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Nicolò Cavallari


Il nonno del nonno di mio nonno

Nicolò Cavallari è il nonno del nonno di mio nonno. Ho trovato il suo nome nel libro dei battesimi della Parrocchia di San Giovanni Battista di Pontelagoscuro [1] come padre di nove bambini nati fra il 1770 ed il 1785.
Suo padre si chiamava Giovanni Francesco ma ignoro il nome della madre. Nell'opera su Pontelagoscuro del Bedani ho letto alcune notizie su di lui e successivamente ne ho trovate molte altre nell'opera del Dolcetti.

La sua firma esiste tuttora in calce ad un manoscritto della Biblioteca Ariostea di Ferrara [2]. Firma di Nicolò Cavallari - 1797 L'esistenza della sua firma ci permette anche di sapere come si chiamava esattamente, infatti nei libri della parrocchia, che sono in latino, è chiamato Nicolaus, il Bedani lo chiama Nicola e sempre così era indicato il suo nipotino, che ha preso il nome da lui, nel censimento del 1853 [3]. Solo il Dolcetti, nella sua opera, lo chiama correttamente Nicolò.

Nicolò Cavallari sposa Teresa Perughi di Antonio da cui avrà i nove figli dei quali ho trovato l'atto di battesimo più un altro, Antonio il primogenito, del quale c'è traccia nel libro dei battesimi ma del quale non compare l'atto di battesimo.
Antonio compare però nel libro delle Cresime [4] dal quale si apprende che era nato nel 1767 e che i Perughi erano di Baura. Ciò potrebbe far pensare che la madre abbia preferito avere il suo primogenito a casa dei genitori e quindi il bambino sia stato battezzato in un'altra parrocchia.

E' però più probabile che, al momento della nascita di Antonio, Nicolò Cavallari abitasse ancora sui terreni dei Cavallari siti all'altezza dell'Isola Bianca e che giuridicamente dipendevano dalla parrocchia di Francolino e che quindi suo figlio Antonio sia stato battezzato nella chiesa di Francolino.

Infatti, leggendo i registri parrocchiali di Pontelagoscuro, dai dati relativi al battesimo di Giuseppe Pietro Agujari, avvenuto il 26 settembre 1765, si apprende che il padrino, che era Nicolò Cavallari, viene sostituito per procura dal fratello Pietro e viene detto che Pietro era della parrocchia di Pontelagoscuro mentre Nicolò risulta essere della parrocchia di Francolino

Dalla data di nascita del suo primo figlio si può supporre che Nicolò Cavallari di Giovanni Francesco sia nato tra il 1740 ed il 1745.

Cinque dei suoi figli sono femmine ma di queste solo una o massimo due sopravvivono all'infanzia dato che i nomi vengono costantemente ripetuti: abbiamo Rosa Maria (1770), Rosa Caterina (1772), Rosa Maria (1781), Maria Rosa (1783) e Rosa Maria (1785).
I cinque maschi hanno invece nomi tutti diversi: Antonio (1767), Francesco Ilario (1774), Giovanni Francesco (1775), Luigi Marco (1778) e Giuseppe Giovanni Francesco (1780).
Solo di due di questi (Antonio e Giuseppe) possiamo dire con certezza che sono arrivati all'età adulta in quanto hanno avuto a loro volta dei figli. Di Luigi invece sappiamo solo che ha ricevuto la Cresima nel 1783 assieme al suo giovanissimo fratello Giuseppe.

Sapevo con sicurezza che Nicolò Cavallari era ancora vivo nel marzo del 1801 in quanto viene citato dal Dolcetti [5] ma non avendo idea di quando fosse morto, pensavo che l'unica labile traccia fosse il fatto che i suoi figli, benché avessero avuto a loro volta numerosi figli, non avessero messo a nessuno di essi il nome Nicolò se non ad un bambino nato nel 1802. Si poteva quindi pensare che fosse morto in quell'anno.

Successivamente invece ho trovato citato Nicolò Cavallari nella storia di Francolino scritta da Don Giovanni Stegani [6] dove si racconta come sia sorta una questione fra le Parrocchie di Francolino e di Pontelagoscuro a proposito di dove corresse il confine fra le due parrocchie quando attraversava la golena detta dei Tamarisi.

Questa golena fu acquistata da Nicolò Cavallari nel 1802 che poi vi costruì una casa nel 1805 (e quindi era ancora vivo a questa data). La questione fu poi risolta dal Vescovo che decise che la casa in questione apparteneva alla Parrocchia di Pontelagoscuro ma che ne sarebbe stata considerata l'ultima per cui ulteriori case eventualmente costruite oltre di essa sarebbe appartenute alla Parrocchia di Francolino.

