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I Silvani di Bagno


Premessa

Nel Comune di Bagno di Romagna vivono tuttora molti Silvani ed anzi, fra i Comuni italiani che non sono capoluogo di Provincia, Bagno di Romagna è quello che ne ha il maggior numero. Se si calcola la percentuale di coloro che portano questo cognome sul totale degli abitanti per Bagno di Romagna e per gli altri Comuni vicini, si ha la netta impressione che questo cognome si sia diffuso a partire da Bagno di Romagna verso la pianura e verso nord.

In effetti è proprio da Bagno di Romagna che derivano i Silvani di Sarsina [>>] che si trasferirono all'inizio del XVIII secolo ed anche i Silvani di Pieve Santo Stefano, miei antenati, vi sono giunti da Bagno di Romagna nella prima metà del XIX secolo [>>].

Ho fatto alcune ricerche a Bagno di Romagna presso la Biblioteca ed Archivio Storico Comunale trovando tantissime notizie e tantissimi Silvani. E' molto difficile dire se tutti questi Silvani derivino da un antenato comune o no. Molti di questi Silvani sono possidenti e proprietari di terreni, altri sono mezzadri o contadini e vi sono anche svariati braccianti e perfino un mendicante.

Dato che la tendenza comune a tutte le famiglie era di cercare il coniuge fra quelli che erano al loro stesso livello sociale e quindi i possidenti sposavano altri possidenti, sembrerebbe difficile che tutti costoro, di così diverse estrazioni sociali, derivino dalla stessa famiglia. Bisognerebbe capire però come i Silvani suddividessero le eredità.

Infatti, mentre alcune grandi famiglie di possidenti del XVI secolo sono praticamente sparite nei secoli seguenti perché dividevano equamente le loro proprietà fra gli eredi arrivando così a spezzettarle eccessivamente, fra i Silvani, in ogni secolo, troviamo una o due persone sulle quali si concentra la maggior parte delle proprietà.

Quindi, se fra i Silvani vi era di fatto una specie di maggiorascato, può darsi che i discendenti dei figli cadetti tendessero ad impoverirsi e a dover poi lavorare come dipendenti di quelli che erano ormai parenti molto lontani.

I da Vitine nel XVI secolo

Vicino a Bagno di Romagna, sulla destra del fiume Savio, si erge il Poggio Vitine (897 metri sul livello del mare). Nel 1543 i poderi situati poco più in basso dal lato del fiume Savio, detti anch'essi Vitine (in dialetto locale Vitna), erano di proprietà di Renzo di Sandro e degli eredi di Gabriello, consiglieri della Comunità di Bagno, che vivevano sui loro terreni e che pertanto erano indicati come i da Vitine [1].

Fra il 1559 ed il 1615 troviamo continuamente degli esponenti di questa famiglia fra i consiglieri della Comunità di Bagno a riprova dell'importanza, anche economica, di una famiglia che diventerà poi una delle maggiori fra quelli dei possidenti. In particolare ricordiamo Jacopo di Gabriello (consigliere dal 1559 al 1577), Sandro di Giovan Paolo detto Buscone (1562), Giovanni di Goro detto Basetta (dal 1562 al 1574) e Luca di Giovanni (dal 1574 al 1598).

Nel 1599 Francesco, figlio di Giovanni di Goro, ingrandì le proprietà di famiglia acquistando dei terreni alla Valle (subito a nordovest e più in basso di Vitine) per un valore di 170 bolognini [2] e poi, nel 1612, comprò altri terreni del podere della via Alta (situati al di là di Poggio Vitine) da Ser Jacopo Malvisi per 150 bolognini. Nello stesso periodo, suo fratello Fabiano era consigliere della Comunità di Bagno.

Nel 1615 si trova citato il nome del figlio di Fabiano, che si chiamava Silvano e presso il nome c'è il cognome Silvani. Ciò potrebbe far pensare che il cognome Silvani (per lo meno per quanto riguarda i Silvani di Bagno) nasca in questo momento e derivi dal nome del figlio di Fabiano che si chiamava appunto Silvano.

