Nella pagina sull'origine del cognome Cozzolino [>>] ipotizzo che tale cognome derivi dalla modifica di un cognome già esistente. Se questa mia ipotesi fosse corretta dovrebbe accadere che non esistano riferimenti al cognome Cozzolino prima di una certa data e bisognerebbe che, andando indietro nel tempo, il numero di occorrenze di tale cognome non solo diminuiscano ma tendano a concentrarsi in una ben determinata zona.
Entrambi questi fatti si verificano. I Cozzolino più antichi che finora ho individuato risalgono agli ultimi anni del Cinquecento e per tutto il Seicento ed il Settecento non solo ho trovato ben poche citazioni di Cozzolino ma, cosa ben più importante, tutti costoro vivevano in due zone ben delimitate.
Una di queste è il piccolo paese di Resina (l'attuale Ercolano) ed i suoi dintorni e l'altro è il Cosentino. Per di più di questi Cozzolino calabresi si dice che non fossero originari della zona ma vi fossero giunti in tempi più remoti.
I due gruppi potrebbero dunque avere una origine comune anche se alcuni storici cosentinesi sostengono che i Cozzolino locali siano giunti da Osimo nelle Marche e che il loro cognome fosse in origine Guzzolini.
I più antichi Cozzolino che ho trovato nel napoletano e dei quali conosco il paese di residenza sono i fratelli Nicola e Giovanni Antonio Cozzolino, il primo dei quali è nato nel 1591 ed era il padre di Angelella Cozzolino che, nel 1641, fu indagata dall'Inquisizione. Vivevano a Resina ed erano di modesta estrazione [1].
E' bene ricordare che Resina (che si pronuncia Resìna) corrisponde grosso modo al territorio dell'attuale Comune di Ercolano che fino al 1969 si è chiamato appunto Comune di Resina. Anticamente era il più popoloso fra quei paesi posti lungo una fascia ai piedi del Vesuvio che era chiamata Sylva mala perché coperta da fitti boschi.
Più antico di costoro c'è un Giovanni Cozzolino che, tra il 1571 ed il 1577, fu inquisito dall'Arcivescovo di Napoli per irriverenza verso cose o persone sacre ma non so di dove fosse, né ho modo di saperlo dato che il fascicolo che lo riguarda non è consultabile [2] e così non posso nemmeno sapere cosa avesse combinato di preciso e se si trattasse di un semplice litigio con un prete o di qualcosa di più grave.
Alcuni anni dopo, nel 1647, c'è un Cozzolino che ha una posizione importante, si tratta di Gennaro Cozzolino che è Deputato dell'Arte della seta per il Borgo di Sant'Antonio [3].
Il Borgo di Sant'Antonio però si trovava a Napoli e non so se questo Cozzolino avesse legami con quelli di Resina. C'è comunque da tener presente che il Borgo di Sant'Antonio era situato fuori da Porta Capuana proprio in direzione di Resina [4].
Nel libro intorno all'Archivio Storico Diocesano di Napoli già citato, c'è anche l'elenco degli ordinandi (cioè di coloro che stavano per prendere i voti e diventare sacerdoti) a partire da circa la metà del XVII secolo. In questi anni del XVII secolo troviamo i nomi di nove Cozzolino dei quali ben sette e cioè quasi il 78% sono di Resina (Lorenzo di Giuseppe 1653, Diego 1669, Matteo 1675, Filippo 1681, Matteo Antonio 1687, Agnello 1688 e Giovanni 1688) e solo due di Napoli (Giuseppe 1642 e Aniello 1663).
E' molto interessante che, oltre ai nove Cozzolino, compaia anche un Cuzzolino (Agostino 1673) e che anch'egli sia di Resina.
La vicenda di Angelella Cozzolino ruotava intorno alla chiesa di Santa Maria a Pugliano, che si trova a Resina e nel 1709, troviamo che il Governatore di questa chiesa si chiama Francesco Cozzolino [5].
Nel 1740 troviamo un altro Cozzolino che vive sempre a Resina. Si tratta di Luca Cozzolino nel cui terreno viene scavato uno dei tredici pozzi utilizzati per indagare su dove si trovassero i resti di Ercolano antica.