Troviamo Nicolò Cavallari ancora citato in due atti notarili (che però lo indicano come Nicola) del 1812 e del 1817. Il primo di questi riguarda la vendita fatta da Antonio Bignardi a Carlo Luigi Chiozza del terreno dove costruire una fabbrica di saponi che poi diventerà la famosissima Chiozza & Turchi ed il secondo riguarda la successiva vendita della fabbrica e del medesimo terreno fatta da Carlo Luigi Chiozza a Francesco Tranz [7].

In entrambi i casi Nicolò Cavallari è citato in quanto proprietario del terreno immediatamente a levante di quello in vendita e si tratta proprio del terreno che fece sorgere la questione fra le Parrocchie di Francolino e di Pontelagoscuro a proposito del confine fra le due parrocchie.

Possiamo quindi supporre che Nicolò Cavallari fosse ancora vivo nel 1817 e forse anche dopo, dato che lo troviamo citato varie volte nel Catasto Gregoriano [8] la cui realizzazione fu decisa nel 1816 e la raccolta dei dati completata nel 1821. In tale Catasto Nicolò Cavallari risulta essere ancora vivo mentre suo fratello Pietro è già defunto.

C'è comunque da dire che i dati del catasto venivano aggiornati con notevole ritardo come si vede dal fatto che, nel Catasto Greogoriano, le proprietà a ponente di quella di Nicolò, sita nella Golena dei Tamarisi, risultano ancora essere di Antonio Bignardi quando invece, con rogiti del 1812 e 1813, erano già state vendute a Carlo Luigi Chiozza per costruirvi la fabbrica di sapone che, nel 1817, passò a Francesco Tranz e diventò poi la famosa Chiozza & Turchi.

Nicolò Cavallari, commerciante

Nell'opera del Dolcetti, Nicolò Cavallari viene nominato spesso nei suoi aspetti, per così dire, politici ma, a differenza del fratello Pietro, viene nominato una sola volta come commerciante e precisamente nel maggio del 1801 quando, d'ordine del generale in capo dei francesi, viene imposta al distretto dei tre Po una contribuzione di un milione di franchi a pro dell'armata.
A Nicolò Cavallari tocca una tassa di 150 scudi uguale a quella che deve pagare suo fratello Pietro.

Che Nicolò Cavallari fosse un commerciante con interessi nella navigazione fluviale è confermato anche dal fatto che sia tra i firmatari, assieme al fratello Pietro, delle Memorie per un piano di Regolamento del Porto del Ponte Lag'Oscuro già citate.
Dallo stesso documento sappiamo che esistevano dei Magazzeni Cavallari alla Scaglia di fronte al proposto scalo dei marmi. Potrebbe trattarsi di magazzini di proprietà di Nicolò Cavallari in quanto sappiamo che suo fratello Pietro aveva un magazzino posto alla estremità del paese ed un po' distanziato dalle case e che fu preso come punto di riferimento nella Carta Marittima dal Ten.te in primo dell'Armata Citt.o Pietro Ulloa
[9].

Nel Catasto Carafa del 1779 [10] Nicolò Cavallari non compare fra i proprietari di case e magazzini di Pontelagoscuro, però il Catasto serviva per la tassazione relativa alle opere di bonifica e quindi mancano tutte le case ed i magazzini che erano al di là dell'argine maestro perché non erano soggette a queste tasse; in pratica manca quasi metà del borgo di Pontelagoscuro.

Sempre nel Catasto Carafa compaiono molti Cavallari proprietari di terreni vicini alle sponde del Po. A Bergantino troviamo molti nomi che sono gli stessi dei Cavallari allora viventi a Pontelagoscuro (Giuseppe, Antonio Maria, Nicola e Pietro).
Ovviamente può essere un caso però la presenza di una proprietà divisa in due ed intestata a Pietro e a Nicola Cavallari fa pensare a due fratelli che abbiano diviso l'eredità paterna. Potrebbe quindi trattarsi di una proprietà che Nicolò aveva ereditato, assieme al fratello Pietro, da suo padre Giovanni Francesco Cavallari.

Consultando, però, l'Archivio Parrocchiale di Bergantino, che è ora disponibile in Internet [11], si vede che, per quanto riguarda Giuseppe ed Antonio Maria, si tratta di un caso in quanto costoro sono Giuseppe (1756 - 1830), figlio di Pietro Antonio Cavallari (1717 - 1762) ed Antonio Maria (1731 - 1792), figlio di Eugenio Cavallari (1705 - 1763), tutti di Bergantino, mentre invece per Pietro e a Nicola Cavallari i dubbi rimangono.

Esistono infatti un Nicola Cavallari (1741 - 1821) ed un Pietro Augustino Cavallari (1720 - 1795) che vivevano allora a Bergantino che però non sono né fratelli, né cugini e non sembrano nemmeno stretti parenti, inoltre all'epoca della stesura il padre di Nicola, Leopoldo Cavallari (1707 - 1783), era ancora vivo e quindi Nicola non poteva aver già ereditato.

