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Spazio per comunicazioni urgenti

Andrea Cavallari - Grandi Viaggi


Il maso ed il Raid delle Alpi
Raid West-Europ
Raid North-Pole
Raid Transahariano
Puffins' Raid


Il maso ed il Raid delle Alpi

Ai miei tempi la vacanza più lunga che si avesse nella vita prima della pensione era quella dopo la maturità. Andava infatti da metà o fine luglio fino al 5 novembre, data di inizio delle lezioni all'Università.
Tutti quindi ci consigliavano di organizzarci per tempo per poter sfruttare appieno questo periodo.

Già da quattro estati partecipavo in luglio al campeggio di Casa Cini ma nel 1968, anno della maturità, ciò non sarebbe stato possibile perché gli esami si svolgevano appunto in luglio.
Assieme al mio compagno di classe Pietro, decidemmo quindi di organizzarci una vacanza il più possibile simile allo spirito di quei campeggi.

Caricammo il 1100 R dei miei di sacchi a pelo, viveri e quant'altro ci fosse utile e ci recammo in montagna dove trovammo ed affittammo un maso isolato (senza elettricità e con solo il pozzo come rifornimento idrico).
Non volendo però fare la vita degli eremiti lo scegliemmo vicino a Castello Tesino in Valsugana dove alcuni nostri amici ed amiche andavano da tempo immemorabile in vacanza con la famiglia e dove quindi avevano una vasta compagnia di amici.

15 agosto 1968 - Fontana e bandiere dei Cantoni svizzeri a LucernaPassammo così un'ottima vacanza andando in paese dagli amici quando ci aggradava e vagando per i monti fra vecchi fortini della Prima Guerra Mondiale a nostro piacimento.
In uno di questi forti trovai per caso un fossile in una delle pietre usate per la costruzione. Ci informammo allora dai vecchi del posto dove fossero state prese le pietre usate per costruire il forte ed andammo nella cava abbandonata dove, con mia grande gioia, trovai parecchi fossili, alcuni dei quali abbastanza interessanti.

Ci fu una settimana di brutto tempo che ci bloccò ed allora ci venne l'idea di fare un giretto in Austria e Svizzera.
Non avendo soldi da scialare decidemmo di provare a dormire in macchina con i nostri sacchi a pelo dato che il 1100 R aveva la caratteristica di essere dotato di sedili reclinabili che arrivavano a filo con quelli dietro facendo così una vasta area piana ed imbottita.

Nacque così quello che, a posteriori, ho chiamato il Raid delle Alpi. Il 12 Agosto 1968 partiamo dal Maso Pozze arrivando fino ad Innsbruck dove dormiamo in macchina in un bosco fuori città.
Il 13 siamo ad Innsbruck, il 14 a Zurigo, il 15 a Lucerna, il 16 a Berna ed il 17 a Lugano.

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Raid West-Europ

Una volta tornati a casa raccontammo ai nostri amici le nostre avventure e così nel settembre 1968 venne da me Sandro, un altro mio compagno di classe, con una idea interessante: Abbiamo ancora tutto ottobre di vacanza. In Spagna fa ancora caldo. Perché non facciamo un viaggio in Spagna dormendo in macchina?

In breve organizziamo tutto. Per risolvere il problema più grosso manifestatosi nel precedente viaggio e cioè andare in bagno e lavarsi, decidiamo di appoggiarci ai grandi distributori di benzina dove sostano i camionisti.

L'itinerario scelto prevede di seguire la costa mediterranea della Francia e della Spagna fino a Gibilterra e poi, dopo una breve puntata in Marocco, di arrivare fino a Lisbona. Da qui inizia il viaggio di ritorno che passa da Madrid e Burgos arrivando poi fino a Parigi prima di tornare a casa.

2 ottobre 1968 - Tucutca I (il nostro 1100R) a Ventimiglia verso il confine franceseAlla sera del 30 settembre tutto è pronto. La macchina è stata coperta di scritte e di bandierine e tutto è caricato.
La partenza è prevista per il giorno successivo da davanti il nostro ex-Liceo in via Borgoleoni.

Il 1 ottobre, allora data di inizio delle scuole, mezz'ora prima della campanella che sancisce l'entrata a scuola, siamo davanti al Liceo Classico Ariosto ma non siamo soli: con il paraurti posteriore appoggiato al nostro ed il muso in direzione opposta, è parcheggiata la 500 amaranto di Roberto, altro nostro compagno di classe, che sta per partire anche lui, in coppia con un ulteriore compagno di classe, per un lungo viaggio.
Quando suona la campanella i ripetenti e tutti i nostri amici più giovani devono entrare mentre noi partiamo verso il Marocco e la 500 amaranto parte verso la Turchia.