Nei documenti originali il cognome di Luca è scritto Cuzzolino e non Cozzolino ma bisogna tener presente che il documento originale era stato scritto in spagnolo [6] e del resto abbiamo visto che a Resina vivevano anche dei Cuzzolino.
Nel 1751 inizia un periodo caratterizzato da varie eruzioni del Vesuvio e con ognuna di queste hanno a che fare i Cozzolino che vivevano a Resina e negli altri paesi posti alle pendici del vulcano.
Il 25 ottobre 1751 le lave iniziano ad uscire dal luogo detto l'Atrio del Cavallo. Dapprima vanno verso occidente ma poi un grande macigno le devia verso Boscotrecase ed Ottaviano.
Il giorno successivo le lave raggiungono le zone abitate ed i primi terreni ad essere investiti dalla lava sono quelli di Giovanni e Paolo Cozzolino che sono fratelli.
Nel libro che racconta queste vicende, di fianco al cognome Cozzolino, viene specificato alias Jacovella. Il motivo per cui fossero chiamati anche Jacovella non è chiarissimo ma sembra di capire che questo fosse il nome della loro masseria.
Vengono danneggiate sette moggia di terreno di loro proprietà per un danno di 490 ducati [7].
Gli stessi avvenimenti sono narrati anche in un altro libro ma con alcune piccole differenze [8]. Viene infatti detto che i primi territori ad essere invasi dalle lave, il 26 ottobre, furono quelli di Giuseppe e Fratelli Cozzolino detti altrimenti Jacovella.
Abbiamo quindi dei nomi diversi anche se siamo sicuri che si tratta dei medesimi Cozzolino per via del detti Jacovella. Può darsi che i fratelli fossero tre o più probabilmente che Giuseppe fosse il padre dei due fratelli Giovanni e Paolo.
Un'altra differenza si riscontra nella valutazione dei danni riportati dai Cozzolino, vi si dice infatti che furono presi dalla lava sette moggia ed un terzo e che le zone danneggiate producevano vino Lacrima e valevano 300 ducati al moggio.
E' vero che un conto è il valore d'acquisto dei terreni che, anche se coperti dalla lava, sono rimasti di proprietà dei Cozzolino ed un conto sono i danni ma le due cifre sono comunque troppo diverse.
Sempre a Resina, nel 1757, da Cristoforo Cozzolino, nasce Benedetto che diventerà famoso per la sua opera a favore dei sordomuti. Proprio nella sua casa di Resina verrà aperta la prima scuola per i sordomuti del Regno di Napoli. Con lui collaboreranno degli altri Cozzolino e precisamente Vitantonio e Gennaro Cozzolino [9] [10].
A metà del 1700 troviamo Onofrio Cozzolino che ha un podere nella località detta Civita vicina a Torre Annunziata. Dal 1755 al 1757, nei suoi terreni, furono effettati molti scavi per cercare le rovine dell'antica Pompei. Fu ritrovata la grande villa di Giulia Felice e vari frammenti di papiri sconosciuti [11].
Il 19 Ottobre del 1767 si ha una nuova eruzione del Vesuvio. Questa volta le lave atterrano alcune case di Don Vito Cozzolino che doveva essere una persone benestante, sia perché possedeva varie case, sia perché viene indicato con il termine di Don [12].
Nello Stemmario Vesuviano [13] compare lo stemma dei Cozzolino tra quelli delle famiglie che vivevano nei comuni ai piedi del Vesuvio ed è probabile che si tratti proprio di quello di questi Cozzolino.
La sua descrizione è la seguente: d'azzurro, all'uomo vestito di tunica, con cappello a falde larghe, sorreggente una clava con la mano destra, il tutto al naturale, ed un sole orizzontale a sinistra d'oro.
Le eruzioni del Vesuvio continuano e la lava inizia nuovamente ad uscire il 1 maggio 1771. Nella notte fra il 2 ed il 3 le lave si dividono un due rami: uno brucia buona parte della possessione di Nicola Cozzolino di Morello, mentre l'altro ramo distrugge quella di Giacomo Cozzolino di Agostino Nardiello [14].
