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Andrea Cavallari - Vacanze dedicate, tutte o in parte, alle immersioni subacquee

1987 - Costa Azzurra


Cavalaire-sur-Mer, Le Lavandou e La Londe les Maures

Nell'agosto del 1987, quando nostro figlio non aveva ancora un anno e mezzo abbiamo fatto una lunga vacanza sulla Costa Azzurra ed ho così potuto fare parecchie nuotate con pinne e maschera per vedere i bellissimi fondali di quelle zone. La prima lunga nuotata l'ho fatta a Cavalaire-sur-Mer dove c'è una spiaggia non troppo larga, di sabbia grossa con qualche sassolino, chiusa da due punte ai due estremi cioè Point de Layet a destra (ovest) e Point de Cap Negre a sinistra (est).

L'acqua è limpidissima ed anche se sembra fredda al primo impatto, ci si sta benissimo. A cinquanta metri dalla riva cominciano le prime posidonie, vedo subito banchi di saraghi piuttosto grossi e poco dopo un grosso pesce (parecchio di più di un chilo) che anche, se lo osservo a lungo, non riesco a riconoscere. Non mostra troppa paura e non fugge ma si gratta un lato della testa sfregandolo sul fondo sabbioso.

Arrivato alla punta di destra (Layet) dove le rocce non sono niente di speciale, torno indietro tagliando la baia al largo e all'improvviso osservo sott'acqua in lontananza davanti a me qualcosa di grosso che si muove pian piano e mi avvicino con circospezione pensando che si tratti di un grosso pesce.

Si tratta invece di un esemplare di pesce-culo (per altro non particolarmente pregevole) in quanto quello che vedevo in realtà era il sedere nudo di una tizia appoggiata ad un materassino, resto alquanto stupito e mi allontano ma scopro poi che la spiaggia sulla punta è per i nudisti.

Faccio poi un lunghissimo giro verso la punta est e vedo molte cose interessanti: banchi di salpe molto grosse e molto grandi (centinaia di individui), un'ostrica enorme, banchi giganteschi di pesciolini, vari pesci di grossa stazza e vicino agli scogli, che però non sono molti belli, banchi di microscopici avannotti ed un buffo pesce tutto rosso con la testa blu.

Il giorno successivo ci siamo spostati a La Londe les Maures, dove siamo poi rimasti parecchi giorni ed ho subito fatto una nuotatina per vedere i fondali rimanendo stupito nel vedere come la costa degradi poco anche al largo, ci sono molte posidonie, in alcuni tratti marroncine, in altri verdissime. Vedo anche qui molto pesce, vari banchi di salpe grigie a righe gialle con l'occhio dello stesso colore, bellissime, ne trovo un banco di piccole ed uno di grandissime, vedo cefali enormi, oloturie e saraghi di due razze diverse, faccio anche qualche breve puntata in profondità su zone sabbiose, l'acqua è calda.

Nei giorni successivo ho fatto un altro bel giro utilizzando le pinne lunghe. Vedo i soliti cefaloni, banchi enormi di salpe, saraghi e pesciolini vari, vedo anche tra le posidonie pesci rossi simili al normale pesce rosso d'acqua dolce, l'unica lieve differenza è che sono più appuntiti nel muso. Tornando, in una zona sabbiosa, vedo un mucchietto di sassi bianchi, insospettito mi avvicino e trovo un polpo nella sua tana, è grossettino e tutto rosso, forse perché arrabbiato. Guardo la posizione, sarebbe bello ritrovarlo per farlo vedere a mia moglie visto che qui si tocca già.

L'Aquascope a Le Lavandou nel 1987L'Aquascope a Le Lavandou nel 1987

Abbiamo fatto anche varie gite nei dintorni e a Le Lavandou siamo saliti sull'Aquascope. Si tratta di un battello sottomarino, progettato da Jacques Rougerie su incarico di Cousteau, che porta i turisti a conoscere i fondali marini. Il primo modello poteva portare otto persone ed è stato collaudato nel 1980 nelle acque di Cap d'Agde.
Questa è stata la prima volta che mio figlio è salito su di una barca marina ed è un fatto veramente raro e curioso che si tratti di un battello semisommergibile!

All'interno dell'Aquascope a Le Lavandou nel 1987Si sale a bordo, l'Aquascope è molto stretto e siamo parecchio fitti. E' molto da numero, ricorda il Nautilus di Giulio Verne, specialmente nei due oblò a prua assicurati con grossi bulloni.
Si parte con un gran frastuono. E` molto di effetto ma non è che si veda moltissimo: posidonie e parecchi pesci, banchi di grosse salpe e grossi cefali isolati.