Ciò però è molto improbabile per diversi motivi: innanzi tutto quando un cognome nasce da un nome il primo che viene indicato con quel cognome è il figlio od il nipote di chi aveva quel nome e non lui stesso e noi sappiamo che il padre di Silvano si chiamava Fabiano, suo nonno Giovanni e suo bisnonno Goro.

Inoltre, proprio nel medesimo anno, troviamo un altro da Vitine citato con il cognome Silvani, si tratta del Reverendo Don Alessandro di Francesco Silvani da Vitine che viene rimproverato dall'Abate di Bagno per essere uscito dalla giurisdizione della sua abbazia senza avergliene prima chiesto licenza.

Non sapendo quando i da Vitine hanno acquistato i loro terreni non si possono fare ipotesi certe ma, considerato che queste zone sono state conquistate da Firenze nel 1404 e che i primi da Vitine noti erano già persone importanti e consiglieri della Comunità di Bagno, non è improbabile che venissero da Firenze e che portassero già il cognome Silvani rimasto poi inutilizzato per qualche tempo, anche perché allora era frequente l'uso di indicare i componenti di una famiglia col nome della loro proprietà e non con il loro cognome.

Del resto mia nonna (il cui nonno era un Silvani di Bagno) ha sempre sostenuto che la sua famiglia fosse originaria di Firenze. E' vero che si potrebbe pensare che, dato che lei era nata a Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo e che invece Bagno era allora in provincia di Firenze, si riferisse a questo ma lei ha sempre indicato la città di Firenze e non il solo territorio fiorentino.

Per altro, nel 1468, fra i priori della città di Firenze con l'incarico di Notari troviamo un Ser Silvano di Giovanni Silvani vicino al cui cognome vi è scritto alias Martini ma questa annotazione non compare più accanto al nome di suo figlio [3].
Può anche darsi che, per qualche tempo, si fosse preferito un cognome diverso da Silvani per una qualche ragione politica come, nei secoli precedenti, era accaduto, all'epoca dei guelfi e dei ghibellini prima e dei bianchi e dei neri poi, a chi aveva un cognome legato alla fazione perdente e che sia stato proprio in questo periodo che un ramo della famiglia Silvani si sia trasferito a Bagno da poco entrata in possesso di Firenze.

I Silvani nel XVII secolo

Nel 1633 il podere detto Casa Nuova che era di proprietà della Comunità di Bagno venne concesso a Silvano Silvani con un contratto di livello. Si trattava di un tipo di contratto, risalente al medioevo, dove grandi proprietari laici o più spesso ecclesiastici concedevano in locazione i propri terreni.
Dato che la durata di questi contratti era di solito lunghissima (parecchi decenni) si considerava l'affittuario come il vero proprietario perché era lui che decideva tutto e si preoccupava di gestire e di migliorare i terreni mentre ai veri proprietari andava solo una rendita fondiaria prefissata.

Nel 1635 troviamo citato Agnolo Silvani fra i consiglieri della Comunità di Bagno.

Circa nel 1644 i Silvani si imparentano con la famiglia che possedeva gran parte dei terreni in Valle di Ancisa che si trova oltre il Savio rispetto a Vitine e a nord-ovest di Bagno e che era ricca di vigneti.
Francesca di Giovanni Silvani da Vitine sposa Angiolo d'Ancisa discendente da Girolamo di Giovanni che possedeva già questi terreni oltre un secolo prima. Nel 1654 Francesca Silvani muore ed Angiolo si risposa. I suoi discendenti portano ora il cognome Ancisi.

Durante la prima metà del XVII secolo i Silvani continuano a vivere sui loro terreni a Vitine. Il nucleo di Vitine era formato allora da più case, alcune delle quali sono quelle che saranno poi chiamate Vitine Vecchia. Oltre ai Silvani su questi terreni vivono vari coloni tra i quali troviamo citato, nel 1646, Pier Francesco Monti.