Papa Pio VII, nel 1816, decise di far realizzare un catasto particellare di tutto lo Stato Pontificio. Tale catasto fu completato da Papa Gregorio XVI nel 1835 (ma la raccolta dei dati fu terminata nel 1821) per cui venne chiamato Catasto Gregoriano. In questo Catasto compaiono tutte le proprietà anche quelle al di là dell'argine e quindi non soggette alla tassazione relativa alle opere di bonifica che non comparivano nel Catasto Carafa.

Nel Catasto Gregoriano Nicolò Cavallari compare molte volte a Pontelagoscuro ed una a Francolino per cui abbiamo un panorama abbastanza completo delle sue proprietà (ma nei brogliardi mancano due pagine).

Catasto Gregoriano: alcune proprietà di Nicolò e di Pietro Cavallari a Pontelagoscuro

Nicolò Cavallari abita in una casa di sua proprietà che si affaccia sulla Strada Mare e si trova dal lato del Po (particella 618). Dietro alla casa ed affacciati sul Po si trovano due magazzini, uno grande ed uno piccolo (part. 619 e 620). Quello più piccolo è di proprietà di Nicolò Cavallari mentre quello più grande è di suo fratello Pietro.

Immediatamente a monte di questi due magazzini ce n'è un altro, piuttosto grande e sempre affacciato sul Po, che è di proprietà di Nicolò Cavallari (part. 601). Questo insieme di magazzini sono senza dubbio i Magazzeni Cavallari alla Scaglia di fronte al proposto scalo dei marmi citati nelle Memorie per un piano di Regolamento del Porto del Ponte Lag'Oscuro del 1797.

Di fronte alla casa dove abita ma dall'altro lato di Strada Mare, Nicolò possiede altre due case (part. 614 e 615), una data in affitto ed una usata come magazzino.
Inoltre possiede un ulteriore magazzino, piuttosto grande, sul Po ed alquanto distante dal paese (part. 632). Forse si tratta di quello che era di suo fratello Pietro e che fu preso come punto di riferimento nella Carta Marittima dal Ten.te in primo dell'Armata Citt.o Pietro Ulloa. Si trova infatti nel punto esatto dove l'argine maestro gira verso l'interno ed inizia la golena dei Tamarisi.

Catasto Gregoriano: le proprietà di Nicolò Cavallari nella Golena dei Tamarisi a Pontelagoscuro

Infine Nicolò possiede un ampio terreno dedicato al pascolo che si trova nella Golena dei Tamarisi (part. 643) alla cui estremità più lontana dal paese ed affacciata sulla Strada Mare c'è la casetta che diede origine alla questione fra le Parrocchie di Francolino e di Pontelagoscuro a proposito di dove corresse il confine fra le due parrocchie (part. 644).

Tale casetta viene utilizzata come casa del massaro. Dietro alla casetta il Catasto riporta altre due particelle (part. 644 e 645), sempre di proprietà di Nicolò Cavallari. Una di queste viene definita Buca con acqua ed immagino si voglia indicare un macero ma potrebbe anche trattarsi di una buca nata dell'estrazione del materiale per una vicina fornace mentre l'altra viene definita come Zerbo il che indica un terreno incolto.

Tutte queste proprietà non compaiono nel Catasto Carafa in quanto poste al di là dell'argine tranne le due case che nel Catasto Gregoriano sono indicate con i numeri 614 e 615 e nel Catasto Carafa con 103 e 104 e che risultano essere (nel 1779) di proprietà rispettivamente degli Eredi Monticelli e di Giacomo Bassi.

Nicolò Cavallari ha anche una proprietà registrata sotto i brogliardi di Francolino [12]. Si tratta della particella 365 che riguarda un'isola boscata con fonte posta alla Giara Cavallari e che è registrata a nome di Nicolò e Pietro fu Francesco, Andrea e Domenico fu Carlo Antonio, Angelo fu Giuseppe, Luigi fu Giovacchino. Si tratta senza dubbio dell'Isola Bianca sul Po che, in effetti, una antica tradizione familiare diceva che fosse stata anticamente dei Cavallari.
In realtà il Catasto cita un contratto di livello e dice i proprietari erano Giovanni Battista ed Antonio Massari ma, a quell'epoca, il livellaro aveva tutti i diritti del proprietario tranne alienare il bene.

Purtroppo la mappa che ho potuto esaminare non arriva fino all'Isola Bianca e non mostra a cosa corrisponda la particella 365 ma sul fatto che si tratti dell'Isola Bianca ci sono pochi dubbi, non solo per l'antica tradizione familiare, ma anche perché in un DVD realizzato dalla LIPU sull'Isola Bianca, benché non si faccia il nome degli antichi proprietari, vengono mostrati alcuni vecchi documenti ed in uno di questi si legge la nobile casa Massari [13].