Mio figlio è molto interessato. Da alcune grate in alto cadono gocce d'acqua su chi sta sotto. Nel complesso una cosa da provare ma non è che sia così eccezionale.
Forse una diversa ora, con il sole più a picco, poteva essere più adatta ma non credo cambiasse molto. C'è da dire che per fare il pieno di turisti si parte da una zona inadatta dove l'acqua è poco limpida ed il fondale non è un granché e c'è anche molta fretta di ultimare il giro. Il tutto potrebbe essere migliorato di molto.

Una volta tornati a La Londe riprendo i miei giri vedendo varie conchiglie ed attinie in una zona non esplorata prima ed al ritorno trovo un'altra tana di polpo con polpo annesso, anche questo bello rosso, probabilmente si tratta di mimetismo visto che ci sono varie incrostazioni rossastre in giro.

Poi ne trovo uno fuori dalla tana tutto attaccato su di una roccia. Lo osservo per un po', si vede benissimo, si potrebbe fare una foto stupenda, poi lo stuzzico e lo faccio scappare così posso ammirare la sua linea idrodinamica quando si muove con la propulsione a getto.

Manda anche una nuvola di inchiostro per cercare di confondermi. L'inchiostro non fa una nuvola in cui il polpo si nasconde, come molti credono, ma crea per un istante una palla nera cioè una finta immagine del polpo su cui si getta il predatore mentre lui scappa.
Lo seguo per un po', poi quando cerca di infilarsi in una fessura molto più piccola di lui, lo lascio in pace.

Tornando, quasi in mezzo ai bagnanti, vedo un pesce veramente grosso, senz'altro di vari chili, dalla forma un dentice o più probabilmente una orata. Però non si lascia avvicinare troppo.

Gita al Parco sottomarino di Port-Cros

Non lontano da La Londe c'è l'arcipelago delle Isole d'oro o di di Hyères di cui fa parte anche l'isoletta di Port-Cros che è Parco Nazionale non solo perché incontaminata e coperta da pini d'Aleppo ma soprattutto per i suoi fondali.
Il Parco Nazionale è stato istituito nel 1963 ma già dal 1921 metà dell'isola era protetta per volontà del suo proprietario.

Sono quindi molto curioso di vedere questi fondali incontaminati e di percorrere il sentiero sottomarino che c'è sull'isola e che consiste in una serie di boe che indicano punti caratteristici del fondale raggiungibili anche in apnea.

Alle otto siamo per strada ed andiamo a Le Lavandou a prendere il traghetto per Port-Cros. Ci sarebbe anche da La Londe e costa uguale, ma l'unica corsa al giorno non ci permetterebbe di stare molto sull'isola, invece da Le Lavandou si parte molto prima e volendo si può tornare molto tardi.

Arrivati sul lungomare di Le Lavandou, si vede che la giornata è splendida, l'acqua calmissima, la visibilità ottima e si vede benissimo fino a grande distanza. Si fanno i biglietti (59 FF. x 2 ) e si parte, il traghetto è l'Iles d'Or XII, non molto grande ma veloce.
Per un po' ci segue un grosso motoscafo con uno sciatore che si diverte a passare sulle onde sollevate a poppa dal nostro traghetto. Dove siamo noi c'è vento e ci si trasferisce in un punto un po' più riparato.

Poco prima di Cap Bénat vedo in lontananza delle cose bianche che mi sembrano troppe per essere vele, appena usciti dalla protezione del capo scopriamo che sono onde! Il vento forte di oggi e di ieri ha sollevato molte grosse onde con le cime che vengono frante dal vento. A Le Lavandou il mare era calmissimo perché a ridosso del lungo ed alto promontorio di Cap Bénat.

Il battello che ha le onde di traverso sbanda e balla moltissimo. Mio figlio che fino ad ora era interessato diventa molto serio ed ha anche un po' di paura.
Quelli che sono a prora devono fuggire in fretta per via degli spruzzi ma anche quelli a poppa dal lato delle onde non sfuggono a docce gelate. Qualcuno viene bagnato da capo a piedi, quelli più eroici restano al loro posto e continuano imperterriti a prendersi spruzzi e secchiate d'acqua in testa.