4 ottobre 1968 - Al passo di Port d'Envalira ad AndorraDopo una breve sosta a Salsomaggiore per salutare mia mamma che è alle terme ed un pranzo a Milano dai nonni di Sandro, inizia la nostra impresa.
Ben presto ci abituiamo a dormire in macchina e scopriamo che la nostra indipendenza dagli alberghi e dai campeggi è un grosso vantaggio in quanto possiamo viaggiare anche dopo cena macinando così parecchi chilometri in ore che sarebbero altrimenti perse.

L'8 siamo a Gibilterra che raggiungiamo via mare essendo chiusa la frontiera terrestre per attriti fra la Spagna ed il Regno Unito.
Il giorno successivo siamo in Marocco e da qui mandiamo molte cartoline ai nostri amici cercando di scrivere qualcosa di più di Un caro saluto o frasi consimili.
La più bella di tutte è quella che mando ad una mia amica (Donatella) in cui c'è scritto:
Mollemente sdraiati sotto lussureggianti palmizi inviamo il nostro augusto saluto a te che, fra le fredde nebbie del nord, gemi sotto il terribile giogo della scuola.

L'11 siamo a Lisbona e cominciamo il viaggio di ritorno lungo l'itinerario previsto. Non abbiamo mai grossi problemi ma non mancano gli episodi buffi come quando, alla sera del 14, vicino a Segovia parcheggiamo dietro il muro di un distributore in uno spiazzo largo e bello e la mattina successiva, quando ci svegliamo, ci troviamo nel bel mezzo della piazza del mercato, tra le bancarelle di ortaggi, verdura e frutta.

Il 17 ottobre siamo già a Chartres a poca distanza da Parigi ma non abbiamo nessuna voglia di dirigerci verso casa così, benché cominci a fare freddo e non si abbia con noi i vestiti adatti, decidiamo di rimandare la visita di Parigi ad altra occasione e di proseguire verso i Paesi Bassi e la Germania.
Mandiamo così una cartolina a casa con scritto semplicemente Proseguiamo verso Nord e continuiamo la nostra avventura.

20 ottobre 1968 - Lungo l'Afsluitdijk ossia la diga dello Zuiderzee (Paesi Bassi)Visitiamo il Belgio, i Paesi Bassi, la Germania, la Danimarca ed il 22 ottobre sbarchiamo in Svezia. Fa sempre più freddo ma continuiamo a dormire in macchina. Non avendo vestiti molto pesanti ci mettiamo addosso tutto quello che abbiamo assumendo così un aspetto stranissimo e poco rassicurante.
Così alla frontiera svedese, scesi dal traghetto con la macchina, mentre lasciano passare tutti senza neanche guardare il passaporto quando arriviamo noi ci bloccano, guardano dappertutto, fanno aprire le valigie, mettono la macchina su di un elevatore, cercano i doppi fondi. Logicamente non trovano niente e ci lasciano andare.
C'è da dire che anche il fatto di aver scritto sulla macchina Raid Italia - Marocco è un po' sospetto quando ci si presenta in Svezia!

Il giorno successivo, da Malmö, inizia il nostro ritorno, prima però bisogna scrivere agli amici con frasi all'altezza di quelle spedite dal Marocco.
La più difficile da replicare è quella per Donatella ma alla fine partoriamo un vero capolavoro con questa scritta:
Torpidamente raggomitolati fra gelide coperte inviamo il nostro augusto saluto a te che, sotto il caldo sole del sud, continui a gemere sotto il terribile giogo della scuola.

Il 27 ottobre, a tarda sera, siamo a Milano a casa dei nonni di Sandro e dormiamo, per la prima volta dopo molto tempo, in un letto. E' stato un viaggio bellissimo e ci ripromettiamo di organizzarne altri.

Tra le persone che abbiamo incontrato ricordo una coppia di sposi conosciuta scendendo da Andorra verso Barcellona (il 4/10/1968), un fotografo professionista Nikonfanatico conosciuto nei giardini del Generalife a Granada (il 7/10/1968) ed un veneto tra la folla che assisteva alla novillada a caballo alla Plaza de Toros di Madrid e che ha salutato la fuga con salto della staccionata di uno dei toreri con un Al gà fifa, ostia! ed ha commentato, nel silenzio glaciale dell' arena, il volo di un torero sollevato dal toro con un Bela! Toro (il 13/10/1968).

Nella parte nordica del Raid ricordo l'incontro con uno spagnolo a Malmö (il 23/10/1968) che ci dice Non buona Svezia, tutto troppo caro ed un italiano di Ciriè con cui passiamo parte della giornata ad Odense (il 24/10/1968) in attesa che i gentilissimi meccanici della concessionaria Fiat ci sostituiscano le spazzole della dinamo.

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Raid North-Pole

L'anno successivo, nel 1969, siamo pronti per un altro grande viaggio: vogliamo arrivare a Capo Nord e magari, se si trovasse un passaggio marittimo a basso costo, proseguire per le Svalbard.
Per ammirare il sole di mezzanotte non si può partire troppo tardi ma, questa volta, ci sono gli esami universitari da superare prima di partire.