E' molto interessante anche l'indicazione Giara Cavallari per un luogo che, per più di un secolo, era stato chiamato Froldo Cavallari [14]. Il cambio di denominazione dimostra che il ramo del Po fra l'Isola Bianca e la sponda ferrarese aveva allora cominciato ad interrirsi, cosa che è continuata fino ai giorni nostri e continua tuttora.

Inoltre una proprietà indivisa fra così tanti nomi fa pensare che si tratti di parenti che hanno ereditato da un unico antenato. Sappiamo che il Giuseppe padre di Angelo Cavallari era figlio di Giovacchino e che Giovacchino aveva anche un fratello che si chiamava Giuseppe che qui non compare in quanto, a quell'epoca, erano già defunti sia lui, sia suo figlio Don Antonio Cavallari.

Tutto ciò ci permette di supporre che Giovanni Francesco, padre di Nicolò e Pietro, avesse tre fratelli: Carlo Antonio, Giovacchino e Giuseppe (potrebbe però anche trattarsi di cugini) e che quindi i rami dei Cavallari di Pontelagoscuro che ho chiamato Ramo A (discendenti di Giovanni Francesco) e Ramo B (discendenti di Giuseppe di Giovacchino) siano collegati e derivino entrambi da un antenato comune che viveva sui terreni siti all'altezza dell'Isola Bianca e dipendenti dalla Parrocchia di Francolino.

Però il fatto che Don Antonio Cavallari, figlio di Giuseppe, nel suo testamento [15], citi, definendoli suoi parenti, i discendenti di Carlo Antonio e di Giovacchino e non quelli di Giovanni Francesco fa pensare che Giovanni Francesco non fosse fratello di Carlo Antonio, Giovacchino e Giuseppe ma al massimo un loro cugino, in questo caso l'antenato comune sarebbe il bisnonno di Nicolò o uno ancora più antico.

Nicolò Cavallari, politico

Per la sua attività, per così dire, politica, Nicolò Cavallari viene citato non solo dal Dolcetti ma anche da Giovanni Bedani, storico di Pontelagoscuro.
Il Bedani, nella sue Memorie storiche di Pontelagoscuro
[16], sotto il titolo REPUBBLICA CISALPINA 1797 scrive:

Nel novembre dalle provincie di FERRARA, BOLOGNA, MODENA e REGGIO EMILIA venne formata la Repubblica Cisalpina avente per capitale Milano e Napoleone Bonaparte ne emanò la costituzione ordinando un congresso a Reggio Emilia.
Tale costituzione venne sottoposta alla sanzione del popolo potendo questo accettarla o no per votazione segreta da tenersi in ogni comune. Diramate le circolari in tutti i municipi della Repubblica Cisalpina, qui da noi fu tenuta la riunione nella chiesa il 7 Marzo coll'intervento di 430 cittadini superiori agli anni 15.
Dopo la lettura ad alta voce della costituzione si passò all'elezione di cinque membri i quali assistettero allo scrutinio segreto. Votanti 195: 123 sì, 72 no. Presidente: Nicola CAVALLARI; Segretari: Antonio Dolcetti, Ignazio Braghini; Scrutatori: Giovanni Barca, Gaspare Barca, Vincenzo Natali.

Il medesimo episodio è raccontato anche dal Dolcetti con maggior dovizia di particolari e con alcune importanti differenze che riguardano non solo il giorno della votazione (il 19 marzo 1797 e non il 7) ma anche l'esito della votazione stessa: 23 sì e 172 no. Penso che i dati giusti siano quelli del Dolcetti, non solo perché fu segretario di quella riunione ma soprattutto perché le note del Bedani contengono alcuni evidenti errori.

Infatti quella che fu formata nel novembre [1796] fu la Repubblica Cispadana (comprendente le province di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia ma non Milano) e non la Cisalpina e quella che fu promulgata nel marzo 1797 fu la Costituzione della Repubblica Cispadana e non quella della Cisalpina.
La Repubblica Cisalpina (con capitale Milano) fu formata invece alla fine di giugno del 1797.

Il Dolcetti, oltre a riportare questo avvenimento con maggior precisione e dovizia di particolari, racconta anche che, nella medesima riunione, furono nominati 43 decurioni e fra questi compare anche il nome di Nicolò Cavallari.

Sempre il Dolcetti ci racconta che, il 2 aprile 1797, tutti i decurioni di Pontelagoscuro, di Occhiobello, di Francolino, della Pescara e di Fossadalbero, intervennero ad una assemblea elettorale tenuta a Francolino.
Scopo dell'assemblea era l'elezione di un giudice di pace e del suo assessore, come pure di 14 elettori i quali dovevano poi andare nella città di Ferrara per nominare, con scrutinio segreto, le varie persone da collocarsi alla testa del governo in tutti i vari dipartimenti, criminale e civile.

