Torna all'indice      Spazio per comunicazioni urgenti

Note di Adamoli sulla Spedizione Agnetta


Premessa

Giulio Adamoli fece parte della Spedizione Agnetta che fu la seconda spedizione dopo quella dei Mille e che aveva il compito di portare a Garibaldi una notevole quantità di munizioni e di fucili moderni.
Adamoli scrisse poi un libro intitolato Da San Martino a Mentana: ricordi di un volontario che fu pubblicato a Milano nel 1892.

Anni fa lessi il libro dell'Adamoli ma ora non l'ho in quanto lo avevo avuto in prestito; però speravo di poterlo nuovamente recuperare e rileggerlo perché contiene molte notizie interessanti ed è molto ben scritto e di gradevole lettura.

Nell'attesa ho pubblicato queste note dell'Adamoli sull'inizio della spedizione Agnetta. Sono molto interessanti perché mostrano come vi fosse stata una grande segretezza intorno alla partenza di Garibaldi e come quest'aria di mistero fosse ancora in vigore quando lui riesce fortunosamente a partire per la Sicilia.

Queste note sono state pubblicate nel 1911 su Il Fanfulla - giornale liberale di Lodi e circondario [1] che a sua volta le aveva tratte dalla seconda edizione del libro Infanzia e giovinezza d'illustri Italiani contemporanei composto da memorie autobiografiche raccolte da Onorato Roux, pubblicato a Firenze nel 1909 [2].

Successivamente mi ha scritto da Teramo Federico Adamoli che gestisce un ricco sito su questa famiglia e che mi ha informato che, sul sito stesso, era stato pubblicato il libro di Giulio Adamoli Da San Martino a Mentana: ricordi di un volontario che ho così potuto rileggere con grande piacere e la cui lettura consiglio a tutti perché è estremamente interessante e ricco di notizie ma soprattutto è scritto molto bene per cui è piacevolissimo da leggere. [3]

Memorie giovanili del Senatore Giulio Adamoli

Date le dimissioni dal grado di sottotenente il 25 maggio fui a Genova per seguire Garibaldi. Un'ora dopo mezzogiorno, risalendo per caso all'albergo, udii raccontare vagamente che una spedizione partiva la notte stessa per la Sicilia: nessuno, però, ne aveva notizia certa, non si conosceva, né chi la componesse, né chi la guidasse.

Per attingere schiarimenti, corsi dal Bertani; questi mi rispose asciutto che erano fandonie. Mi rivolsi al Medici; mi ripeté, anch'egli, che, pel momento, non partiva nessuno, e mi fece in cambio un mondo di promesse, dicendomi che si sarebbe giovato di me per l'avvenire, come ex-ufficiale dell'esercito, nell'organizzare i volontari per una nuova spedizione.

Niente pago di coteste spiegazioni pranzai di malavoglia, e scesi a zonzo verso il porto.

- Ehi, Adamoli, che fai? - mi odo alle spalle. Volgo il capo: è Francesco Fera, un giovane calabrese, valoroso Cacciatore delle Alpi, ferito a Varese e curato in casa mia; lo stesso che ora comanda il 40° reggimento fanteria.

- Aspetto d'imbarcarmi per la Sicilia, e tu? - gli chieggo io, correndo con l'occhio alla borsa da viaggio che aveva ad armacollo.

- Io? parto stasera per laggiù. - E mi racconta su due piedi di sé e di altri pochi che muovevano senz'altro per l'isola dei nostri sogni.

Lo accompagno al molo, salto con lui nel guscio, monto a bordo del vapore, che alle undici leva silenziosamente l'ancora ed eccomi, col cuore in sussulto, sulle acque del mare.

...................................

Si presentò come capo della spedizione, mostrando le lettere del Medici e del La Farina, Carmelo Agnetta, un siciliano bruno, vivace, intelligente, che, dopo aver subito la prigione in seguito ai moti del 48, era emigrato in Oriente, poi a Parigi donde allora veniva.

...................................

Costeggiammo con buon tempo la Corsica verdeggiante. Alle Bocche di Bonifacio il vento rinfrescò, e non senza pericolo, mancando noi di pilota, poggiammo all'isola della Maddalena per approvvigionarci di carbone avendo l'Utile la stiva ingombra di casse, e non avendo posto che per il combustibile di due giorni.

Il 30 maggio innanzi giorno, levammo l'ancora per l'ultima rotta della nostra spedizione. Filavamo diritti verso la Sicilia.

Il giorno dopo, accostammo alcune barche di pescatori, dai quali sapemmo che anche in Trapani, ove forse avremmo voluto far punta, era una forte guarnigione borbonica. Allora Agnetta e Lavarello decisero di voltare la prua a Marsala, nella fiducia di trovare una sorveglianza meno attiva, però che i napoletani era a credere non aspettassero colà una seconda edizione dello sbarco, e in attesa della notte, fermarono la macchina, e diedero mano ai preparativi per l'approdo.

I volontari vennero divisi in quattro squadre, di una delle quali io fui il capo.

...................................

Spenti a bordo i lumi, spiando il mare coi fucili alla mano, guidati da un pilota del luogo, certo Sesti, avanziamo con la macchina a tutta forza. Siamo in vista di Marsala. I nostri trapanesi con la scialuppa vogano innanzi in ricognizione e ritornano avvisandoci che la piazza è sgombra. Entriamo nel porto e vi affondiamo l'ancora.

Torna all'inizio


[1] - Il Fanfulla - giornale liberale di Lodi e circondario - anno IV, n. 35 del 2 settembre 1911.   <<

[2] - Infanzia e giovinezza di illustri italiani contemporanei: memorie autobiografiche di letterati, artisti, scienziati, uomini politici, patrioti e pubblicisti raccolte e corredate di cenni biografici per cura di Onorato Roux - R. Bemporad e Figlio editori - Firenze 1909.
La prima edizione di questo libro fu pubblicata a Milano da Hoepli nel 1899.   
<<

[3] - Giulio Adamoli Da San Martino a Mentana: ricordi di un volontario - Milano, 1892. Pubblicato anche in Internet sul sito www.adamoli.org   <<


Tophost Copyright © Andrea Cavallari.
Tutti i diritti sono riservati