Il 4 luglio supero Fisica I, il secondo esame che mi ero ripromesso di dare nella sessione estiva ed in soli due giorni siamo pronti.
Si parte il 6 ed in tre giorni siamo già ad Odense in Danimarca. Quest'anno ha la patente anche Sandro e non sono più da solo a fare il pilota.

La Norvegia ci piace molto. Percorriamo alcune strade secondarie per apprezzarne meglio i panorami selvaggi.
Decidiamo quindi di rallentare la nostra corsa verso Nord e di addentrarci nelle Alpi Norvegesi. Qui ci fermiamo in un rifugio per scalare, la mattina successiva, una delle cime vicine con l'aiuto di una guida alpina.

La scalata non è difficile ma è molto impegnativa per via dell'ambiente severo corrispondente a quello che nelle Alpi si trova solo ad alte quote.
Ecco alcuni frasi tolte dal diario di bordo di quel viaggio (scritto da Sandro su di un quadernetto durante il viaggio e poi ricopiato ed implementato da me):

12 luglio 1969 - Fanaraken - Alpi Norvegesi (Norvegia)Siamo con tre guide (una donna), due canadesi, quattro norvegesi ed un magnifico pastore tedesco Laika. La marcia di avvicinamento alla montagna prescelta: Fanaraken 2069 m. è molto lunga oltre un'ora e tre quarti attraverso muschi e prati ed ammassi di pietre brulicanti di zanzare fortunatamente svolazzanti a bassa quota. Avvistiamo anche un branco di renne selvagge.
Poi dopo una sosta di circa venti minuti, riuniamo due cordate per pių di sessanta metri e partiamo. Un grande ghiacciaio, un po' di neve marcia, qualche crepaccio. Sandro finisce dentro ad uno con una gamba: era un crepaccio di una trentina di metri, fortunatamente il resto della crosta di ghiaccio ha tenuto.
La salita non è ripida, tranne che nel tratto finale che affrontiamo, prima direttamente, poi in costa. Giungiamo infine su di un promontorio roccioso e lė sciogliamo la cordata.
Un sentiero segnato porta fino in cima dove sorge una specie di rifugio bivacco, il libro di vetta ci assicura essere i primi due italiani a violare il Fanaraken (per lo meno nel dopoguerra), poi in quattro si ridiscende.
Noi due, un norvegese, la guida donna. Gli altri che erano arrivati su da poco, restano ancora. Poi la discesa fatta molto in fretta, superiamo un nevaio lasciandoci scivolare sul sedere.
12 luglio 1969 - Panorama dal Fanaraken - Alpi Norvegesi (Norvegia)Ci fermiamo solo per qualche foto quando riusciamo a raggiungere e superare lo strato di nuvole. Quando arriviamo all'attacco del ghiacciaio la guida è già lì che ci aspetta. Ci leghiamo: la guida apre la cordata, poi il norvegese, poi Sandro infine io chiudo e partiamo.
Intanto comincia a cadere una pioggia fitta fitta mista a grandine e neve. La discesa é veloce e a mano a mano che si scende la neve diventa sempre pių molle sempre pių fradicia, fino a diventare frappè; nel quale si sprofonda fino allo strato di ghiaccio, si cammina in mezzo a ruscelli d'acqua gelida che scendono dal ghiacciaio: ormai siamo fradici.
Alla base vediamo che ormai le nuvole hanno inghiottito tutta la montagna e che piove sempre pių forte. La guida, finito il suo compito, si mette un completo di plastica verde tipo lupo di mare e parte sparatissima. Noi che ignoriamo la strada, dietro.
Dopo chilometri e chilometri di corsa forsennata sotto l'acqua, ecco un nuovo incubo, il peggiore. Il terreno é bagnato e le zanzare si sono levate in volo a sciami compatti ci vengono addosso sembra quasi di essere immersi in un liquido: una sensazione schifosa.
Entrano dappertutto: negli occhi, in bocca nelle orecchie e nel naso, cerchiamo inutilmente di ripararci la faccia con i guanti. A questo punto la guida ulteriormente accelera e noi dopo esserci trascinati per un certo tratto schiaffeggiandoci ed uccidendo centinaia di zanzare, la perdiamo di vista.
Vaghiamo per un po' tra nevi e pantani, poi al di là di uno degli innumerevoli laghi, sentiamo urlare. E' la guida che a grandi gesti ci fa capire che abbiamo sbagliato strada, allora tentiamo il ricongiungimento, ma è inutile, la guida non la rivedremo mai più.
Dopo molte peripezie ci appare infine in lontananza la strada, guadiamo un fiume e la raggiungiamo, di lì riusciamo a tornare all'albergo ed alla macchina.