A quel tempo proprietario dei terreni era Giuliano Silvani che aveva due figli Gregorio e Pasquino. Nel 1648 Gregorio si trasferisce a Bagno dove viene eletto depositario del grano mentre Pasquino e suo padre Giuliano continuano a vivere a Vitine e a condurre i loro poderi.

Nel 1655 Giovanni Antonio Silvani, figlio di Silvano, acquista i poderi della località Il Chiuso (in dialetto locale El Chiuse), anch'essi, come quelli di Vitine situati piuttosto in alto a 728 metri sul livello del mare ma al di là del Savio rispetto a Vitine.

Stemma dei Silvani di SarsinaNella seconda metà del XVII secolo i Silvani entrano a far parte della nobiltà bagnese. Non so quale stemma esibissero e se fosse quello poi utilizzato dai Silvani di Sarsina, loro discendenti.
Lo stemma dei Silvani di Sarsina era D'azzurro alla fascia di rosso accompagnato in capo da tre stelle di sei raggi d'oro ed in punta da uno scaglione del secondo
[4].

E' forse in questo periodo che a Vitine viene eretta, probabilmente dalla famiglia Silvani, una chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate e a San Francesco. Esiste il resoconto della visita a questa chiesa, effettuata il 28 ottobre 1697, dall'inviato del Vescovo che scrive di averla trovata molto danneggiata da un terremoto.
In realtà, pochi mesi prima (il 4 aprile 1697), era stata sì danneggiata ma non da un terremoto bensì da una grossa frana che aveva abbattuto anche cinque case ed ucciso quattro persone, un centinaio fra pecore e capre e venti bestie grosse.

I Silvani ingrandiscono le loro proprietà acquisendo altri terreni, poderi e case. Il più grande proprietario terriero fu Piero Silvani detto il Sordino. Nel 1698 costui era già morto e le sue proprietà erano andate ai suoi numerosi eredi. Nello stesso anno troviamo un Angiolo Silvani che possiede il podere di Sambulino dove sorgevano anche tre case.

Oltre ai terreni a Vitine, da più di un secolo di proprietà della famiglia ed al podere Casa nuova acquisito nel 1633, gli eredi di Piero Silvani, nel 1698, possiedono Pian della Croce (vicino al crinale sopra la Valle d'Ancisa), un grande podere ad Ancisa, La Casina ed il Chiuso. Questi ultimi due, vicini fra loro, erano al di qua ed al di là della confluenza fra i torrenti Faeta e delle Gualcherie.

I Silvani nel XVIII secolo

Nel corso del XVIII secolo i Silvani ingrandiscono ancora le loro proprietà ma vendono anche qualcosa. Nel 1709 Giovanni Antonio Silvani vende alla famiglia Balassini il podere detto Casa Nuova che i Silvani avevano affittato, nel 1633, dalla Comunità di Bagno con un contratto di livello e che evidentemente era diventato loro in epoca successiva.

Già nel '600 i Silvani avevano acquisito dei terreni in Valle d'Ancisa e nel corso del '700 li ingrandiscono. Il villaggio d'Ancisa esisteva già nel 1225 quando era di proprietà del Conte Guidi e vi vivevano sei famiglie ed aveva raggiunto la sua massima estensione alla metà del XVI secolo quando vi erano 31 famiglie che abitavano 28 case suddivise in due diversi nuclei [5].

Successivamente, a causa di cattive annate e della eccessiva frammentazione dei fondi dovuta alle eredità, il paese decadde e già nel 1626 il villaggio originario era scomparso e le case erano chiamate con nomi specifici. Quando, nel 1698, gli eredi di Piero Silvani detto il Sordino erano proprietari di una casa ed un grande podere, ad Ancisa erano rimaste solo cinque abitazioni.

Poco prima della metà del XVIII secolo le case si erano ridotte a tre: Ancisa di Sotto (in dialetto locale ed Sotto) che era dei Silvani, Ancisa di Sopra (ed Supra) che era della Badia di Bagno e Vignolo d'Ancisa che era anch'essa dei Silvani. Tutte queste proprietà erano affittate a mezzadria e quindi nessuno dei proprietari le abitava.