Nicolò Cavallari risultò uno dei 14 scelti come elettori del governo ed in questa veste, alcuni giorni dopo, si recò a Ferrara per partecipare all'elezione del Governo.
Dai nomi dei 14 eletti si deduce non solo l'importanza di Nicolò a Pontelagoscuro ma anche quella della sua famiglia: infatti i Cavallari sono gli unici ad avere due persone scelte fra i 14 (oltre a Nicolò venne eletto anche suo fratello Pietro).

Nicolò Cavallari, giudice

Sempre il Dolcetti ci racconta di un curioso fatto che riguarda una attività, svolta da Nicolò Cavallari, che non è solo politica, ma che ha anche un interessante aspetto di tipo giuridico.

Nel 1799 gli Austriaci scesero in Italia con una poderosa armata per scacciare i Francesi. Pontelagoscuro fu teatro di vari fatti di guerra e fu presa e persa più volte dai contendenti.

Il 25 aprile 1799 tutta la Provincia di Ferrara era in mano agli austriaci tranne la città di Ferrara che era assediata.
Il barone generale De' Mellas decise di creare a Pontelagoscuro un governo provvisorio con giurisdizione sull'intera Provincia di Ferrara. Quindi con un suo dispaccio incaricò il colonnello Orreskovich ed il barone Liptai di eleggere una deputazione governativa. Costoro presero le necessarie informazioni ed insediarono sette cittadini eminenti come membri della Cesarea Regia Deputazione.

Il primo di costoro fu proprio Nicolò Cavallari ed il secondo suo fratello Pietro.
La deputazione fu munita delle più ampie facoltà sopra tutte le comunità e terre del ferrarese, comprese anche le città di Cento e Comacchio.
Fu incaricata, oltre alle requisizioni e somministrazioni per l'armata imperiale, anche per la giudicatura degli affari civili e criminali, per la pulizia e buon contegno nelle materie politiche, per le vettovaglie ecc... e ciò fino a che con la presa di Ferrara fossero in essa aperti i tribunali competenti.

La resa di Ferrara avvenne tra il 21 ed il 27 maggio 1799. La deputazione rimase in carica fino al luglio 1799 ma con minori facoltà.
Nel periodo del blocco di Ferrara la deputazione emise molti decreti in merito a vari giudizi ed uno di questi è particolarmente interessante anche perché diede inizio ad una serie di ricorsi alla fine dei quali venne confermato il giudizio della deputazione ed il suo pieno potere decisionale.

La comunità di Lagosanto possedeva anticamente una parte considerevole delle valli di Comacchio ma, sotto il governo pontificio, fu spogliata del possedimento e le valli vennero dichiarate camerali. Le proteste e i ricorsi fatti, in quel tempo, dagli abitanti di Lagosanto furono inutili.

Quando arrivarono gli austriaci a Pontelagoscuro e fu insediata la regia deputazione, i deputati di Lagosanto si presentarono al comando militare con le loro ragioni, e questo li rimise alla deputazione perché fosse giudicata la causa a termini di giustizia. La deputazione prese ad esame la cosa e, tutto ponderato, passò a giudicare a favore dei ricorrenti.

Compiuto il processo, la deputazione ordinò ai Comacchiesi la restituzione a Lagosanto delle valli che le competevano. Comacchio tergiversò portando in lungo l'adempimento dell'ordine e, essendosi frattanto arresa Ferrara ed insediato il nuovo governo, a questo si appellarono i Comacchiesi perché venisse di nuovo posta ad esame la causa.

Gli abitanti di Lagosanto frattanto non dormirono, ma spedirono un deputato a Vienna, il quale presentò al sovrano le ragioni della loro comunità, ed il processo col decreto della deputazione di Pontelagoscuro a loro favore. La Corte di Vienna prese ad esaminare la cosa, e finalmente confermò il decreto della deputazione di Pontelagoscuro, ordinando alla reggenza di Ferrara che venisse ad essa data la più plenaria e pronta esecuzione.

Giuseppe Cavallari, figlio di Nicolò

Giuseppe nasce nel 1780 da Nicolò Cavallari e Teresa Perughi e viene battezzato il 18 aprile. Sposa Maria Zanchetti (nata nel 1785) di Luca. Nel libro dei battesimi della Parrocchia di San Giovanni Battista di Pontelagoscuro [17] troviamo il suo nome come padre di sei bambine nate fra il 1803 ed il 1822.

Sono Rosa (1803), Rita Maria (1806), Rita Elena (1815), Maria Teresa (1817), Luigia Domenica (1820) e Luigia Teresa (1822). Nel battesimo della figlia Rita Maria del 1806 il padre Giuseppe è indicato col titolo di Don.
La notevole distanza fra la nascita della secondogenita e della terzogenita ci fa pensare che Giuseppe sia stato a lungo via da casa e visti gli anni, si può supporre che sia stato arruolato fra le truppe napoleoniche.