14 luglio 1969 - Al Circolo Polare Artico (Norvegia)Passata Trondheim non vi sono più strade asfaltate: la strada che porta a Nord è tutta sterrata. Il 14 passiamo il Circolo Polare Artico. Nei giorni successivi possiamo fotografare il sole di mezzanotte.
Il 18 lasciamo Hammerfest in nave per andare prima ad Honningsvag e poi a Capo Nord. Allora infatti la strada non giungeva più a nord di Hammerfest.

17 luglio 1969 - Verso HammerfestPoco prima delle nove di sera siamo a Nordkapp. C'è un ventaccio freddo sempre pių intenso ma in compenso ancora tempo favoloso.
C'è un palo indicante il nord, un cippo e tanti bei precipizi. C'è pure una specie di rifugio ristorante. Tutti i posti sono occupati. A prezzo elevatissimo compriamo cartoline a mazzi.

Passata la mezzanotte e fatte le foto di rito si torna ad Honningsvag dove, alle tre di mattina, troviamo un locale aperto. Spettacolo insigne: in una stanza di circa 12 x 12 metri ci saranno una quarantina di persone tra marinai mezzi sbronzi, giovanotti e ragazze del luogo. Tutti schiamazzano.
Dopo aver chiacchierato con i tedeschi in latino, ci mettiamo a parlare con un marinaio spagnolo, vive qua, ricorda bene Napoli, Roma e soprattutto Genova e si parla di Barcellona, di Milano, della Norvegia, con lui ci sono anche dei norvegesi. Con lui parliamo in inglese e spagnolo e poi lui traduce in norvegese. Sono momenti un po' magici, non è dato né riaverli, né ricostruirli.

20 luglio 1969 - Accampamento lappone in FinlandiaInizia il lungo ritorno per la Finlandia e la Svezia. Il 21 di luglio siamo ancora in Lapponia e ci perdiamo la diretta della discesa dell'Apollo sulla Luna.
Il 23 siamo già a Stoccolma e qui incontriamo alcuni italiani nazionali di atletica leggera che sono arrivati da cinque giorni per una gara. Apprendiamo che il 30 ed il 31 a Stoccarda si avrà l'incontro Europa - America, chissà, se potremo, ci fermeremo a vederlo.

Per impiegare i giorni fino al 30, il 26 di luglio lasciamo la macchina in un parcheggio e prendiamo l'aereo per Berlino Ovest.
Il giorno dopo scopriamo che è possibile andare in metropolitana a Berlino Est e chiedere un visto provvisorio.

Impadronitici di una carta della metropolitana voliamo sicuri di coincidenza in coincidenza fino al posto di blocco.
Molto bello, nel sottosuolo di Berlino Est, è l'attraversamento di alcune stazioni risalenti alla seconda guerra mondiale ora sbarrate.
Le stazioni sono deserte. Tutto (le edicole vuote, le panchine, le sale d'aspetto) ricorda l'epoca prima della guerra, l'oscurità è totale, solo lame di luce scendono dai tombini delle strade, sul marciapiede alcuni vopo sono immobili in pieno assetto di guerra con un mitra tra le mani. Il treno le attraversa lentamente senza fermarsi.

Arriviamo infine in Friedrichstraße. Tre successivi posti di blocco comunisti. Già al primo cominciano le storie. Mi brancano mi squadrano, controllano tutto, danno fogli da compilare, ritirano passaporti e mi lasciano passare.
26 luglio 1969 - La Porta di Brandeburgo ed il Muro visti da Berlino OvestOra Sandro che viene respinto a furor di popolo. Niente da fare non può passare, la foto nel passaporto è troppo vecchia, non vedono alcuna rassomiglianza.
E qui provvidenziale arriva un italiano, è di Alghero, è simpatico: Paolo. A Berlino Ovest lavora, ma si reca spesso a Berlino Est dove ha la ragazza. Spiega tutto lui, Sandro dietro in coro: -E' una foto del '63 guardi il timbro- -Ja, Ja ma non passare- -Io sono io ecco la patente- -Ja, Ja ma non passare-.
Poi lo ripigliano, gli alzano i capelli, gli guardano le orecchie, il profilo, via gli occhiali, via i capelli dalle orecchie. Vanno dal capoccia a tradurre tutti i dati del suo passaporto. Torna. No passare. Paolo spiccona (in tedesco) alla fine vanno da un superiore e Sandro passa.

Siamo a Berlino Est. La gente ci guarda come se venissimo dalla luna, in particolar modo guarda i nostri capelli piuttosto lunghetti e le nostre barbe, Logicamente, di hippie non se ne vedono, tutti hanno la basetta sopra le orecchie.
Paolo ed io ordiniamo due birre, Sandro con voce squillante ordina ein Coca Cola (noto prodotto imperialista) allo sguardo strano del cameriere si affretta ad ordinare un'aranciata.