Successivamente Ancisa di Sotto venne chiamata Villa di Sotto o anche, in dialetto, Batocche. Nel 1757 la proprietà era già di Carlo Silvani che era diventato un grosso possidente e che acquisterà poi anche gli ultimi terreni che non erano dei Silvani diventando l'unico proprietario di Villa di Sotto.

Il grande fondo di Ancisa di Sotto era di 200 staja. La staja era la superficie che poteva essere seminata utilizzando uno stajo di grano, non si tratta di una misura precisa per cui, a seconda dei luoghi e delle epoche, andava da 520 a 1600 mq. Non sapendo quale sia stata la misura usata allora non sono in grado di dare la dimensione precisa del fondo che comunque era sicuramente grande (da un minimo di oltre 10 ettari ad un massimo di 32).

Oltre ai terreni ad Ancisa i Silvani possedevano altri terreni a Pian della Croce sul crinale sopra Ancisa. Nel 1788 risultano essere dei fratelli Carlo, Paolo Noè e Don Giuseppe Silvani. Il Chiuso (el Chiuse), acquisito dai Silvani nel 1655, rimane di proprietà della famiglia per tutto il XVIII secolo. Nella prima metà del secolo risulta essere del sergente Domenico Silvani che vive a Bagno mentre, nel 1788, anch'esso risulta di proprietà dei fratelli Carlo, Paolo Noè e Don Giuseppe Silvani.

Per quanto riguarda le più antiche proprietà di famiglia a Vitine, c'è da dire che, dopo la frana del 1697, l'abitato aveva assunto il nome di Vitine Vecchio o Case Vecchie (in dialetto Cas Vecchi). Qui a metà del secolo viveva Gregorio Silvani che coltivava la sua proprietà coadiuvato da Giovanni Francesco Paradisi. I Silvani di Bagno, suoi parenti, avevano a Vitine anche altre proprietà.
Per quanto riguarda la chiesetta probabilmente per lungo tempo non è stata restaurata dopo i danni provocati dalla frana, infatti non la si trova citata nelle visite fatte dall'incaricato del Vescovo nel 1723 e nel 1759 (quest'ultima visita fu fatta da Don Antonio Silvani, sostituto del Vescovo).
Prima delle fine del secolo però sia Vitine che l'altro podere di Vitine Vecchio saranno ceduti dai Silvani alla famiglia Glanderini.

Infine il podere di Sambulino, che era di proprietà di Angiolo Silvani nel 1698, nel 1742 è di Don Fabiano Silvani e passa poi (entro il 1774) a Luca Silvani che era nipote di Don Fabiano e che era nato e viveva a Sarsina dove un ramo della famiglia si era trasferito, probabilmente, nei primi anni del '700 [6].
Don Fabiano Silvani, nel 1720, possedeva anche un podere a Campo del Rosso, che però, cedette, dopo pochi anni, a Donato Salvetti. Luca Silvani aveva anche un podere ad Albereto ed una casa nel borgo dietro all'oratorio di Santa Maria del Sangue ma non so quando li avesse acquisiti.

Nel 1754 troviamo Benedetto Silvani fra i consiglieri di Bagno [7]. Può darsi che si tratti del medesimo Benedetto Silvani, padre di Luca, che era emigrato a Sarsina ma che conservava ancora varie proprietà a Bagno.

Con i dati in mio possesso non si riesce a fare una genealogia abbastanza precisa dei Silvani in questo secolo ma si possono delineare abbastanza bene le parentele di Carlo Silvani che viene definito un gran possidente di Bagno. Carlo nasce circa nel 1720 e suo padre è, molto probabilmente, Domenico Silvani che ho trovato definito come il sergente. Ha almeno due fratelli: Paolo Noè e Giuseppe che diventa prete.