Dal censimento del 1853 ricaviamo ulteriori notizie. Intanto apprendiamo che nel 1853 Giuseppe è morto mentre sua moglie Maria è ancora viva ed ha 68 anni.
Maria è indicata come possidente ed abita in Piazza del Po al 202 assieme alla sua ultimogenita Luigia che ha sposato Alessandro Munari (nato nel 1821) di Luigi che è agente di commercio ed ha due figli: Giovanni (1845) e Luigi (1851) Munari.
Assieme a loro abita anche Rita Cavallari, sorella di Luigia, che non si è sposata.

I Perughi

Perughi è un cognome alquanto raro: sugli elenchi telefonici attuali troviamo solo otto famiglie Perughi tutte nel ferrarese, tranne una a Bologna. Si tratta di una famiglia originaria di Baura, una località del ferrarese, posta a meno di nove chilometri ad ovest di Ferrara ed immediatamente a nord del Po di Volano.

Su questo cognome non ho quasi trovato notizie: una associazione genealogica li accomuna ai Serughi di Forlì ma senza che ci sia nulla che lo provi a parte la somiglianza dei due cognomi.

Le case dei Perughi a Baura

Dal Catasto Carafa del 1779 vediamo che si tratta di una famiglia benestante. Giuseppe Perughi possiede due grandi case, poste proprio di fronte alla chiesa di Baura con quattro ettari di terreno intorno, una grande tenuta ed altri vari campi.

La tenuta è quella detta la Smaigara posta ad est del paese, immediatamente a nord del Po di Volano e che arriva anche sul territorio di Fossalta. E' di circa 32 ettari e comprende anche il Casalino di Santa Apollonia. Sette ettari sono vallivi.
Giuseppe Perughi possiede poi un'altra tenuta detta le Tosone, molto più piccola (poco più di quattro ettari) posta ed est del paese, oltre il Canale lo Scorsuro e a sud del Canale Naviglio ed anche un piccolo campo posto lungo la Strada detta la Viazza.

Che Giuseppe fosse il primogenito di Antonio Perughi ed il fratello di Teresa lo apprendiamo da un atto del notaio Benedetto Galvani [18], datato 24 ottobre 1763, nel quale vengono citati Giuseppe, Vincenzo e Pietro come eredi di Antonio Perughi.
Negli archivi parrocchiali di Pontelagoscuro troviamo citati due Perughi, entrambi di Baura. Uno è Pietro Perughi, padrino alla Cresima di Antonio Cavallari nel 1774 che sicuramente è il fratello di Teresa ed un Giovanni Perughi, padrino alla Cresima di Girolamo Pavani nel 1783 del quale ignoro la parentela ma che, molto probabilmente è figlio di uno dei Perughi appena citati.

Sempre nel 1763 ma alcuni mesi prima dell'atto sopracitato ed esattamente il 10 aprile 1763, il notaio Benedetto Galvani aveva prodotto un altro interessantissimo documento e cioè un Inventario di tutte le proprietà di Antonio Perughi che evidentemente era morto da poco ed in maniera abbastanza improvvisa per cui occorreva una valutazione esatta di quanto lasciava in eredità.

Questo documento è straordinariamente dettagliato e descrive tutto quanto vi era nella casa di Antonio Perughi e nella sua stalla arrivando perfino a contare quanti facialetti [sic] vi erano nei cassetti del comò nella camera di Antonio. Purtroppo, quando si elencano le varie camere, non viene detto chi vi stava se non nel caso di Giuseppe.

Apprendiamo che in casa vi erano moltissimi quadri, fra i quali uno di Ponteprè (che non so chi sia ma che evidentemente, a quell'epoca, era noto), che molti dei mobili consistevano in cassapanche di noce e che vi era anche una spinetta. Vi era una dispensa con salami di carne ed all'aglio grandi e piccoli, una cantina con moltissime botti ed una stalla con tre cavalli e due puledri.

Solo dopo aver elencato tutti i beni minori troviamo l'indicazione delle possessioni che erano di Antonio Perughi e che sembrano essere le stesse citate nel Catasto Carafa anche se quella più grande viene chiamata Smallagara anziché Smaigara. Dell'altra possessione viene detto che vi erano alberi e viti e vi veniva seminato frumento e frumentone.
Vi era una casa con annesso il fienile e la stalla con quattro buoi, due manzi ed una vacca. E' molto curioso che per i buoi ed i manzi venga indicato il nome di ognuno mentre ciò non venga fatto la vacca, come non era stato fatto per i cavalli tenuti presso l'abitazione principale.

Purtroppo l'inventario non ci dà alcuna informazione concreta su Antonio Perughi e sulla sua famiglia ma, dato che vengono elencati tutti gli atti notarili trovati nello scrittoio di Antonio, possiamo ricavare da questi molte informazioni.

Apprendiamo che Antonio Perughi aveva allargato i confini della sua proprietà principale sia prendendo in affitto dei terreni (nel 1750, 1751 e 1752), sia acquistandone (1753 e 1759). Vi è poi il contratto di acquisto di una casa fatta da Giovanni Perughi nel 1709. Considerando la data si può facilmente dedurre che Giovanni Perughi fosse il padre di Antonio.

