Sono nato nel settembre del 1949 al numero 85 di Corso Porta Reno a Ferrara in una casa che è stata abbattuta alla fine degli anni 50 per allargare la strada. L'idea di allargare questa antichissima via medievale di Ferrara è stata poi abbandonata ed al posto della casa è rimasto per circa quarant'anni uno spiazzo vuoto.
Prima che venisse costruito il palazzo che vi sorge attualmente, in questa area venne effettuato, nei primi anni 80, un interessante scavo archeologico condotto dai Musei Civici di Arte Antica e dall'Università di Oxford con importanti ritrovamenti fin dal periodo altomedievale. Lo scavo ha dimostrato che Corso Porta Reno (che fino al 1796 si chiamava Via di San Paolo) ha un'origine antichissima e rappresentava l'asse trasversale della città basso medievale.
La casa in cui sono nato io era stata costruita nel 1863-64 al posto di alcune vecchie case. Immagino che si siano sfruttate le fondamenta più antiche perché ricordo che, sotto alla casa, vi erano delle cantine con i corridoi straordinariamente bassi e degli ampi vani con il soffitto a volta.
Gli studi hanno trovato che in questo punto, fin dall'epoca altomedievale, si sono succedute delle costruzioni partendo da quelle più antiche, costruite con pali angolari di sostegno conficcati nel terreno, che probabilmente non erano delle abitazioni bensì delle tettoie aperte ai lati, per arrivare alle case in muratura e per ultima, a quella dove sono nato io.
Nei primi anni di vita ho giocato più che altro i miei cugini. Le occasioni che ho avuto di conoscere altri bambini le ho avute frequentando la Parrocchia di San Paolo a Ferrara.
La chiesa di San Paolo era praticamente davanti a casa mia ed allora era parroco Don Calessi. Ho frequentato la Parrocchia specialmente per la preparazione alla Cresima (celebrata il 26 maggio 1957) e alla Prima Comunione (celebrata nel giugno del 1958).
Abitando al terzo al piano non avevo occasione di correre e giocare all'aperto per cui venivo accompagnato spesso ai giardini pubblici. Le Mura di Ferrara, che ora sono uno stupendo polmone verde per la città, erano allora in uno stato di grande abbandono, mancavano i parapetti e l'erba era alta. Solo qualche volta sono stato accompagnato sui baluardi dove i ragazzini giocavano a pallone.
Essendo però più piccolo degli altri ragazzini, tutto quello a cui potevo aspirare era giocare come secondo portiere, cosa che non mi piaceva affatto. Non si pensi infatti alle regole attuali: allora il secondo portiere era un ragazzino, messo una decina di metri dietro alla porta (che era formata da due mucchi di cappotti e cartelle), col compito, in caso di goal, di fermare il pallone che rischiava altrimenti di cadere giù dalle mura, dato che, sui baluardi, non vi era parapetto.
Molto di più mi piaceva andare al Parco Massari che era il parco pubblico più vasto di Ferrara. Qui correvo felice qua e là cercando i ricci degli ippocastani e le ghiande delle querce. Sudavo però terribilmente, come del resto anche tutti gli altri bambini, perché allora la moda femminile imponeva alle donne dei vestitini leggeri in cotone che lasciavano le spalle completamente scoperte, per cui le mamme, stando sedute su di una panchina all'ombra, sentivano fresco e facevano quindi indossare dei golfini ai malcapitati figli che invece correvano sotto il sole.
Per questo risi molto quando, anni dopo, sentii una scherzosa definizione di maglione: il maglione è quell'indumento che i bambini indossano quando le mamme hanno freddo.
Il Parco Massari era molto bello ma inesorabilmente piatto, solo in un punto c'era un mucchio di terra pressata alta poco più di un uomo (chiamarlo montarozzo sarebbe già eccessivo) e mi piaceva molto salirvi di corsa per poi scendere altrettanto velocemente. Molti anni dopo sono stato, per alcuni giorni, in campeggio a Stoccolma e nel prato vicino alla nostra tenda c'erano alcune rocce tondeggianti sulle quali mio figlio (che allora aveva dieci anni) si divertiva a salire per poi scendere di corsa.
La cosa mi ha ricordato quando io facevo lo stesso da bambino al Parco Massari e prima di partire ho voluto rifarlo anch'io. Quando l'ho raccontato a dei ferraresi, mi hanno detto che il mucchio di terra al Parco Massari c'è ancora ed anche oggi i bambini si divertono a salirvi per poi scendere di corsa.
Quando ero bambino mia zia Ada Cavallari, sorella di mio padre, viveva con noi. Era maestra elementare e a quell'epoca insegnava presso la scuola del Barco.
La scuola si trovava in mezzo ai campi e vi si arrivava facendo un tratto in autobus ed un tratto a piedi per un sentierino che tagliava i binari della linea Bologna - Venezia e dove si doveva attraversare con molta attenzione.
Il divertimento dei maschi era di porre per il lungo dei chiodi sui binari per poi ricuperarli quando, dopo il passaggio del treno, erano ridotti ad un sottile lamierino a forma di T.
Le femmine invece si divertivano ad intrecciare dei piccoli cestini utilizzando le erbe che raccoglievano nel cortile attorno alla scuola.
Io ero molto piccolo e non andavo ancora a scuola ma qualche volta mia zia mi ha portato con sé tenendomi nella sua classe. Ricordo particolarmente le bambine della quinta (che a me sembravano grandissime) che mi accoglievano con gioia e che nell'intervallo mi coccolavano quasi fosse un bambolotto gigante animatosi miracolosamente.
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