Carlo si sposa due volte e dato che entrambe le sue mogli portano il cognome Fabbri, è possibile che si trattasse di due sorelle. Dalla prima, che si chiama Rosa, ha Domenico (1747-1817) e dalla seconda, che si chiama Maria Barbara, ha altri due figli maschi: Francesco (1754-1829) e Lorenzo (1758-1827) [8].

Carlo Silvani viveva a Bagno e di fianco alla sua casa vi era il Teatro dei Ravviati, sorto nel XVII secolo e che fu restaurato nel 1774. Nel 1781 Carlo Silvani divenne il Camerlengo dell'Accademia che gestiva il teatro [9].

Nel 1742 nacque a San Piero in Bagno un Silvani che divenne un famoso teologo e del quale ignoro la parentela con gli altri. Si tratta di Andrea Silvani che assunse il nome di Padre Gabriello quando prese i voti per cui è noto come Gabriello Silvani o anche come Gabriello da Bagno [10].
Di lui parlo più diffusamente nella pagina dedicata agli Altri Silvani, anche non imparentati, più o meno famosi [>>].

I Silvani nel XIX secolo

Nel Catasto Toscano del 1829 (che però in molti casi è aggiornato solo fino al 1826) [11], troviamo che i Silvani che hanno delle proprietà nel borgo di Bagno sono quattro. Giuseppe Silvani fu Piero possiede una casa con una botteguccia al piano terra. Ignoro il suo grado di parentela con gli altri Silvani.

C'è poi Francesco Silvani fu Carlo che ha molto proprietà e ci sono gli eredi di suo fratello Lorenzo che era morto il 31 maggio del 1827. Infine c'è Luigi Silvani fu Luca che penso possa essere uno degli otto figli del notaio Luca Silvani di Sarsina che aveva mantenuto il possesso di alcune antiche proprietà della sua famiglia che era originaria di Bagno.

Nel corso dell'800 molte delle proprietà dei Silvani saranno alienate. In Valle d'Ancisa molti terreni passano alle famiglie Dei e Biozzi ma il grande fondo Ancisa di Sotto, di 200 staja, nel 1855, è di Giuseppe Silvani, figlio di Francesco e nipote di Carlo, e nel 1876 il podere è del figlio di Giuseppe Silvani che si chiamava Francesco come suo nonno.

Invece i poderi a Villa di Sotto vengono ceduti, prima del 1855, alla famiglia Dei mentre quelli a Pian della Croce rimangono dei Silvani fino a quasi la fine del secolo quando Francesco Silvani, figlio di Giuseppe, verso gli anni '80, cedette il podere a Gaspero Dei. Il Chiuso viene venduto alla famiglia Crisolini fra il 1841 e 1847.

Nel corso del secolo viene però acquisita anche qualche nuova proprietà. Ai primi dell'800 i Silvani di Bagno comprano un podere nella località detta il Casone vicino a Villa di Sotto dove avevano molti terreni. Nel 1819 Francesco Silvani compra un altro podere a il Casone e rimane l'unico proprietario di tutto.

Anche i Silvani che si erano trasferiti a Sarsina vendono (prima del 1855) la loro proprietà di Sambulino ai Biozzi mentre invece mantengono più a lungo quella di Albereto.

Come ho detto anche nella premessa di Silvani a Bagno ce ne sono molti ed è difficile ricostruire i vari rami genealogici. Ci sono possidenti, mezzadri, contadini, braccianti e perfino un mendicante. Per quanto riguarda i possidenti, oltre ai discendenti di quelli già citati in precedenza, ho trovato vari Silvani possidenti a Fontechiusi della cui famiglia non ho notizie risalenti ad epoche precedenti.

Con Fontechiusi si intende il territorio della Parrocchia della Chiesa di San Silvestro in Fontechiusi che si trova subito a nord a San Piero in Bagno, importante frazione di Bagno di Romagna ed attuale sede del Comune.