Vi è poi la dote portata da Barbara Pomatelli, il 16 gennaio 1737, ad Antonio Perughi che ci fornisce il nome di sua moglie, inoltre la presenza del testamento di Margarita Morelli Pomatelli del 1732 ci dà anche il nome ed il cognome della madre della sposa.

La situazione però si complica con la presenza di un'altra dote per la quale viene precisato della sua consorte. Il documento è del 1729 e riguarda Teresa Guerra. Dovrebbe trattarsi di una prima moglie di Antonio.
Considerato che il primo figlio di Teresa nasce nel 1767 è molto probabile che Teresa sia nata dal secondo matrimonio mentre, per quanto riguarda Giuseppe, vi è una cessione di dominio fatta da Antonio Perughi, a nome del figlio Giuseppe, a favore di Anna Guerra che fa pensare che Giuseppe sia nato dal primo matrimonio.

Un Pietro Perughi, forse pittore, è citato in una lettera pubblicata in un libro ungherese [19] ma non avendo potuto consultare il libro in questione non so niente di preciso anche se sembrerebbe che sia vissuto nel XVIII secolo.
Considerato che, in una delle camere della casa di Antonio Perughi, vi erano molti quadri, anche di fiori e frutti, potrebbe darsi che si tratti proprio del Pietro Perughi figlio di Antonio.

Un altro inventario del 22 aprile 1779, redatto dal notaio Leopoldo Castelvetri [20] ci dà qualche informazione in più. L'inventario elenca le proprietà dei fratelli Giuseppe e Pietro Perughi e sembra redatto per valutare quanto sarebbe andato ai figli di Vincenzo Perughi che evidentemente era defunto. I figli sono due e si chiamano Vincenzo (come il padre) e Luigi.

L'inventario comprende anche un elenco delle doti ricevute in occasioni da matrimoni e da questo si apprende che Teresa Guerra, moglie di Antonio Perughi era la madre di Giuseppe e che, Antonio, dopo la morte di Teresa, si era risposato con Lucia de Belini e che, rimasto nuovamente vedovo, si era sposato per la terza volta con Barbara Pomatelli, a sua volta vedova di Giacomo Pambianchi, e che sarà la madre di Pietro Perughi.
Inoltre Giuseppe Perughi, figlio di Antonio, ha sposato Barbara Legnaghi e dopo essere rimasto vedovo, si è risposato con Barbara Agolini.

Questo documento ci chiarisce le vicissitudini matrimoniali di Antonio Perughi ma purtroppo non ci dice se la madre di Teresa e di Vincenzo Perughi fosse la prima, la seconda o la terza moglie di Antonio.

Nel 1802 Pietro Perughi si ammala ed il 3 maggio detta il suo testamento alla presenza del parroco di Baura e di Luigi Marchiani fu Giovanni [21]. E' presente anche suo fratello Giuseppe.
Pietro nomina suoi eredi tutti i suoi nipoti, tanto maschi che femmina, nati dal fu Vincenzo Perughi ed in eguale parte, tutti i figli e figlie di Giuseppe Perughi nessuno escluso. In particolare nomina Vincenzo, figlio del fu Vincenzo e Francesca e Caterina, figlie di Giuseppe, a cui lascia venti scudi annui finché non si fossero maritate.

Nel testamento parla anche di una rendita proveniente dalla dote di sua madre Barbara Pomatelli specificando che provenivano da Migliarino. Può quindi darsi che Barbara Pomatelli provenisse da Migliarino a meno che non si trattasse di beni che le erano pervenuti dal suo primo marito.

Il fatto che Pietro chiami suoi nipoti i figli di Vincenzo e non lo faccia per i figli di Giuseppe può far supporre che anche Vincenzo fosse figlio di Barbara Pomatelli e quindi fosse suo fratello mentre invece Giuseppe, come sappiamo, era suo fratellastro.

Considerato che Teresa Perughi ha il primo figlio nel 1767 e l'ultimo nel 1785 e che il matrimonio di Antonio Perughi e Barbara Pomatelli sembra risalire al 1737, è pressoché certo che anche Teresa sia nata dalla terza moglie di Antonio Perughi.

Nell'elenco dei proprietari di Baura del Catasto Gregoriano [22] troviamo il solo Giuseppe Perughi, figlio di Antonio, che è titolare di ben 51 particelle, molte delle quali acquisite tramite un contratto di livello.
Molti dei campi sono arativi e Giuseppe possiede anche un piccolo mulino ma molti altri sono prati e pascoli e ciò, considerato che una delle sue proprietà è utilizzata come casa del casaro, fa pensare che venissero utilizzati per sostenere del bestiame dal quale ricavare latte e formaggio.