Anche in questo caso non so l'origine ed il significato dei nomi aggiunti, può darsi che, come nel caso precedente, derivassero dal nome delle masserie o forse i Cozzolino cominciavano già ad essere parecchi e quindi si usavano dei nomi aggiuntivi per distinguerli.
Sempre nel 1771 troviamo citato un Andrea Cozzolino che pubblica un libro a Napoli. Non so però dove vivesse e di dove fosse originario [15].
Nel 1779 abbiamo una nuova eruzione che inizia il 29 luglio. Il 5 agosto si forma una nuova fenditura da cui le lave precipitano nel Canale dell'Arena che si trovava molto in alto sul vulcano verso la montagna di Somma.
Chi ci va di mezzo questa volta è Lorenzo Cozzolino d'Inghiolla che era un povero contadino che stava facendo legna e che è l'unica vittima di questa eruzione. Il suo asinello invece riuscì a fuggire e a salvarsi [16] [17].
Nel corso del XVIII secolo i Cozzolino che hanno preso i voti sono stati 22 dei quali ben 17 e cioè oltre il 77% erano di Resina (Lorenzo di Matteo 1705, Diego di Nicola 1712, Domenico 1721, Lucantonio 1731, Sebastiano 1731, Natale 1732, Aniello 1738, Andrea di Viola 1738, Andrea 1743, Salvatore 1755, Blasio 1763, Giovanni Battista 1768, Benedetto 1778, Matteo 1782, Pietro 1787, Pasquale 1792 e Bartolomeo 1792).
Dei cinque Cozzolino rimanenti nessuno è di Napoli ma sono quattro di Bosco (Isidoro 1726, Onofrio 1749, Antonio 1767 e Vincenzo 1769) ed uno di Ponticelli (Angelo 1771) ed in entrambi i casi, si tratta di località poste ai piedi del Vesuvio.
Inoltre vi sono anche due Cuzzolino (Vito Antonio 1716 e Francesco 1756) ed anche questa volta sono entrambi di Resina.
Nel 1811 troviamo ancora citato un Cozzolino in quanto proprietario dei terreni coperti dalla lava nel 1767. Si tratta del Dottor Giovanni Cozzolino che possedeva il burrone detto il Fosso Grande e che aveva cominciato, nel 1808, a piantarvi salici, fichi, gelsi, noci e peschi ed aveva fatto costruire dei ciglioni che trattenevano la terra trasportata dall'acqua piovana.
Aveva ottenuto ottimi risultati e per questo viene citato in una relazione agronomica [18].
Infine ho trovato anche un Don Giovanni Cozzolino che non so se coincida col precedente o no e del quale non so nemmeno il luogo d'origine ma che era sicuramente persona molto facoltosa perché, nel 1821, presta 5800 ducati al Principe di Valle, Don Giuseppe Pignatelli [19].
Anche nel corso del XIX secolo i Cozzolino sono concentrati a Resina, troviamo infatti, negli ordinandi ben 32 Cozzolino dei quali 21 sono di Resina. La percentuale sul totale è quindi sempre molto alta (quasi il 66%) ma un po' più bassa che nei due secoli precedenti.
Gli undici Cozzolino che prendono i voti e che non sono di Resina sono quattro di Napoli (Gaspare 1802, Giovanni 1841, Giovanni 1877 e Gioacchino 1891), tre di Portici (Giovanni 1865, Salvatore 1891 e Ciro 1897), tre di Boscotrecase (Antonio 1832, Francesco 1838 ed Evangelista 1846) ed uno di Posilippo (Agnello 1825).
I nomi dei 21 Cozzolino che hanno preso i voti nel XIX secolo sono: Michele 1802, Francesco di Giovanni 1804, Agostino 1807, Francesco di Antonio 1807, Andrea 1809, Michele 1816, Giuseppe 1817, Nicola 1822, Vincenzo 1825, Salvatore 1829, Aniello 1831, Antonio 1834, Francesco 1837, Rosario 1840, Silvestro 1841, Aniello 1843, Enrico 1861,
Michele 1861, Luigi 1866, Raffaele 1890 e Francesco 1892.
Inoltre non manca un Cuzzolino di Resina: Andrea 1856.