27 luglio 1969 - La Porta di Brandeburgo vista da Berlino EstAl ritorno però siamo soli: Paolo è rimasto con la sua ragazza a Berlino Est e così abbiamo ancora più difficoltà che all'andata.
I vopo ritirano i foglietti che ci avevano dato all'andata, dopo un po' mi riconsegnano il passaporto, poi passa il tempo, passano turisti, passano ore, quanto al passaporto di Sandro niente di niente. Poi giunge un vopo col passaporto di Sandro e la sua patente.
Lo guarda, gli tira su i capelli, gli osserva le orecchie (é una mania con le orecchie), Nein, nein e se ne va.
Passa il tempo, arriva un altro vopo tenendo in mano gli stessi documenti ci fa capire di sedere e aspettare, gli chiedo se parla inglese: nein.
Si devono consultare con un capoccia. Nei confronti di Sandro sono gentili, solo non lo lasciano passare. Finalmente arrivano in due, dicono che può passare, che per questa volta va tutto bene, che però loro considerano il suo passaporto non valido e non riconoscendolo Sandro è caldamente invitato a non ripresentarsi tanto presto ai confini della Germania Est.

Il 30 ed il 31 a Stoccarda assistiamo all'incontro di atletica leggera Europa - America, vinto dall'Europa, tra gli italiani vincono Dionisi e la Pigni.
Il 2 di agosto siamo finalmente a casa. E' stato un viaggio bellissimo e ci dispiace solo di non aver potuto trovare un passaggio marittimo a basso costo per le Svalbard.

Tra le persone che abbiamo incontrato, oltre al già citato Paolo di Alghero, ricordo due duplici incontri che hanno dell'incredibile: due ragazze di Viareggio incontrate a Capo Nord e ritrovate poi su di un traghetto fra la Danimarca e la Germania ed una coppia di romani, molto giovani, su di una Mini Minor incontrati dapprima a Narvik e poi più volte sulla strada per il nord e fortunosamente reincontrati a Stoccarda nell'ingorgo di macchine all'uscita dell'incontro Europa - America.

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Raid Transahariano

Nel 1970 niente raid automobilistico, Sandro ed io facciamo le vacanze ognuno per proprio conto. Io faccio un vacanza sub al Gargano con Roberto, un altro mio ex-compagno del Liceo, con cui stavo preparando gli esami di Ingegneria, facoltà alla quale si era iscritto anche lui.

Per il 1971 però Sandro ed io vogliamo preparare un viaggio che sia qualcosa di veramente speciale. Si comincia ad organizzarci molto tempo prima scrivendo a moltissimi enti del turismo ed ambasciate, esaminando carte geografiche ed orari marittimi, leggendo libri e resoconti di viaggi.

Per un po' si parla di India, poi si studiano anche le strade dell'Egitto ed il percorso da Uadi Alfa a Karthoum ma non lì è possibile fare un giro ad anello. Poi, finalmente, si individua il percorso ideale: si costeggia il Mediterraneo occidentale fino in Marocco (percorso che conosciamo già), si attraversa tutto il Marocco, si entra nel Sahara Spagnolo, si fa un pezzetto di Mauritania e si è in Algeria dove si arriva fino a Tamanrasset che è al centro del Sahara nel massiccio dell'Hoggar e poi si risale fino in Tunisi dove si prende un traghetto per la Sicilia.

Farlo in estate è abbastanza assurdo e si decide quindi di partire in inverno. Nell'estate del 1971 faremo poche vacanze per avere poi la possibilità di essere liberi per un mese e più a cavallo di Natale.
Abbiamo così quasi un anno per i preparativi che sono stati tanti e veramente minuziosi.

Quando eravamo stati a Capo Nord avevamo la speranza di proseguire per le Svalbard ed anche in questo viaggio c'era una possibile meta oltre all'arrivo a Tamanrasset ed era di proseguire verso sud fino ad Agadez in Niger.
Sapendo però che si trattava di una pista pericolosa non pensavamo affatto di correre dei rischi ma speravamo di trovarci a Tamanrasset nei giorni in cui vi giungeva anche un'altra spedizione italiana, composta da parecchi mezzi, e di poter fare la traversata assieme.

Dicembre 1971 - Ultimi preparativi prima della partenza del Raid TransaharianoIl pericolo infatti non era nella pista in sé ma nel fatto che i camion che facevano questo percorso si spostavano a destra e a sinistra della pista che quindi consisteva in fascia larga alcuni chilometri fatta di tante tracce alcune delle quali non conducevano a nulla essendo solo gli ultimi segni di qualche prospezione geologica o cose simili.
Chi avesse sbagliato traccia e fosse rimasto bloccato ai margini della pista correva il rischio che i pochi mezzi che passavano proseguissero oltre senza accorgersi di nulla.

