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I Martini del Trentino


Premessa

E' Vittorio Spreti che nella sua Enciclopedia storico-nobiliare italiana [1], pubblicata fra il 1928 ed il 1935, ci parla diffusamente dei Martini del Trentino o più esattamente ci parla di tre famiglie Martini la cui nobiltà era stata riconosciuta dal Regno d'Italia.

Due di queste famiglie derivano da un unico ceppo, originario di Pejo. L'antenato più antico è Martino Martini, un notaio che visse nella seconda metà del 1400. Nella chiesa parrocchiale di Pejo vi è la tomba di famiglia dei Martini che risale però al 1600.

In verità è esistito anche un altro ramo della famiglia che da Peio passò a Revò e che fa capo al Carlo Antonio Martini, che tanto in diplomazia, quanto nella magistratura raggiunse le più alte cariche e fu Presidente della Corte Suprema di Giustizia a Vienna ed incaricato della compilazione del Codice Teresiano.

Nel dicembre 1780 l'imperatore Giuseppe conferì a Carlo Antonio Martini il titolo di barone. Carlo Antonio però ebbe due soli figli maschi, Massimiliano e Paolo, entrambi morti senza prole per cui questo ramo si estinse.

Altri Martini trentini da segnalare sono i fratelli Federico e Martino Martini che, nel 1848-49, si distinsero nella difesa di Venezia, specialmente a Marghera; Federico Martini, capitano d'Artiglieria fu portato all'ordine del giorno della Repubblica Veneta. Nel 1867 un loro fratello, Giuseppe Martini, morì nella lotta contro il colera ed ebbe la medaglia d'oro per i benemeriti della salute pubblica.

I Martini di Trento

A questa famiglia appartiene il famoso padre gesuita Martino [>>], che nel secolo XVI fu il primo missionario che percorse quasi intieramente la Cina facendo importanti studi specialmente geografici sul paese e che lasciò un'opera insigne intitolata Novus Atlas Sinensis.

Sono poi da citare i dottori Carlo Fabiano Martini e Girolamo Martini, entrambi vissuti nella seconda metà del '600. Il primo fu Assessore delle Valli di Non e di Cles mentre il secondo, fu Segretario del Principe Vescovo di Trento.

Il 27 novembre 1641 il Principe Massimiliano Dietrichstein, in nome dell'imperatore e re Ferdinando d'Austria, innalzò questa famiglia alla nobiltà con il predicato di Wasserberg (Valle Aperta).

Il loro stemma è troncato: al 1° d'oro, all'aquila di nero, linguata di rosso, posante sulla vetta di un monte di 5 cime, all'italiana, d'argento, caricato di uno scaglione di rosso, nascente sulla partizione; al 2° d'azzurro al giglio d'argento con una fascia dello stesso cannellata inferiormente, ritirata nella parte superiore del campo azzurro mentre il cimiero è mezz'aquila di nero, linguata di rosso, addossata ad un mezzo giglio d'argento.

Questa famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana con i titoli di nobile e cavaliere del S.R.I. Nel 1929 questi Martini furono autorizzati dal Tribunale di Verona a chiamarsi de Martini de Valle Aperta.

I Martini di Salorno

Un ramo dei Martini di Pejo si trasferì a Salorno. L'imperatore Francesco, con diploma 25 giugno 1765, elevava al cavalierato del S.R.I. col titolo di nobile di Wassenberg Carlo Ferdinando de Martini e i suoi legittimi discendenti d'ambo i sessi.

Il loro stemma è inquartato nell'1° e 4° d'azzurro al cavallo allegro, d'argento, al 2° e 3° d'argento al giglio di rosso mentre il cimiero è a destra: il genio alato, nascente, vestito d'argento con la cintura di rosso, capelli biondi, ali d'argento e di rosso tenente in ciascuna mano un giglio di rosso; a sinistra: un cavallo allegro, d'argento, nascente.

Intanto Giovanni Andrea Martini, nato nel 1751 a Salorno, si era traferito a Trento occupandovi una posizione assai notevole, tanto che Carlo Teodoro di Baviera, Vicario Imperiale, con diploma del 30 settembre 1790, lo innalzò alla dignità di cavaliere del S.R.I.

Questa famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana e nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana con i titoli di cavaliere del S.R.I. nobile di Wasserberg.

I Martini di Mattarello

Quella dei Martini di Mattarello è un'antica famiglia trentina, nota dalla metà del XVI secolo, che ricevette, nel 1586, la nobiltà equestre del Sacro Romano Impero. Nel 1790 un ramo di questa famiglia fu elevato al rango di conte del Sacro Romano Impero con i predicati di Griengarten e Neuhof ed un altro fu elevato al rango di conte del Impero Austroungarico nel 1844, titolo che venne poi riconosciuto anche dal Regno d'Italia.

Lo stemma dei Martini di Mattarello è inquartato al 1° e 4° di rosso all'aquila coronata d'oro; al 2° e 3° d'oro alla banda d'azzurro carico di tre api del campo; sul tutto interzato in scaglione, di verde, di rosso, d'azzurro, allo scaglione d'argento sulla partizione, accompagnato da tre gigli d'oro, il 1° in sbarra, il 2° in banda, il 3° in palo.

I cimieri dello stemma sono ben tre. Il primo è il guerriero appoggiato ad una lancia d'oro, rivoltato, il secondo è l'aquila del campo ed il terzo, che risale al 1891 quando il titolo di Conte fu riconosciuto dal Regno d'Italia, è la torre di due palchi, d'argento, banderuolata d'oro mentre i sostegni sono due cavalli morelli ritti ed affrontati, rimiranti all'infuori.


[1] - Vittorio Spreti - Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobile e titolate viventi riconosciute del R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovile, abbazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti - Volume 4 - Edito da "Enciclopedia storico-nobiliare italiana" - Milano, 1931.   <<


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