In Calabria troviamo segnalati i Cozzolino già nel '600. Vengono detti di origine forestiera e considerati nobili viventi cioè qualificati nobilmente per il solo stile di vita e non per dei titoli riconosciuti. Si trattava quindi di persone con notevoli disponibilità economiche [20].
In un recente libro sui cognomi cosentini (dove per altro i Cozzolino non sono trattati) troviamo citati tre documenti antichi che riguardano dei Cozzolino e precisamente Giovanni Sario Cozzolino (1595), Livio Cozzolino (1627) e Giovanni Battista Cozzolino (1655) [21].
Il documento più antico che ho trovato su di un Cozzolino risale però al 6 febbraio 1584 e si tratta di un contratto di nozze stipulato fra Giovannello Miceli di Motta di Rovito e suo figlio Gerolamo e Giovan Domenico Cozzolino ed i suoi figli Tiberio e Donna Artemisia e riguarda le nozze fra Gerolamo Miceli e Donna Artemisia Cozzolino.
I Cozzolino in questione erano benestanti perché Donna Artemisia porta in dote cento ducati in denaro e cento in beni mobili [22].
Nella stessa raccolta di pergamene se ne trova un'altra dell'11 dicembre 1621 dove è citato l' U.J.D. Flavio Cozzolino che abitava a Rovito e che è colui che poi, il 22 agosto 1636, versando 8500 ducati, acquisterà il casale di Cervicati, subfeudo del Ducato di San Marco, dal quale deriverà poi, per i Cozzolino, il titolo di Baroni di Cervicati. U.J.D significa Utroque Juris Doctor e sta a significare che Flavio Cozzolino era laureato in legge.
Nel 1644 i Casali di Cosenza (che erano un gruppo di paesi posti lungo la valle del fiume Crati) furono infeudati al Granduca di Toscana e divennero sede del Governatore generale. In breve però aumentò il malcontento e nel 1647 Isidoro Cozzolino, avvocato e possidente silano, si mise alla testa di circa quattrocento uomini che insorsero vittoriosamente.
Pochi mesi dopo si aveva a Napoli la rivolta di Masaniello a cui seguì, quasi subito, quella di Giuseppe Gervasi (detto poi Capitan Peppe) che fu il capo della rivolta cosentina del 1647-48. Le truppe di Isidoro Cozzolino appoggiarono Capitan Peppe ma successivamente Isidoro ritirò il suo appoggio perché Gervasi si era dichiarato a favore dei repubblicani [23].
Sempre nel 1600 troviamo citato Don Carlo Cozzolino, nobile della città di Cosenza, che era prete secolare e che fu, per molti anni, Vicario Generale della città di Palermo. Successivamente, nel 1676, fu assunto al Vescovado di Oria per poi passare al Vescovado di Pozzuoli [24].
A metà del '600 era Barone di Cervicati Francesco Antonio Cozzolino, che era nato dalle prime nozze di Flavio Cozzolino il quale poi aveva sposato, in seconde nozze, Antonia Valentone, anch'essa al suo secondo matrimonio, che era titolare di un credito di 1800 ducati che il suo primo marito, Pietro Antonio Selvaggi, aveva prestato a Domenico Dattilo perché potesse acquistare il feudo di Mongrassano [25].
Questo credito divenne di Francesco Antonio e alla sua morte passò ai suoi tre figli, Pompeo, Antonio e Saverio e nel 1660, alla scadenza novennale del prestito, Pompeo Cozzolino, erede della baronia di Cervicati, ne concedeva il rinnovo. Il debito poi non fu pagato, vi furono dei pignoramenti e solo molti anni dopo la faccenda fu risolta.
I Cozzolino furono molto attenti nel gestire il feudo di Cervicati e riuscirono ad aumentare la loro liquidità ed il denaro guadagnato fu poi investito o dato in prestito. La popolazione di Cervicati aumentò dai 467 abitanti del 1686 ai 756 del 1750 per raggiungere poi i 1230 nel 1827.
Nel 1690 era barone di Cervicati Bernardino Cozzolino.