Però, considerato che fra questi Silvani è molto frequente il nome Domenico, è probabile che fossero imparentati con il ramo principale dei Silvani dove pure abbiamo trovato alcuni Domenico. Abbiamo Domenico Silvani (1751-1838) figlio di Nicola e suo fratello Luigi (1753-1835) che diventa cappellano, Pier Domenico (1761-1831) figlio di Giovanni Domenico e c'è poi Domenico Pasquale (1770-1835), figlio di Antonio, che è anch'esso possidente e vive a Fontechiusi. Infine c'è Antonio (1732-1820) figlio di Piero che potrebbe essere l'Antonio padre di Domenico Pasquale.

E' probabilmente uno di questi il Domenico Silvani, che viveva non lontano dalla chiesa di San Silvestro ed al quale nacque un figlio nel 1785, da cui discendono tutti i Silvani di Pieve Santo Stefano tramite suo nipote Giuseppe.

Successivamente di Silvani, possidenti a Fontechiusi, troviamo Maria Antonia (1780-1830) figlia di Pier Paolo, Giuseppe (1811-1842) figlio di Francesco, Maria Giovanna, figlia di Sante, che sposa Giovanni Damiani nel 1842 ed un altro Giovanni Domenico, figlio di Antonio che sposa Maria Donati nel 1833.

Nell'800 però a Fontechiusi vivono altri Silvani che lavorano la terra e che non sembrano imparentati con i precedenti a meno che la parentela non risalga a tempi alquanto più antichi. Abbiamo Marco Alessandro (1763-1835) che è definito colono e Giuliano (1759-1838) e Paolo (1754-1841) che sono mezzadri [12].

Per quanto riguarda il ramo principale dei Silvani, Carlo Silvani aveva avuto tre figli maschi e di questi ho notizia di ulteriori discendenti solo per quanto riguarda il suo secondogenito Francesco. Del primogenito Domenico non ho notizia né di un eventuale matrimonio, né di suoi discendenti mentre ho notizia del matrimonio dell'ultimogenito Lorenzo che però sposa una bracciante, Maria Domenica Bertani, quando aveva già 62 anni.

Francesco Silvani sposa Francesca Bernardini (1773-1842), figlia di Giovanni e Margherita Vicchi, che ha 19 anni meno di lui. Dal loro matrimonio nascono due femmine ed un maschio, le femmine sono Caterina che sposa Giuseppe Zanetti nel 1817 ed Angiola che sposa Giovanni Franceschi nel 1820 mentre il maschio è Giuseppe che nasce nel 1802.

Giuseppe si sposa due volte. Un discendente di un cugino di mia mamma che si interessa anche lui di ricerche genealogiche, mi aveva segnalato che il padre del mio bisnonno si chiamava Giuseppe Silvani e proveniva da Bagno ed aveva quindi ipotizzato un terzo matrimonio di Giuseppe ma si è poi visto che in realtà il Giuseppe Silvani mio antenato è un omonimo di questo Giuseppe.

Mi erano comunque sorti dei dubbi su questa ipotesi perché di Francesco, figlio del primo dei due Giuseppe Silvani di Bagno, verrà detto ultimo esponente di questa stirpe di proprietari e perché nel 1853, anno di nascita di mio bisnonno Saturno a Pieve Santo Stefano, Giuseppe sembrerebbe abitare ancora a Bagno in quanto viene eletto presidente dell'Accademia del Teatro dei Ravviati che aveva ripreso l'attività, nel 1851 dopo un periodo di decadenza.

Il primo matrimonio di Giuseppe è con Margherita Versari, figlia di Giovanni ed Anna Versari. Tra il 1832 ed il 1835 nascono tre femmine: Olimpia Maria Anna, Olimpia ed Angiola ma Olimpia Maria Anna ed Angiola muoiono entrambe ancora molto piccole. Margherita Versari muore il 1 aprile 1836 all'età di 27 anni.

Dopo qualche anno Giuseppe Silvani si risposa con Teresa Gambineri, figlia di Giovanni e Petra Vanni. Gambineri non è un cognome esistente a Bagno ed è molto probabile che Giuseppe abbia conosciuto la sua futura moglie attraverso la famiglia di sua sorella Angiola Silvani la cui suocera era una Gambineri.