In un rogito del 1810 [23] troviamo citato un Antonio Maria Perughi al quale viene data una procura da parte della famiglia Trotti nell'ambito degli accordi per il matrimonio di una Trotti con Gaetano Chittò Barucchi. Nel documento compare anche la sua firma autografa.
Si tratta sicuramente di un nipote di Antonio Perughi ma non si sa di quale dei suoi figli sia figlio. Considerato che Pietro Perughi nel suo testamento nomina i figli di Vincenzo ma non Antonio Maria può darsi che Antonio Maria Perughi fosse figlio di Giuseppe.


[1] - Liber Baptismorum 1764-1801 dell'Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Giovanni Battista a Pontelagoscuro.   <<

[2] - Memorie per un piano di Regolamento del Porto del Ponte Lag'Oscuro - Biblioteca Comunale Ariostea (Manoscritti Classe I N. 421/2).   <<

[3] - Archivio delle Delegazioni (Pontelagoscuro) Busta 57 Anno 1853 - presso Archivio Storico Comunale di Ferrara.   <<

[4] - Liber Confirmatorum 1718-1811 dell'Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Giovanni Battista a Pontelagoscuro.   <<

[5] - Antonio Dolcetti - Le cronache di Pontelagoscuro a cura di Roberto Balzani - Edizioni Analisi srl, Bologna 1993.   <<

[6] - Giovanni Stegani - Cenni storici di Francolino - S. A. Industrie Grafiche - Ferrara 1936 - (ristampa anastatica a cura della Pro Loco di Francolino - Litografia Tosi - Ferrara, 2003).   <<

[7] - Luigi Lugaresi e Walter Ferrari - Industria Saponiera "Chiozza & Turchi" Pontelagoscuro: due secoli di storia - Editore Volta la carta - Ferrara, 2012.   <<

[8] - Archivio di Stato di Roma - Fondo della presidenza del censo - Catasto Gregoriano - Ferrara, mappa e brogliardi di Pontelagoscuro. (consultabile anche tramite Internet nell'ambito del Progetto Imago.   <<

[9] - Carta della Pianta del Porto di Ponte Lago Scuro ridotto a Carta Marittima dal Ten.te in primo dell'Armata Citt.o Pietro Ulloa aggiunto al Cap.no di detto Porto, pubblicata a pagina 60-61 in "Il Lago-Scuro Ponte per la Città - a cura di Marica Peron e Giacomo Savioli - Ferrara, 1987".   <<

[10] - Catasto Carafa - compilato nel 1779 per la tassazione dei terreni dei tre comprensori del Polesine di Ferrara, di San Giorgio e della Transpadana Veneta - è conservato presso i Consorzi di Bonifica del I e II Circondario - nel 2005 è stato digitalizzato su DVD-ROM.   <<

[11] - Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Giorgio Martire a Bergantino, consultabile sul sito Family Search.   <<

[12] - Archivio di Stato di Roma - Fondo della presidenza del censo - Catasto Gregoriano - Ferrara, brogliardi di Francolino. (consultabile anche tramite Internet nell'ambito del Progetto Imago.   <<

[13] - a cura di Evelina Dezza e Daniele Donà - Storie d'acqua dolce: Isola Bianca - DVD - Ferrara, 2009.   <<

[14] - Un froldo indica un argine lambito direttamente dalla corrente del fiume mentre una giara dice che fra l'argine ed il fiume è interposta una zona di depositi sabbiosi.   <<

[15] - Archivio di Stato di Ferrara - Archivio Notarile - Notaio Contughi Scannabecchi Carlo - M. 1685, p. 2 (1797 - 1804 Testamenti).   <<

[16] - Giovanni Bedani - Memorie storiche di Pontelagoscuro - Ferrara 1905.   <<

[17] - Liber Baptismorum 1801-1826 dell'Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Giovanni Battista a Pontelagoscuro.   <<

[18] - Archivio di Stato di Ferrara - Archivio Notarile - Notaio Galvani Benedetto - M. 1608, p. 1 (1760 - 1772).   <<

[19] - Ráday Gyűjtemény - A Ráday Gyűjtemény évkönyve - Volume 3 - Gyűjtemény - Budapest, 1984.   <<

[20] - Archivio di Stato di Ferrara - Archivio Notarile - Notaio Leopoldo Castelvetri - M. 1600, p. 5 (1778 - 1782), n. 549.   <<

[21] - Archivio di Stato di Ferrara - Archivio Notarile - Notaio Luigi Bongioghi - M. 1829, p. 10 (1770 - 1800, Testamenti).   <<

[22] - Archivio di Stato di Roma - Fondo della presidenza del censo - Catasto Gregoriano - Ferrara, mappa e brogliardi di Baura. (consultabile anche tramite Internet nell'ambito del Progetto Imago.   <<

[23] - Archivio di Stato di Ferrara - Archivio Notarile - Notaio Giuseppe Cirelli - M. 1900, p. 3 (1810), n. 141.   <<


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