La traversata dura poco più di mezz'ora ed arrivati a Port-Cros si passa a ridosso dell'isolotto di Bagaud che protegge un po' il porto. Si scende e dapprima andiamo al Fort Estissac dove c'è una mostra sull'isola e degli acquari oltre ad un bel panorama.

Il forte è molto interessante, al primo piano ci sono vari acquari con fauna del Mediterraneo così mia moglie tra le altre cose vede una murena ed una oloturia, anche mio figlio è molto interessato da una rascasse (una specie di scorfano) che, stanca di stare ferma, fa varie evoluzioni nell'acquario.
Ci sono poi grancevole, castagnole, salpe, cefali, posidonie, stelle di mare rosse, un paguro enorme anch'esso rosso, aragoste, ascidie, spirografis etc.

Al secondo piano vari cartelloni spiegano il ciclo vitale che si svolge nelle acqua attorno l'isola, c'è anche un plastico dell'isola e del fondo marino. Assistiamo ad una proiezione di diapositive (col commento in francese) sulle posidonie, le alghe simili ad erbe caratteristiche di questi fondali.
Dalla cima del forte si gode di un panorama superbo sia verso il villaggio, sia verso l'isolotto di Rascas e la spiaggia di La Palud ed i successivi promontori.

Si torna sulla strada principale e si prosegue faticosamente in salita ma sotto una splendida ombra in mezzo alla macchia mediterranea ed una folta foresta di pini di Aleppo che a prima vista sembrano uguali ai nostri pini marittimi ma che in realtà sono diversi avendo le foglie a ciuffetti piuttosto originali. Tutta l'isola è coperta da alberi come lo erano secoli fa (o meglio millenni) tutte le isole del Mediterraneo e come ora non lo è più nessuna e questo è il suo valore più grande, ancora di più del mare incontaminato.

L'isolotto di La Gabiniére a sud di Port-CrosAndiamo poi lungo il lato sud dell'isola che scende alquanto a picco camminando in un sentiero nel bosco che costeggia il mare e che, a tratti, dà belle viste dall'alto sul mare e sull'isolotto de La Gabiniére che è a sud di Port-Cros.

Infine andiamo a La Palud dove c'è il sentiero sottomarino (profondità massima otto metri, portarsi maschera e pinne). C'è da scendere parecchio ma finalmente si arriva alla spiaggia godendo nel frattempo di splendide viste. Purtroppo sulla spiaggia si incanala un vento fastidiosissimo.

Prendo la maschera e le pinne e mi immergo rapidamente. A riva non si vede niente, le onde hanno sollevato sabbia e posidonie morte oscurando tutto. Però nuotando verso l'isolotto di Rascas che delimita la zona segnata con le boe, la visibilità diventa ottima.

Non vedo niente che non avessi già visto prima però qui c'è di tutto ed in gran quantità. I pesci non hanno paura, i labridi coloratissimi vengono veramente a guardarti dentro alla maschera. I saraghi sono in banchi foltissimi e formati da pesci molto grossi, si arriva quasi a toccarli senza che scappino.

Rivedo banchi di castagnole giovanissime, tutte color violetto elettrico, forse i pesci più belli che si possano vedere da queste parti. Ce ne sono anche di più grandicelli (crescendo diventano neri) già neri ma con la testa blu brillante.

Giro a lungo anche se ho freddino, le posidonie sono foltissime e la visibilità è tale che sembra veramente di volare sopra ad un prato. Giro anche fuori dal recinto e a ridosso di Rascas vedo i banchi più folti mai visti di saraghi, qui ci sono tutte le varie razze di saraghi, vedo anche delle occhiate. salpe e cefali.

Tornato a riva mi asciugo in fretta infreddolito dal vento tremendo e si va subito verso il porto per riprendere il traghetto. Questa volta siamo sul Iles d'Or XV che almeno ha molte più vetrate dell'altro e quindi è più protetto dagli spruzzi.

Si balla anche di più che all'andata e sbandiamo in modo incredibile. Alcuni si prendono le solite ondate ed anche qualcuno di quelli al sicuro dietro i vetri ha i piedi bagnati da una ondata che entra da sotto il portello e bagna il ponte.

Le orche ammaestrate e l'Acquario di Monaco

Durante il ritorno in Italia ci siamo fermati ad Antibes per vedere Marineland. Lo spettacolo comincia alle 21 e 45 e dura un'ora ma ce ne vuole un'altra per vedere il museo del mare e l'acquario, quindi bisogna entrare alle 20 e 45.

