a percorrerla, qui c'è più vento anche se il mare appare relativamente calmo, ma più si va avanti e più il mare è mosso.

Pian piano arriviamo in cima alla diga e qui le onde sono alquanto alte e ravvicinate. Esce un motoscafo della Guardia Costiera e salta molto sulle onde piantandosi ogni tanto nella successiva.

Finalmente, visto che il bollettino del mare prevede un miglioramento, alle 18 e qualcosa, si parte con un altra barca la Patty, si pensa di andare a Lussino e a secondo del tempo vedere qui cosa fare.
Si esce a motore e seguiamo l'altra barca. Troviamo delle onde molto grosse in un canale ma poi si va un po' meglio.

Al timoneIl porto di Ravenna ha due enormi frangiflutti che chiudono un'area molto vasta dove navighiamo a lungo prima di uscire in mare aperto.
Io li conosco molto bene perché ne ho fatto dei bei tratti a piedi, tanti anni fa, quando partecipavo a delle gara di caccia subacquea. A Ravenna infatti si teneva la Coppa Polinara, che era un gara molto importante.

Ci sono delle belle onde ma direi che quando, nel 1998, siamo andati a vela da Cavo (sull'isola d'Elba) a San Vincenzo era peggio. Timono io per circa un'oretta proprio mentre tramonta il sole alle mie spalle, così mi faccio fotografare con la ruota del timone fra le mani.
La barca, benché sia una barca alquanto sportiva, è molto lenta a reagire al timone perché è molta carica di provviste.

Poi lascio il timone all'Irene. Al largo si va un po' meglio e ci sono onde grosse solo ogni tanto ma arrivano in gruppi di tre o quattro alla volta.
Fa buio pian piano e si comincia a vedere qualche nuvola. Si va con le vele ma con anche il motore acceso e così si va piuttosto svelti.
Si cominciano a vedere le stelle ma anche quando siamo molto lontani e parecchio al largo, rimane una fascia luminosa lungo tutta la costa.

Lunedì 29 luglio 2002 - in navigazione - Božava - Brbinj

La luna sorge alle 23 e rotti ma per un po' non si vede perché è coperta da una nuvola bassa, quando spunta fuori è rossa come un cocomero.
Abbiamo tutti sonno ma nessuno va sotto a dormire. Dopo un bel po' il cielo diventa chiaro e poi sorge il sole ma l'alba non è particolarmente spettacolare anche perché ormai la linea delle isole costiere copre il sorgere del sole anche se le isole non si possono ancora vedere con chiarezza.

La Patty ha fatto una rotta più a sud di Lussino e quindi siamo già all'altezza di Dugi Otok dove siamo diretti e dove ci infileremo fra le varie isole.
All'improvviso Giorgio dice Quello è un tronco o un delfino? Guardo anch'io e vedo bene: è proprio un delfino che sta saltando parzialmente fuori dall'acqua. Ce ne sono anche altri ma sono più avanti a noi e spostati a sinistra per cui si allontanano prima che possiamo distinguerli bene visto anche che ci sono sempre onde.

Sono al timone io e dopo un bel po' sento che il vento è cambiato. Vengono regolate le vele ma sento che si fa fatica a tenere la barca. Guardo l'anemometro e vedo che il vento sta aumentando velocemente ed ha già superato i 16 nodi, allora prende il timone Giorgio, si spegne il motore ed andiamo di bolina [7].
Ora stiamo andando solo a vela ed andiamo anche piuttosto veloci, essendo di bolina c'è da fare qualche virata ed io faccio il prodiere. Abbiamo anche i terzaroli già preparati [8] con una cima [9].

Quando il vento cala riprendiamo ad andare a motore. Arriviamo alla punta nord-ovest di Dugi Otok e vediamo il faro di Veli Rat. Ad ovest del faro c'è una zona di secche e si vedono ancora alcuni relitti di navi emergere parzialmente dal mare.

Ci infiliamo tra l'isola di Molat e Dugi Otok e poi, superata anche la punta nord-est di Dugi Otok viriamo verso sud-est infilandoci in specie di canale larghissimo formato dalle isole di Dugi Otok e di Zverinac.
Tiriamo avanti un po' ma poi di nuovo si alza il vento e facciamo un altro tratto a vela. Dato che la Patty ha continuato ad usare il motore ed ha più vele, ormai è lontanissima e quindi andiamo per i fatti nostri.

Si arriva a Božava e si attracca al porto alle 13 e 05 (di lunedì 29). Nonostante il tempo sia coperto c'è un caldo afoso. Ci sediamo all'aperto in un ristorante sul porto, comincia a piovere allora ci spostiamo ma smette subito.
Prendiamo subito mezzo litro di pivo (cioè birra) e quella che ci portano è molto buona. Da mangiare prendiamo un'ottima insalata di polpo con dei polpi saporiti e tenerissimi e come contorno, una insalata mista.

Dopo mangiato torniamo alla barca ed andiamo a Brbinj che si trova più a sud.
Finalmente arriviamo a Brbinj dove c'è una bella baia piuttosto profonda e tranquilla dove sembra quasi di stare in un lago ma dove il paese è praticamente inesistente: ci sono solo delle case sparse.