Nel 1743 a Rovito in provincia di Cosenza troviamo i Cozzolino elencati tra le famiglie dei migliori cioè di coloro che ricevevano il trattamento di signore ed avevano il diritto di essere chiamati magnifico, don, signor don o magnifico don.
Si dice però che erano chiamati anche Guzzolini. Della possibile discendenza dei Cozzolino di Cosenza dai Guzzolini di Osimo ne parlo diffusamente nella pagina sulle Origine del cognome Cozzolino [>>].
Il loro stemma era d'azzurro alla colomba d'argento volante su tre monti d'oro, accompagnata nel capo da tre stelle del medesimo [26].
Nel 1769 troviamo citata Carlotta Cozzolino come moglie del Barone Leopoldo De Cosa e madre del futuro Barone Giuseppe De Cosa, nato appunto in quell'anno, e che diventerà Capitano di Fregata della Marina borbonica, mettendosi in luce durante le guerre napoleoniche. Non so se questa Cozzolino appartenesse al ramo dei Cozzolino calabresi ma potrebbe darsi perché di lei si dice appartenente ad egregia casa di magistrati [27] [28].
E' da ricordare infine il Barone Francesco Cozzolino, ricco proprietario di Cosenza, che nel 1847, mentre si trovava a Napoli per i suoi affari fu arrestato assieme al Barone Marsico ed al Cavaliere Stocco, anch'essi ricchi proprietari di Cosenza, essendo scoppiata la rivolta, in Sicilia ed in Calabria, al grido di Viva Pio IX, viva l'Italia ed essendo essi considerati favorevoli alle idee dei rivoltosi [29]. Questo episodio viene anche raccontato dal Settembrini nelle sue memorie [30].
Non so quanto tempo il Barone Cozzolino sia stato trattenuto in carcere ma nel 1848 veniva concesso lo Statuto. Nel 1849 però iniziava la reazione e la repressione borbonica ed il 5 novembre il Barone Francesco Cozzolino tornava a Cosenza assieme a Francesco De Sanctis che cercava di sfuggire alla polizia essendo accusato di aver condotto i propri discepoli sulle barricate il 15 maggio 1848 [31].
[1] - Genoveffa Palumbo - L'olio che sana ogni male: superstizione e taumaturgia in un processo inquisitoriale della prima metà del Seicento - Editrice Ferraro - Napoli, 1990.
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[2] - a cura di Giuseppe Galasso e di Carla Russo - L'Archivio Storico Diocesano di Napoli - Volume II - Editore Guida - Napoli, 1979.
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[3] - Angelo Granito - Diario di Francesco Capecelatro contenente la storia delle cose avvenute nel Reame di Napoli negli anni 1647-1650 - Volume I - Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile - Napoli, 1850.
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[4] - Domenico Antonio Parrino - Napoli città nobilissima, antica e fedelissima - Volume 1 - Nuova Stampa del Parrino - Napoli, 1700.
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[5] - Carla Russo - Chiesa e comunità nella Diocesi di Napoli tra Cinque e Settecento - Guida Editori - Napoli, 1984.
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[6] - Mario Pagano - I primi scavi di Ercolano, Pompei e Stabiae: raccolta e studio di documenti inediti - L'Erma di Bretschneider - Roma, 2005.
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[7] - Narrazione istorica di quel ch'è occorso al Vesuvio nel luogo detto l'Atrio del Cavallo dal dì 25 Ottobre 1751 in cui incominciò l'eruzione fino a quanto posteriormente è accaduto - Librajo Romano Giulio Giannini - Napoli 1751-1752.
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[8] - Giuseppe Maria Mecatti - Racconto storico-filosofico del Vesuvio e particolarmente di quanto è occorso in quest'ultima Eruzione principiata il dì 25 Ottobre 1751 e cessata il dì 25 Febbraio 1752 al luogo detto l'Atrio del Cavallo - Presso Giovanni di Simone - Napoli, 1752.
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[9] - Raffaele Mastriani - Dizionario geografico-storico-civile del Regno delle Due Sicilie - Tomo separato per la Capitale, libro primo - Tipografia all'insegna del Diogene - Napoli, 1839-1843.
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[10] - Antonio Illibato - La donna a Napoli nel Settecento: aspetti della condizione e dell'istruzione femminile - Volume 4 di Storie e testi - Editore M. D'Auria - Napoli, 1985.