Questo fu quello che successe, non molto tempo dopo il nostro ritorno, ad una macchina di italiani che morirono tutti di sete. La cosa fece molto scalpore e quando furono ritrovati a pochi chilometri dal confine fra Algeria e Niger, i giornalisti scrissero che erano morti a pochi chilometri dalla salvezza.
In realtà, come ben sapevamo, né l'Algeria, né il Niger si sognavano allora di tener qualcuno nel deserto a guardia di una linea presente solo sulle carte geografiche. I controlli doganali venivano fatti alla partenza da Tamanrasset per gli algerini e all'arrivo ad Agadez per il Niger.

Alla fine di novembre del 1971 eravamo quasi pronti, questa volta saremmo andati con il Maggiolone Volkswagen di Sandro sul quale avevamo fatto fare vari lavori di adattamento, compresa una modifica ai sedili per potervi dormire dentro così come facevamo nel 1100 R dei precedenti viaggi.
Avevano fatto parecchie vaccinazioni e raccolto tantissime informazioni, compreso persino il nome della guida di Agadez che sapeva dov'era il Cimitero dei dinosauri scoperto pochi mesi prima.

Sulla Gazzetta di Ferrara era uscito un bell'articolo (scritto da Sandro) sul nostro prossimo viaggio. L'itinerario definitivo che avevamo deciso era questo: Tangeri - Rabat - Casablanca - Marrakech - Agadir - Goulimine - El Aaiun - Tindouf - Hamaguir - Adrar - Reggane - In-Salah - Tamanrasset - In-Salah - El Golea - Biskra - Costantina - Tunisi.

6 dicembre 1971 - Si fa rifornimento prima di affrontare Passo Port d'Envalira sotto una tormenta di neve ad AndorraDopo estenuanti preparativi il 3 dicembre 1971 siamo pronti a partire. Abbiamo però ancora alcuni aspetti burocratici da chiarire a Milano dove ci fermiamo a casa dei nonni di Sandro.
Qui, al consolato spagnolo, abbiamo la sorpresa di essere informati della presenza di guerriglieri nel Sahara Spagnolo e della possibilità di trovare la frontiera chiusa. Allora nessuno in Italia aveva mai parlato di guerriglieri indipendentisti nel Sahara Spagnolo e solo parecchi anni dopo uscì, su Famiglia Cristiana, il primo articolo dove si parlava del Fronte Polisario.
Conosciamo un possibile percorso alternativo che evita il Sahara Spagnolo e la Mauritania, seguito, poco tempo prima, da una Opel giardinetta con roulotte al seguito, ma ci dispiacerebbe dover ridurre l'itinerario previsto.

Il 5 dicembre si riparte da Milano, alla sera siamo quasi a Montpellier e nonostante il freddo e la neve, proviamo i nuovi sedili del Maggiolone dormendo in macchina in quello che è molto simile ad un bivacco in alta montagna.

Il giorno successivo decidiamo una deviazione per poter sciare sui Pirenei. Arrivati a Col de Puymorens a 1915 metri di altezza ci troviamo in piena tormenta di neve con trenta centimetri di neve fresca sulla strada.
Sembra impossibile che il Passo di Port d'Envalira alto ben 2407 metri possa essere aperto comunque proseguiamo fino alla frontiera con Andorra dove i centimetri di neve sulla strada sono ormai quaranta.

Qui ci viene detto che alcuni spazzaneve cercheranno di condurre una colonna di auto e camion al di là del passo. Ci aggreghiamo anche noi ed incredibilmente riusciamo a superare il passo in piena tormenta di neve.
Alla sera siamo all'Hotel Bruxelles di Soldeu dove mangiamo degli ottimi piccioni ripieni. Alle dieci però nevica ancora.

Il giorno successivo, martedì 7 dicembre 1971, il cielo è coperto ma non nevica più. Dedichiamo la mattinata allo sci ed al pomeriggio siamo ad Andorra La Vella.
Verso sera ci dirigiamo al confine spagnolo. Sulla strada, da pochi chilometri, non c'è più neve ed abbiamo smontato le catene.

Siamo in un tratto dove la strada corre tra due muraglie di pietra e proseguiamo a velocità moderata, quando, nelle specchietto retrovisore vedo una macchina che arriva veloce e si appresta a superarci.
Nel momento in cui la macchina non è più visibile nello specchietto ma ancora non è davanti, Sandro, che è girato verso di me, mi grida Attento e contemporaneamente vedo un'auto mettersi di traverso davanti a me e schiantarsi contro la muraglia di pietra alla mia destra.
La nostra macchina è ormai priva di controllo, vedo la muraglia di pietra alla nostra sinistra venirmi incontro a tutta velocità. Bado solo a tenermi ben stretto al volante quando avviene l'impatto violentissimo.