Ci sono varie barche ma tutte attaccate a dei gavitelli all'inizio della baia, il pontile invece è libero e ci mettiamo lì.
Brbinj però non è tutta qui: al di là un istmo di terra c'è un'altra baia più grande dove attracca il traghetto di linea e dove andiamo a fare i biglietti per il ritorno.

Brbinj

I luoghi appaiono piuttosto selvaggi, noto delle piante di datura [10] ed osservo la vegetazione tipicamente mediterranea ma che appare simile a quella che si può trovare molto più da sud di qui.
La cosa sembra strana perché, essendo qui racchiusi fra isole, isolette e penisole, il panorama assomiglia a quello che si vede tra i fiordi e dà quindi dà un'idea del nord più che del sud.

Quando torniamo alla barca fa caldissimo. Mi metto il costume e vado in acqua facendo una lunga nuotata. Intanto arrivano molte altre barche.
Attraccano vicino a noi dei tizi su di un megamotoscafo ma non sembrano dei gran marinai: quando arrivano ed attraccano fanno una manovra orrenda e per poco non ci affondano stringendoci contro la banchina.

Alla sera andiamo al ristorante a mangiare il pesce. Quando torniamo alla nostra barca, che oggi pomeriggio era da sola ed in un luogo solitario e silenzioso, vediamo che ora, senza essersi mossa di un millimetro si trova in un luogo pieno di barche tutte fitte ed alquanto rumoroso.

La mattina dopo (martedì 30) ho ancora il tempo per un'altra lunga nuotata ed una passeggiata nei dintorni di Brbinj e poi prendiamo il traghetto per Ancona che ci riporta verso casa.


[1] - Il genoa è un tipo di fiocco di grandi dimensioni, con una lunga base così che la bugna (cioè la punta inferiore posteriore), nelle andature di bolina, è a poppavia dell'albero. Fu così chiamato dagli inglesi e deve il suo nome alla città di Genova dove fu utilizzato per la prima volta nel 1926. <<

[2] - Il fiocco è la vela triangolare anteriore all'albero di trinchetto (nel nostro caso dell'unico albero che abbiamo). Essendo molto più piccola della randa sembrerebbe molto meno importante ma invece dà una grande forza propulsiva, specialmente quando non si è in favore di vento. <<

[3] - Il fiocco normalmente è inferito (cioè attaccato) nella parte anteriore allo strallo di prora (un cavo, ora metallico, che va dalla prora alla testa dell'albero). Quando lo si deve regolare a seconda del vento più o meno forte (con molto vento deve avere una superficie molto più piccola) lo si deve giocoforza sostituire con un altro di diversa misura (ed il più piccolo si chiama tormentina perché lo si usa solo durante le tormente). Questa operazione è tutt'altro che comoda e facile per cui molte barche moderne montano sullo strallo di prora un lungo e sottile cilindro di alluminio su cui è possibile avvolgere il fiocco per variarne la superficie senza doverlo ammainare e sostituire. <<

[4] - Marina è un termine di uso internazionale che indica un porto turistico. <<

[5] - Il tambuccio (o tambucio o tambugio) indica l'apertura e la relativa porta (o pannello scorrevole) usata per scendere sottocoperta mentre gli osteriggi sono delle finestrature sulla coperta o sul cielo della tuga (cioè la parte rialzata rispetto al piano di coperta per aumentare l'altezza in cabina) e servono per dare aria e luce all'interno della barca. <<

[6] - Lo scarroccio è lo spostamento laterale della barca per effetto del vento mentre la deriva è lo spostamento laterale che un corpo galleggiante subisce per l'azione di una massa liquida in movimento, ad esempio una corrente marina. <<

[7] - La bolina è l'andatura che si effettua mantenendo una rotta il più possibile contraria alla direzione di arrivo del vento (cioè circa a 40-45 gradi a destra o sinistra rispetto al vento, se si riduce troppo l'angolo la barca non può più proseguire); si distingue in bolina stretta, bolina o bolina larga a seconda dell'ampiezza dell'angolo al vento). <<

[8] - Terzarolare significa diminuire la superficie della vela (in questo caso della randa) esposta al vento ammainandone solo una frazione. Ogni frazione di vela ammainata si chiama mano (o presa) dei terzaroli. <<

[9] - Cima è il termine generico per indicare una corda (guai a dire corda!) che poi può prendere vari nomi a seconda del suo scopo. Quelle che regolare le vele partendo dal loro angolo posteriore basso (punto di scotta) si chiamano scotte mentre le cimette cucite alla randa che si usano per fissate le mani di terzaroli si chiamano matafioni e la borosa è la cima utilizzata per richiamare e fissare (verso l'estremità del boma) l'occhiello di una bugna delle mani dei terzaroli. Infatti nella randa sono predisposti degli occhielli (uno per ogni mano) per facilitare la presa dei terzaroli. <<

[10] - La datura (Datura stramonium) è una pianta che cresce spontaneamente e che ha grandi fiori bianchi che si aprono di notte. E' velenosa ed i semi possono provocare allucinazioni e delirio. <<


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