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[11] - Giuseppe Fiorelli - Giornale degli scavi di Pompei - Volume Primo - presso Alberto Detken libraio editore - stamperia dell'Iride - Napoli, 1850.
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[12] - P.D. Giovanni Maria Dalla Torre - Incendio del Vesuvio accaduto lì 19 d'Ottobre del 1767 - Nella stamperia e a spese di Donato Campo - Napoli, 1767.
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[13] - Angelandrea Casale e Carlo Avvisati - Stemmario Vesuviano - in Sylva Mala - fascicoli VIII del 1987 e X del 1988 - pubblicato anche sul sito Centro Studi Archeologici di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase, con sede presso la Biblioteca Comunale Francesco Cangemi di Boscoreale.
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[14] - Gaetano De Bottis - Ragionamento istorico dell'incendio del Monte Vesuvio che cominciò nell'anno 1770 e delle varie Eruzione che ha cagionate - Nella Stamperia Simoniana - Napoli, 1776.
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[15] - Andreae Cozzolinii - Exercitationes miscellaneae: ubi tum plurimarum vocum etymis ac significationibus, tum auctorum locis lux ab oriente affunditur - Ex typographia Vincentii Ursini - Neapoli, 1771.
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[16] - Gaetano De Bottis - Ragionamento istorico intorno all'eruzione del Vesuvio che cominciò il dì 29 Luglio dell'anno 1779 e continuò fino al giorno 15 del seguente mese di Agosto - Nella Stamperia Reale - Napoli, 1779.
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[17] - Michele Torcia - Relazione dell'ultima eruzione del Vesuvio accaduta nel mese di Agosto di quest'anno 1779 - Presso i Raimondi, dietro il Banco della Pietà - Napoli, 1779.
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[18] - Atti del Real Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli - Tomo I - Dalla Stamperia di Angelo Trani - Napoli, 1811.
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[19] - Ferdinando Albisinni - Giurisprudenza Civile ossia Raccolta con ordine cronologico delle decisioni emesse dalla Corte Suprema di Giustizia in Napoli - Vol. IX, pagine 486-489 - Nella stamperia del Fibreno - Napoli, 1854.
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[20] - Augusto Placanica - Storia della Calabria dall'antichità ai giorni nostri - Donzelli Editore - Roma 1999.
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[21] - Luigi Palmieri - Cosenza e le sue famiglie: attraverso testi, atti e manoscritti - L. Pellegrini - Cosenza, 1999.
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[22] - Vincenzo Maria Egidi - Regesto delle pergamene dell'Archivio capitolare di Cosenza - Progetto 2000 - Cosenza, 1996.
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[23] - Luca Addante - Cosenza ed i cosentini: un volo lungo tre millenni - Rubettino Editore srl - Soveria Mannelli, 2001.
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[24] - Girolamo Marciano di Leverano - Descrizione, origine e successi della Provincia d'Otranto - Stamperia dell'Iride - Napoli, 1855.
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[25] - Italo Sarro - Insediamenti albanesi nella valle del Crati - Edizioni Nuova Santelli - Cosenza, 2010.
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[26] - Mario Perfetti - Rovito nel catasto onciario - un'«istantanea» del 1743 - Amministrazione Comunale di Rovito - Cosenza, 1994.
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[27] - Mariano D'Ayala - Le vite de' più celebri Capitani e Soldati napoletani dalla giornata di Bitonto fino a dì nostri - Stamperia dell'Iride - Napoli, 1843.
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[28] - Giuseppe Parrilli - Vita del Barone Raffaele De Cosa - 186 Libreria Strada Toledo - Napoli, 1856.
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[29] - I popoli del Regno delle Due Sicilie ai Fratelli italiani, agli Inglesi, ai Francese, a Pio IX - A spese dell'editore - Firenze, 1847.
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[30] - Luigi Settembrini - Ricordanze della mia vita - Volume primo - Biblioteca Universale Rizzoli - Milano, 1964.
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[31] - Giuseppe Leonida Capobianco - Francesco De Sanctis - Tipo-litografia E. Pergola - Avellino, 1903.
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