Nonostante tenga il volante con tale forza che alla fine risulterà piegato a V, picchio con il petto contro il piantone del volante e rompo gli occhiali sbattendo contro il parabrezza ma comunque ne esco senza gravi danni, anche Sandro, che si è tenuto al maniglione che c'era sul davanti nel Maggiolone, ha preso varie botte ma è incolume.
Come si vedrà poi, l'altro autista andava ad alta velocità sull'asfalto bagnato benché avesse ancora le catene montate, ha perso il controllo della sua vettura mentre ci sorpassava, ci ha toccato buttandoci contro il muraglione di destra dove si è spezzato il nostro sterzo dopo di che abbiamo fatto un frontale col muraglione di sinistra.

Arriva la polizia che ci porta all'ospedale dove ci visitano, ci spennellano i vari tagli e taglietti che abbiamo con un disinfettante che ci colora di rosso e poi ci dimettono.
Veniamo accompagnati in un albergo di Andorra La Vella dove rimaniamo vari giorni. Le due macchine vengono portate in un garage e successivamente le andiamo a vedere.

Il nostro urto è stato violentissimo tanto che il portapacchi, per la forte decelerazione, ha spezzato le zampe che lo tenevano al tetto ed è schizzato via.
Dell'altra macchina quello che fa impressione è lo sportello dalla parte dell'autista che è arrotolato come il coperchio di una scatola di sardine.

Il nostro viaggio più bello è così saltato ma almeno non ci siamo fatti nulla di grave nonostante il Maggiolone non avesse le cinture di sicurezza che invece erano installate sul 1100 R che avevamo utilizzato nei precedenti viaggi e che usavamo sempre.
Chi c'era venuto addosso era sopravissuto ma si era ferito gravemente in quanto era stato sbalzato fuori della macchina e poi travolto dalla sua stessa auto. Aveva molte costole rotte ed un polmone bucato dalle sue stesse costole.

Dopo qualche giorno rientravamo tristemente in aereo in Italia. Nel settembre dell'anno successivo, con l'eroico 1100 R dei primi viaggi, tornavamo per pochi giorni ad Andorra per sistemare le varie pratiche burocratiche e ricuperare quanto possibile di quello che era rimasto nella macchina distrutta.

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Puffins' Raid

La prima e più eroica fase dei grandi raid automobilistici era terminata con lo schianto contro i Pirenei e per molti anni non ho più fatto grandi viaggi in automobile.
Nel 1972 ha fatto una vacanza sub nel sud dell'Italia ed in Sardegna, nel 1973 mi sono laureato, nel 1974 e 1975 ero militare, nel 1976 ho cambiato lavoro proprio il due di agosto facendo così saltare la vacanza a Filicudi già organizzata e nel 1977 e 1978 mi sono dedicato di nuovo alle attività subacquee rispettivamente a Capraia e a Linosa.

Nel 1979 ero pronto a partire per un nuovo, lungo, viaggio in automobile.
Molte cose erano cambiate: non ero più uno studente ma lavoravo già da vari anni ed avevo una Golf GLD che mi ero comprato con i miei soldi. Inoltre il viaggio non sarebbe più stato con Sandro ma con una ragazza, mia amica.

Non essendo più degli studenti squattrinati, le condizioni del viaggio sono state molto meno spartane di quelli precedenti ma per gli oltre ottomila chilometri percorsi e per il fatto che abbiamo dormito quasi sempre in tenda, il viaggio può onorevolmente essere chiamato un raid.

Partiamo il 23 di giugno e passando per Svizzera, Germania, Francia, Lussemburgo e Belgio, siamo in Gran Bretagna tre giorni dopo.
Passando per Stonehenge ci dirigiamo verso il Galles dove rimaniamo stupiti dal contrasto fra le zone minerarie dell'interno e la bellezza delle località costiere. Si arriva fino ad Aberdaron che la guida del Touring definisce il più remoto villaggio del Galles e che ci piace molto.

La mattina del 29 siamo a Caernavon, si riparte e poco dopo lasciamo il Galles. Attraversiamo tutta la regione del Lake District. Il primo tratto fino a Windemere è simile alla Svizzera. Dopo Windemere il paesaggio cambia moltissimo ed è molto, molto, bello. Sembra alta montagna ma con in più macchie di alberi frondosi, ci sono anche isolotti coperti da verdissimi prati e qualche albero.
Finita poi la regione dei laghi che apprezziamo molto, si passa Carlisle e si è in Scozia! Tre metri dopo il confine c'è Gretna Green, dove si sposavano, contro la volontà dei genitori, le coppie fuggite dall'Inghilterra.

Ad Edimburgo ci fermiamo alcuni giorni perché qui c'è un'amica della ragazza che mi accompagna e che sta trascorrendo qui le sue vacanze estive per migliorare il suo, già ottimo, inglese.
Al Tourist Information troviamo un'ottima e minuziosissima guida che si chiama Explore the Highlands and Islands e che ci permetterà, nei giorni seguenti, di scoprire i posti più belli e curiosi della Scozia.