Ho già visto spettacoli del genere ma qui ci sono anche le orche che sono animali veramente incredibili. La vasca delle orche è enorme, c'è anche un vetro e le vediamo nell'acqua, sono delle belle bestie! L'elefante marino dorme.

Il museo è interessante, ci sono molti modelli di navi, strumenti, quadri, prodotti del mare ed un incredibile lavoro in vetro del '700. Ho anche la prova della pazzia degli psichiatri con l'enorme modello di caravella fatto da uno di loro con più di un milione di fiammiferi.

L'acquario è abbastanza bello e completo ma lo si vede in fretta perché sta per cominciare lo spettacolo che si svolge dapprima al bacino delle orche che si esibiscono per un quarto d'ora.

Lo spettacolo delle orche ammaestrate ad AntibesDi orche ce ne sono due, maschio e femmina. Fa impressione vedere queste due bestie enormi, più grandi di una automobile e lunghe il doppio, ferocissimi carnivori, obbedire ai vari comandi.
La cosa più incredibile sono i salti che fanno fuori dall'acqua. Il maschio in inverno mangia 75 Kg. di pesce al giorno, la femmina un po' meno.

Poi si va al bacino dei delfini dove, per un quarto d'ora si esibisce una foca in numeri umoristici molto belli e ben fatti di cui però perdiamo gran parte del commento in francese e poi, per un altro quarto d'ora, si esibiscono molti delfini in numeri notevolissimi tra i quali salti mortali nell'aria e colpire con la coda un pallone a grande altezza.

Nell'ultimo quarto d'ora si dovrebbe esibire l'elefante marino e tutti si trasferiscono alla sua vasca ma i domatori non riescono a svegliarlo in alcun modo. Si sente solo un gran russare e dei grugniti e si vede una massa enorme di carne (mangia poco meno dell'orca), così ci rimettiamo un quarto d'ora di spettacolo.

Allora ritorno alla vasca dell'orca per rivederla sott'acqua attraverso il vetro e mentre sono lì l'orca si avvicina al vetro fin contro con la testa. La vedo benissimo, così vicino sembra ancora più enorme, ha un diametro gigantesco.

Ci dovrebbero essere dei pinguini ma non li ho visti, li cerco e li trovo. Ce ne sono di molto rari in cattività in una stanza a temperatura ed umidità speciali tipo Antartide ma dormono quasi tutti (in piedi), quelli meno rari sono fuori e sono svegli, veramente simpaticissimi.

Infine per chiudere questa vacanza così ricca di attività marine non poteva mancare una visita al Museo Oceanografico di Monaco. Entriamo che non sono neanche le quattro e pensiamo di non metterci troppo. Invece, dato che è enorme ed interessantissimo, passano le ore.

Un velenosissimo pesce scorpioneUn pesce chirurgo blu'L'elegantissimo pesce Picasso

La sezione di pesci del Mediterraneo è completa e fatta tutta di esemplari stupendi. Ci sono anche le castagnole blu elettrico (perdono il colore a due mesi di età) che posso far vedere a mia moglie.
Un minisommergibile esposto al Museo Oceanografico di MonacoLe vetrine che attirano di più l'occhio sono quelle dei pesci tropicali, stupendo un pesce chirurgo blu, un balistide clown e l'elegantissimo pesce Picasso.

Un pesce pagliaccio che vive tra gli anemoniCi sono i pesci che vivono fra gli anemoni (sono i cosiddetti pesci pagliaccio che sono stati scelti per il personaggio di Nemo di Walt Disney) e gli incredibili pesci rasoio che stanno a testa in giù, ci sono poi pesci palla e pesci scatola, i bellissimi pesci scorpione velenosissimi e l'ancora più velenoso (e bruttissimo) pesce pietra, inoltre tartarughe, squali, cavallucci marini, etc. etc. Il pezzo forte, però, sono tre nautili vivi.

Si va poi al primo piano dove ci sono tantissimi oggetti, conchiglie, pesci, raccolti nelle spedizioni del principe Alberto I. Tra le altre cose il modello di un kraken, il calamaro gigante, inoltre la riproduzione della stanza di lavoro sulla sua nave oceanografica e vari cartelloni, proiezioni, schemi, disegni sul mare, le correnti, le esplorazioni, etc.

Si sale in terrazza per il panorama e si scende al piano terra dove ci sono alcuni minisommergibili ed altri oggetti tra i quali uno scheletro di balena, uno di orca e di vari cetacei, oltre ad altri oggetti e pesci tra i quali un celecanto imbalsamato, il famoso fossile vivente.


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