La madre di Giuseppe, che è vedova, vive con lui ed anche sua suocera, Petra Vanni (1775-1841), viene a vivere assieme alla figlia ed al genero. In casa abitano stabilmente anche due domestiche, una anziana (Francesca Bonaventura) ed una giovane (Antonia Moretti).
Dal matrimonio con Teresa Gambineri nascono Adele (1839), Francesco (1841) ed Ernesta (1844) che però muore dopo soli 18 giorni. Il 24 luglio del 1845 Teresa Gambineri, che aveva allora 28 anni, muore di parto dando alla luce Petra che però sopravvive solo dieci minuti.

Francesco è colui che erediterà le proprietà di Giuseppe Silvani e di lui verrà detto ultimo esponente di questa stirpe di proprietari, immagino quindi non abbia avuto discendenti mentre Adele dovrebbe essere colei che lascerà tutti i suoi averi affinché venga realizzata a Bagno una casa di riposo che sarà poi costituita nel 1910 e porterà il nome di Adele Silvani.

Sia il primo che il secondo matrimonio di Giuseppe Silvani non compaiono negli archivi di Bagno di Romagna [13]. Dato che allora ci si sposava nella parrocchia della sposa, ciò significa che né Margherita Versari, né Teresa Gambineri erano della Parrocchia di Santa Maria Assunta.
In effetti allora di Gambineri a Bagno non ce n'erano mentre Versari era un cognome relativamente frequente ma c'erano molti anche nelle parrocchie vicine [14].

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[1] - a cura di Claudio Bignami, Alessio Boattini ed Angelo Rossi - Al tempo del corojje: poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna. Immagini e storie d'altri tempi - Edizioni il Girovago - Cesena, 2010.   <<

[2] - Il bolognino, detto anche soldo, valeva 12 denari mentre 20 bolognini facevano una lira perciò dire 170 bolognini equivale a dire 2040 denari oppure 8 lire e 10 soldi. Da allora la lira ha veramente avuto una forte svalutazione!   <<

[3] - Ildefonso di San Luigi - Istorie di Giovanni Cambi cittadino fiorentino - Volume Primo - per Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale - Firenze, 1785.   <<

[4] - Pietro Ercole Visconti - Città e famiglie nobili e celebri dello Stato Pontificio - Tipografia delle Scienze - Roma, 1847.   <<

[5] - Alessio Boattini - La Villa d'Ancisa: un villaggio rurale fra Cinque e Seicento in Le vite dei Cesenati - Volume IV - Editrice Stilgraf - Cesena, 2010.   <<

[6] - Vittorio Tonelli - Sarsina Napoleonica: storia e folklore in terra romagnola - Grafiche Galeati - Imola, 1980.   <<

[7] - a cura di Pier Giovanni Fabbri - La Val di Bagno in età medioevale e moderna - Centro di Studi storici - Bagno di Romagna, 1991.   <<

[8] - Archivio Storico Comunale di Bagno di Romagna - Registro dei nati, morti e matrimoni - 1817-1834.   <<

[9] - AA.VV. - La Val di Bagno: contributi per una storia - Atti del 2° Convegno di studi storici "L'alta Valle del Savio tra Romagna e Toscana dal Medioevo al Novecento", 11 ottobre 1991 - Centro di studi storici - Bagno di Romagna, 1995.   <<

[10] - Marta Pieroni Francini - Un vescovo toscano tra riformismo e rivoluzione: Mons. Gregorio Alessandri (1776-1802) - Editrice Elia - Roma, 1977.   <<

[11] - Sandro Vecchietti - Studio di fattibilità per il ricupero del Centro Storico di Bagno di Romagna - Comune di Bagno di Romagna.   <<

[12] - Archivio Storico Comunale di Bagno di Romagna - Registro dei morti - 1835-1865.   <<

[13] - Archivio Storico Comunale di Bagno di Romagna - Registro dei matrimoni - 1835-1865.   <<

[14] - Oscar Bandini - Il popolo di Pietrapazza - Cooperativa culturale Re Medello - Forlì, 1989.   <<


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