5 luglio 1979 - Andrea Cavallari si prepara ad una immersione subacquea a Port Mor vicino ad Oban in ScoziaNei giorni successivi costeggiamo la parte occidentale della Scozia con alcune puntate nelle isole delle Ebridi interne. Visitiamo Bute, passiamo Oban dove faccio una immersione sub vedendo varie cose interessanti ma anche un fondale molto tetro, dove tutte le alghe sono sul marroncino.
Il sette di luglio siamo a Skye che ci piace moltissimo ma il giorno successivo il tempo peggiora moltissimo e veniamo investiti da una bufera di vento e pioggia. Si decide allora di spostarci sul lato orientale della Scozia dove il tempo sembra essere migliore.

Utilizzando la nostra ottima guida, abbiamo visitato numerosi siti preistorici molto interessanti fra i quali il remotissimo Dun of Creich che la guida definisce vitrified fort e che mi interessava particolarmente perché, nei libri di Peter Kolosimo, si parlava dei misteriosi forti vetrificati della Scozia e dell'Islanda.
Per altro non trovo nulla di misterioso in questo sito, pur molto bello e curioso, e penso che il termine vitrified dipenda dal tipo di rocce utilizzate, si tratta infatti di scisti ricchi di pagliuzze brillanti.

Il 10 arriviamo a John O'Groats all'estremità nord della Scozia. Il giorno dopo splende un sole bellissimo e, per la prima volta, caldo. Si va alla spiaggia di Dunnet Bay. Il posto ricorda il film Un mercoledì da leoni ed è proprio mercoledì, allora decido di fare una cosa folle: faccio il bagno in costume!
Mi metto il costume, inauguro una magliettina rossa comprata a Ferrara e chiedo alla mia compagna di viaggio Sono bello? Un anziano scozzese lì vicino risponde: Non ho visto mai nessuno più bello di te. Rimaniamo stupiti ma parlando ci spiega che è stato in guerra due anni in Italia e sa l'italiano.
Si chiacchiera qualche minuto poi vado in spiaggia. L'acqua è gelida ma un po' alla volta si fa l'abitudine. Riesco a bagnarmi tutto!

Il 12 visitiamo le isole Orcadi che sono estremamente interessanti ed il 13 c'è il fatto che dà il nome a questo Raid.
Bisogna infatti sapere che la nostra guida elenca anche i posti dove osservare gli uccelli selvatici e quali. In pochissimi di questi è possibile vedere i puffins cioè i pulcinella di mare. Si tratta di un animale molto buffo e simpatico che mi piacerebbe molto vedere. L'unico fra questi posti che non sia su di una isoletta sperduta è la punta di Faraid Head.

Ci si ferma così a Balnakeil Bay, in una spiaggia incredibile, lunghissima e rosso mattone. Io, da solo, mi avvio verso Faraid Head la punta terminale della baia. Cammino a lungo sulla spiaggia e poi fra rocce e prati erbosi.
Dopo una marcia lunghissima tra panorami bellissimi, mi avvicino a Faraid Head senza aver visto puffini. Ci sono moltissimi gabbiani e per difendere i loro pulcini, mi ronzano tutti intorno alla testa.
Arrivo proprio sulla punta e vado su alcune rocce sporgenti per riprendere almeno qualche gabbiano. E lì cosa vedo? Due puffini!! Bellissimi, in piedi come pinguini. Li riprendo da varie angolature, tutte simili perché non so volare! Poi uno vola via e l'altro si accuccia. Riprendo anche lui e torno poi alla macchina con un'orrida marcia attraverso prati dove vedo fuggire davanti a me decine di conigli selvatici.

Si riparte e si inizia ad andare verso Sud, tra paesaggi incredibili e estremamente selvaggi e deserti. Per un problema di orari dei traghetti salta una escursione alle Ebridi esterne e così faccio un'altra immersione sub in una spiaggetta molto carina. Trovo solo meduse, meduse di tutti i tipi, alcune di dimensioni enormi. Molte hanno una raggiera di tentacoli finissimi e lunghi anche qualche metro. Una è simile alla fisalia ma non galleggia.

Il 16 siamo ad Edimburgo, il 18 a Londra ed il 22 a casa. L'anno successivo facciamo una vacanza in Corsica che, per la quantità di chilometri macinati sull'isola su strade spesso strettissime e ripide, meriterebbe anch'essa il titolo di raid ma, dato che le avventure più grosse le abbiamo avute sul gommone che avevamo con noi, le racconterò nella pagina sulle mie attività subacquee.

Quelle del 1980 sono state le ultime vacanze da single. Successivamente ho fatto lunghi viaggi automobilistici anche con la famiglia ma ne parlo nella pagina chiamata Grandi Vacanze

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